Grazie Bloomberg. I complottisti non ci interessano. Le foto i video raccapriccianti nemmeno. Ma sapere che il Nemico Pubblico Numero Uno degli States - la cui famiglia prima dell'11/9 comprava azioni dei carrarmati con cui Bush avrebbe fatto tante guerre - non beveva la Mecca Cola (come i puristi), ma comprava l'americanissima Coca Cola (a litri) e acquistava Nestlé e le miglior occidentalissime marche di shampoo, ecco: questo sì che sfata, per sempre, l'immagine del terrorista! Altro che "duri e puri"... tutti vittime del Marketing!
Sarà stato anti americano, come tanti..., ma He bought American come un protezionista del Midwest. Comprava marche occidentali. La Globalizzazione aveva vinto prima in casa sua. A questo punto, va riscritta un po' la storia. La Mecca Cola al popolo, la Coke al capo-popolo. No, non era no-global...
Il blog Vecchiefarab(r)utte è dedicato a tutte le donne (e cyber-attiviste) che in Italia quotidianamente subiscono (o avvertono) discriminazioni in base al sesso e sono sottoposte alle (dis)pari opportunità
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giovedì 5 maggio 2011
Globalization/ Bin Laden beveva Coca Cola e latte Nestlé
lunedì 2 maggio 2011
Su Twitter lo scoop è per caso. Ma che scoop 2.0!
Inconsapevolmente, per caso, un paio di Tweet hanno battuto sul tempo i giornalisti blasonati. Ma il giornalismo non è una gara al foto-finish. Niente di male, chi usa i social media non vive nessuna contrapposizione con l'Old journalism dalle "suole consumate", anche se c'è chi ancora vuole mettere i puntini sulle i. E ce li metta, pure. Insomma, redazioni di carta e online, devono convivere e non farsi la guerra. Però "diamo a Twitter quel che è di Twitter". Ai giornalisti della carta stampata spetta l'approfondimento, la contestualizzazione e tanto altro lavoro (a partire dalla verifica delle fonti): quel fil rouge che ci porta ogni mattina all'edicola (digitale o reale o sull'aggregatore di News). Twitter è agile e veloce, dà un Input (a cui il giornalista deve aggiungere la cornice e la profondità dello sguardo, il backstage, e tutto quello che manca all'instantanea del Tweet). E' così che va il mondo. Ma anche il "netizen journalism" dello scoop per caso, non prendiamolo ingiro: sarà naif, ma non va più sottovalutato. Lo abbiamo già visto migliaia di volte, soprattutto con le bombe del 2005 a Londra (prima su Flickr che su Reuters) o quelle a Madrid. O ancora con WikiLeaks. L'online è un nuovo media, intrigante e fotonico, ma si integra benissimo con i vecchi media: purché non lo snobbino ;)
Però ai giornalisti chiediamo: non taroccate le immagini. Photoshoppare non serve a nessuno, anzi, fa solo male alla libertà di stampa, alla nostra fiducia nei media mainstream eccetera. Lo stanno capendo anche le belle donne sulle copertine patinate...
PS: In molti giornalisti hanno ucciso OBama invece di Osama, per errore di digitazione. Capita, ma immagino che Barack abbia toccato ferro!
Però ai giornalisti chiediamo: non taroccate le immagini. Photoshoppare non serve a nessuno, anzi, fa solo male alla libertà di stampa, alla nostra fiducia nei media mainstream eccetera. Lo stanno capendo anche le belle donne sulle copertine patinate...
PS: In molti giornalisti hanno ucciso OBama invece di Osama, per errore di digitazione. Capita, ma immagino che Barack abbia toccato ferro!
- ManteBlog: Ho visto Osama su Twitter
- ITespresso.it: Su Twitter lo scoop della fine di Bin Laden
- Reuters: Raid against Osama bin Laden captured on Twitter
- Bbc: Bin Laden raid was tweeted live
- ITespresso.it: Da PowerPoint al Pulitzer
- Gizmodo.it: La prima foto di Bin Laden morto è un falso
- Gizmodo Usa: Obama Killed Before Osama Thanks to Media Typos
- Repubblica.it: BLOG Ma davvero Osama l'ha fatto fuori Twitter? di MARIO TEDESCHINI LALLI
- l'Espresso: Viviamo nel secolo delle bufale? di Umberto Eco
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