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venerdì 10 dicembre 2010

Sarah Palin spara a un caribou e si crede femminista. Ma a me piace il sorriso dolce di Liu Xiaobo!

Esiste un Femminismo malato? Esistono tanti tipi di "femminismo": quello ingenuo delle ragazze, il femminismo militante degli anni d'oro, il femminismo degli "entusiasmi lenti delle belle addormentate" (è una libera interpretazione tratta da Fabrizio De Andrè), esiste il femminismo con il suo collezionismo intellettuale di parole complicate, ma anche il femminismo di strada del Riot Grrrl delle bad girls anni '90 (che non ebbe grande fortuna, ma sicuramente ha inspirato tante Cyber-hacktivist che oggi fanno il tifo per Julian Assange e/o WikiLeaks o la nuova Openleaks). Quando vedo Sarah Palin, madre di tanti bambini, sparare a un indifeso caribou, penso a mio figlio che inorridirebbe al solo pensiero... E penso che l'indubbio femminismo di Sarah Palin sia davvero un femminismo malato.

Ma oggi dedico questo post a un uomo (e alla sua coraggiosissima moglie!): Liu Xiaobo. La cui sedia vuota alla consegna dei Nobel a Stoccolma grida più delle urla nel silenzio. Un uomo il cui divieto di parlare assorda più dei sassi scagliati contro i vetri infranti della Rolls Royce di Carlo d'Inghilterra, travolto dalla rabbia studentesca. Un uomo il cui sorriso francescano ci ricorda che la democrazia ha tanti limiti, eccome!, ma è pur sempre una conquista preziosa per troppi individui, incarcerati nel mondo soltanto per il loro pensiero libero o la loro voglia di sognare. Il Nobel a Xiaobo è un messaggio di speranza per tutti coloro che, nel silenzio e nella fatica quotidiana, lottano per la libertà di espressione nel mondo.

Liu Xiaobo, autore di Carta '08, rappresenta la promessa di una Cina più libera, umana e capace di spiccare il volo nell'immaginario globalizzato: anche Mister Foxconn lo capirà?

sabato 9 ottobre 2010

Il dissidente Liu è nei nostri cuori e nelle nostre menti: Brava Svezia per il Nobel al dissidente cinese!

Liu Xiaobo, autore di Carta 08, prigioniero e cyber-dissidente della prima ora, non sa di aver vinto il Nobel per la Pace. Vive in una bolla e rischia torture in carcer ogni giorno, ogni ora, per ciò che pensa o ciò che ha scritto. Ma per ogni Liu in carcere, in Rete c'è un cyber-dissidente, la cui libertà d'espressione è "compressa", violentata e silenziata; la cui libertà di movimento è schiacciata da un regime di terrore. Anche fuori dalle prigioni cinesi la libertà di ogni cyber-dissidente cinese è appesa a un filo: Liu sa che blogger meno famosi di lui rischiano come lui il carcere e le torture (vere, non virtuali) per provare a collegarsi a Twitter o ad effettuare ricerche online sulle parole-tabù (Tienanmen, democrazia eccetera: sono keyword che non passano la Grande Muraglia del Great Firewall cinese, costruito da Pechino con la complicità dei Big dell'IT occidentali). Ecco perché è importante il Nobel a Liu Xiaobo, che è in carcere solo per i suoi scritti.

Mi occupo di cyber-dissidenti dagli anni '90 e per lavoro dal 2004: la Cina è maglia nera, come l'Iran e la Birmania, nelle classifiche dei paesi che esercitano non solo la cyber-repressione, ma anche la tortura in cercere e la pena di morte.

Mentre Wen Jiabao è in Europa e fa shopping ad Atene aprendo il portafoglio a un'Europa in difficoltà economica, bene ha fatto la Svezia a ricordagli che il liberismo senza liberalismo (cioè la libertà economica senza le altre libertà) fanno della Cina un campione monco. Una suuperpotenza a metà. La Cina, liberista in economia ma protezionista nella difesa della propria moneta e totalitarista in tema di libertà individuali, non sarà mai la prima Potenza (morale) al Mondo: sarà soltanto un "monstrum". Come Sparta o la Persia apparivano all'Atene democratica di Pericle.

E la Svezia, conferendo a Liu Xiaobo il Premio Nobel, ha ricordato a noi, a Jiabao e alla Potenza emergente (anzi, bell'emersa) del G2 che l'Europa tifa per la democrazia, per le libertà individuali e per "Atene". Meglio essere un po' più poveri e austeri, ma liberi, che ricchi e schiavi di un sistema! Grazie a Liu Xiaobo per ciò che ha insegnato a noi cyber-hacktivist in questi anni: il suo terribile "sacrificio" è una ferita e il suo esempio un faro per tutti noi. Meglio il Nobel a Liu Xiaobo che un ipotetico Nobel a Internet...

M.C.