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mercoledì 13 novembre 2013

Le competenze nella scuola pubblica

Perché mio figlio fa 25 minuti a piedi, invece di 5 per andare a scuola? Perché la ScuolaSottoCasa non è come la ScuolaPubblica che abbiamo scelto. Perché le competenze e i meriti dei docenti di una scuola non sono un optional. Paghiamo tante tasse, ma non dobbiamo subire da sudditi ciò che non va. I genitori devono poter scegliere le scuole, i professori migliori. Perché chi studia di più, fa tanti compiti, tante interrogazioni, tante verifiche; è vero: fa fatica, ma avrà migliori Pari Opportunità da adulto. Se troviamo insegnanti inadeguati o poco competenti, è un danno a spese dei nostri ragazzi, ma soprattutto un'ingiustizia per chi ha meno chance nella vita. Per chi non ha genitori laureati o non in grado di pagare lezioni private (spesso, in nero, il che è vergognoso).

martedì 21 febbraio 2012

Meritocrazia/ Da ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo i suoi bisogni

Mettiamo le mani avanti: La trasparenza, la glasnost, è sempre un ottimo metodo. Sempre. Ma nei paesi anglosassoni l'Open gov assume un "significato" alto: negli USA e in UK non si piange miseria, ma al contrario si leggono i "numeri dei ricchi e potenti" senza assurdi "sensi di colpa" (privi di significato!), ma come esempi di "emulazione positiva": "Ehi, guarda, se studi - fai carriera, potrai diventare uno del Club". Just do it!

In California si assiste alla "processione laica" a vedere la casa in cui è vissuto Steve Jobs a Palo Alto. Lì non è "populismo", lì non è voyeurismo. Significa: "Ehi, se sarai geniale e se crederai in ciò che fai, il nostro sistema meritocratico ti aprirà le porte della ricchezza". Stay hungry, stay foolish significa: puoi sbagliare, cadere, ma puoi rialzarti, se hai buone idee, e perfino acciuffare il "successo".

Da noi? In queste settimane in Italia abbiamo visto la "processione dei cretini" (chi si fa fotografare con la Concordia alle spalle, e poi posta l'immagine del macabro ricordo su Facebook... Non un reportage sulla Cocordia, ma una foto "in posa" con la nave, in cui sono morte decine di persone, sullo sfondo). Dunque, urge fare differenze.

In Italia la doverosa e meritoria pubblicazione on line dei redditi dei ministri, finirà nell'ideologia? "(...) Quella trasparenza si fa improvvisamente opaca. L’amaro contrappasso, vittimista e piagnone, del populismo senza popolo"?

Speriamo di no: quando guadagnare tanto è frutto di meritocrazia, non c'è ideologia che tenga. Studiare di più, lavorare un po' di più, "arrivare": sono la naturale aspirazione delle donne e degli uomini che faticano, sudano ma poi raggiungono i risultati.

Se la Grecia è finita a un passo dal Default è perché ha falsificato i conti (ha truffato i compagni d'avventura!), ha permesso il lassismo fiscale (leggi: evasione a go-go a favore dei "soliti noti"), non ha creduto nella meritocrazia, non ha incentivato l'ascensore sociale, ma la "furbizia di massa". La Grecia ha reso i ricchi più ricchi, ma condannato all'estrema povertà - e devastato - la classe media!

Chi merita e guadagna, diventa un "faro" per quegli altri? Non importa che sia d'esempio, ma di sicuro chi merita e guadagna crea economia virtuosa. Nei paesi anglosassoni è così. In Italia ai tempi di Lorenzo de' Medici, in cui il Mecenate premiava gli Artisti migliori, prosperava una sana competizione per emergere. Per fortuna, da allora, la democrazia ha fatto passi in avanti per consentire a tutti (e non solo a un manipolo di "fortunati") di "partecipare". Gli italiani, che faticano - studiano - lavorano tanto, devono sperare in una vera meritocrazia. Perché le Pari Opportunità sono un diritto inalienabile, affinché la gara sia aperta a tutti: che vinca il migliore! È dai tempi delle Olimpiadi che funziona così. Ce lo hanno insegnato gli antichi greci: non è "ideologico", "neo liberismo", ma sono princìpi che regolano le aspirazioni più alte dell'umanità.

Ciò che è importante è salvaguardare al massimo grado - e con rispetto di tutti - le Pari Opportunità: devono poter partire tutti dallo stesso gradino (senza privilegi medievali o diritti acquisiti o di nascita!), per poi fare - ognuno - la propria corsa. Che vinca il migliore! Ma noi - a differenza di Lorenzo de' Medici - offriremo a tutti, nessuno escluso, la possibilità di correre e di fare la propria gara (soprattutto senza buttar giù dalla Rupe Tarpea chi non sa correre: siamo per l'e-/inclusion, senza se e ma! Chi non sa correre, avrà senza dubbio altri talenti da sviluppare)

Da ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo i suoi bisogni. (Karl Marx)

giovedì 16 febbraio 2012

RISPOSTA (lunga) a Beppe Severgnini: L'indice H e l'ascensore sociale

I "figli di" sono posti di fronte a un bivio: entrare nella "casta dei figli di", sotto l'ala protettrice dei genitori, oppure fare carriera unicamente sulle proprie gambe. Il fatto che un "figlio di" sia un genio, non rende nessuno rosicone: vuol dire solo che il "figlio di" è figlio dei suoi genitori, ha ereditato come corredo genetico il meglio, ma soprattutto ha respirato fin dalla "pancia della mamma" il profumo della cultura, la dialettica dell'intelletto e la fragranza dei saperi. Insomma, il "figlio di", se è in gamba, ha fatto solo il suo dovere di figlio, il figliolo che dà soddisfazioni vere ai genitori. Quello che tutti noi, in cuor nostro, in fondo in fondo..., vorremmo avere. Tutti ci auguriamo che i figli di Bill Gates e Steve Jobs siano all'altezza dei loro - geniali - padri. Ma se succederà sarà una "non notizia". La notizia sarebbe invece se i figli dei filantropi Bill e Melinda Gates, diventassero "xenofobi", "tirchi", perfino tossici. Ci stupiremmo invece se i figli del compianto Steve Jobs fossero dei "ragionieri senza voli pindarici", dei "secchioni senza cannabis" oppure si comportassero come il perfettino Bill Gates di 30 anni fa...

Gentile dott. Severgnini, che Silvia Deaglio sia "quattro volte sopra la media per l'indice H" (numero di lavori scientifici in rapporto al numero di citazioni ricevute), dimostra solo che la professoressa lavora con i migliori team di ricerca a livello internazionale (e chi ne dubitava?) e che la docente (Associato) è davvero in gamba, essendo ammessa in questi gruppi di ricerca (e chi ne dubitava?).

Gentile dott. Severgnini, nessuno mette in dubbio la bravura, se non la genialità di certi "figli di". Ma qui vanno messi in discussione due concetti: uno, la "fabbrica dei curricula" (che fa sì che il "figlio di" entri nei migliori team, sia grazie alla bravura conclamata sia grazie alle entrature e conoscenze giuste: cose che ad alcuni talentuosi sono precluse); secondo, il fatto che i "figli di", proprio PERCHÈ bravissimi, talentuosi e pieni di capacità, possono permettersi di lasciare il "posto fisso" ad altrettanti ricercatori eccellenti - talentuosi - meritevoli che, ahimè, hanno l'unico handicap di non essere "figli di". Mi spiego.

È proprio la meritocrazia che in Italia va ricostruita, riportando autorevolezza e fiducia in quelle istituzioni che se le sono giocate con i casi clamorosi come quello del "clan Frati" e del "clan di Messina"...

I "figli di" più bravi e geniali possono permettersi di rimanere ricercatori a vita, a stipendio medio (tanto, erediteranno abbastanza...), senza dover scalare le vette accademiche e mettendo in un angolo il "cursus hornorum": un ulteriore titolo non serve loro (per ricercare, è sufficiente essere "ricercatori"); e anzi - in periodo di vacche magre - questo atto di generosità permetterebbe di lasciare liberi gli (ahimè, scarsi - ormai si contano sulle dita di una mano -) posti vacanti, da assegnare a chi merita (tanto quanto loro) ma non può contare sulla fortuna del "cognome".

Perché? Perché lasciare il "posto fisso" a chi è bravo, ma non erediterà fortune (e DNA...), RIDÀ FIDUCIA NEL SISTEMA. Ri-costruire autorevolezza e fiducia nel sistema è compito di un establishment? Direi di sì.

Gentile Dott. Severgnini, i rosiconi invidiosi, sono un insulto. A chi non è mai stato raccomandato. Mai. Dia dell'invidioso, a chi Le pare, ma non a chi sta portando avanti un discorso più articolato...

La mia famiglia, che vanta forse qualche merito nell'università italiana - citazioni sulla Treccani comprese - senza piazzare nessun figlio (5 figli dal 108 al 110 e lode) in Ateneo, da anni ha mandato i suoi più "meritevoli" figli e nipoti "migliori" (indice H compreso) in giro per il globo: dal Canada agli USA. Alcuni loro lavori sono pubblicati sulle più "prestigiose riviste scientifiche": ma all'Italia - che dagli anni '80 è oberata da un pesantissimo debito pubblico - non hanno mai imposto il "nome", il "CV familiare"...

Le sembra strano?

Purtroppo lo è, ma - per fortuna - non è un caso isolato. In questi tempi d'austerity un approccio sobrio, l'Understatement, sono - oggi più che mai - un dovere etico. Per non "mandare in vacca" (copyright Jaki Elkann al TG1) tutto.

Ai "figli di", cosa converrebbe? In un periodo in cui le università versano in ristrettezze finanziarie terrificanti, ai "figli di" conviene vincere meno concorsi possibili, anche se se li meritano. MA NON per lasciare il posto a degli invidiosi-rosiconi-sfaticati senza merito! BENSÌ PROPRIO per lasiare il posto ai "Massimo Marchiori" del XXI secolo. Per lasciare il posto a chi è in gamba, talentuoso, meritevole - quanto loro -, e a coloro ai quali non è toccata in sorte la "fortuna" di avere cognomi "che pesano", eredità che contano, ambienti favorevoli (smart environment) in cui sarebbe stato "facile" crescere nel più brillante dei modi possibili.

L'università italiana ha bisogno - urgente - di ARIA FRESCA! Di non leggere sempre gli "stessi cognomi", da decenni..., sugli studi in Facoltà! Di vedere volti nuovi! Di concedere opportunità - vere!- a tutti coloro che se lo meritano! L'università italiana ha bisogno - dopo la Shock economy della cura Gelmini!- di uno choc culturale, che parta dall'alto! "Sono bravo ERGO lascio libero il posto (che mi spetterebbe per merito...) a chi lo merita altrettanto, ma non è "fortunato" quanto me: sai che sberla ai baroni?

Chi, come tanti è "figlio di", può essere un precario-di-lusso: un ricercatore, a basso stipendio, che non fa carriera per far carriera per far carriera, ma un illuminato-mecenate in grado di creare opportunità, meritocrazia e ambienti stimolanti. Aprire l'università ai talenti, ma soprattutto dare una spinta alla meritocrazia, e - soprattutto - una porta in faccia alle baronie.

I "figli di" hanno il dovere etico di non aspirare a una cattedra e promuovere l'ASCENSORE SOCIALE dei loro colleghi più meritevoli, ma meno fortunati? Il "dovere etico" è forse troppo... Ma se certe rivoluzioni nascono (solo) dal basso, ci sono riforme che invece devono nascere dall'alto. Certe riforme coraggiose possono essere inoculate come un siero rigenerante, solo dall'establishment, che già tante fortune ha - per Dna, sorte o grazia ricevuta...-.

Questo è il messaggio della "filantropia" di Bill Gates. Questo è il messaggio della Big Society.

Poi - quando finalmente l'Italia sarà libera (con CDA liberalizzati, camere dei Lord spazzate vie e università meritocratiche) - allora, a quel punto, i "figli di" potranno aspirare a fare carriera in competizione reale con tutti i loro colleghi pari grado. Ma - prima! - bisogna aprire le finestre dei nostri atenei, far circolare aria nuova, cultura fresca! Questa è la nostra Windows of opportunity nel governo più meritocratico che l'Italia abbia mai avuro: cogliamola tutti, questa finestra d'opportunità. Non lasciamola chiusa. Nei "posti fissi" mandiamo avanti i nostri pari grado nell'indice H (ma "senza pedigree" dinastico...), liberalizziamo gli atenei. ORA! E poi - giochiamoci il futuro dell'Italia. In nome di meritocrazia e ascensore sociale.

Questa, sarebbe una Rivoluzione culturale. (E non il programmino degli invidiosetti del quartierino... SuvvIA!)
M.C.

domenica 12 febbraio 2012

Mentre Atene brucia, ricordiamoci che i giovani, di fisso, hanno solo la precarietà

I Black Bloc mettono a ferro e fuoco Atene. Ma è come se mettessero al rogo Milton Friedman, la Troika e la Shock economy del capitalismo reganiano/tatcheriano. Ma, secondo il mainstream, i resistenti di Atene sono sfascisti (vestiti di nero come i franchisti di Viva la muerte) da annientare. Da mettere al muro. Da azzerare.

Atene è l'ultima occasione dell'Europa di resistere e dire no alla distruzione del concetto di Welfare State?

Ad Atene la Troika ha detto di fare quello che il governo Monti ha spiegato che farà: lacrime e sangue. Per pagare quei debiti che i loro genitori, non i Black blocs!, hanno contratto.

"Questi giovani "sfigati". Senza pensione. Per molto tempo, per sempre, faranno un lavoro atipico e precario. Sicuramente non "monotono". - scrive Ilvo Diamanti - E, per pagare il debito pubblico accumulato da decenni, dovranno sopportare grandi sacrifici. Per molto tempo ancora."

"Forse, il motivo di tanto accanimento è proprio questo. Perché se il mercato del lavoro è chiuso, il debito pubblico devastante, il sistema pensionistico in fallimento, il futuro dei giovani un buco nero, non è per colpa loro, ma delle generazioni precedenti. Dei loro padri e dei loro nonni. Della generazione di Monti, Fornero e Cancellieri. Della "mia" generazione. Forse è per questo che ce la prendiamo tanto con i giovani.
Per dimenticare e far dimenticare che è colpa nostra".

Ecco se i Black Blocs si vestono a lutto, non è per gridare uno sterile "Viva la muerte" ma per dire che loro a fare i becchini della democrazia e dello Stato sociale, non ci stanno; ma che loro dicono NO ai salvataggi delle banche fatte sulla pelle della povera gente; che loro hanno capito benissimo che la Troika ha le sembianze di un Milton-Friedman che ride nella tomba accompagnato da Chicago Boys redivivi che tagliano nella carne viva dello stato sociale; che azzerare lo Stato sociale europeo equivale a rendere l'Europa il deserto dei diritti.

Però ai giovani greci va anche detto che, se non vogliamo che la Grecia diventi un'immensa Foxconn, forse è meglio seguire l'esempio della Germania: ristrutturare lo stato sociale ed entrare nei CDA.

La Germania è un modello di democrazia, perseguibile. Non è la fine della democrazia come la Cina.

Ciò contro cui bisogna combattere - pacificamente ma senza tregua- sono le "professioni chiuse", il mercato del lavoro blindato (dove si entra solo con il cognome giusto), le fabbriche del consenso e dei curricula. Questi recinti, se non verranno divelti dalla rabbia giovanile, rischiano di rendere l'Italia un paese sudamericano, in cui il merito è un optional (se non sei nella "casta dei figli di") e dove l'ascensore sociale è bloccato per sempre.

Ragazzi, buttate giù questi steccati. Pacficamente, ma con caparbietà. E l'Europa, invece di diventare il Guandong, vi sembrerà una Silicon Valley. PROTESTATE CONTRO I BARONI. Indirizzate la vostra giusta rabbia, la vostra frustrazione, contro tutti i baroni di ogni professione, i quali, per primi, "tendono a riprodursi per via familiare". (Come le "classi dirigenti", d'altronde: professori universitari, giornalisti, politici, liberi professionisti, loro e loro figli....)".

Sono i baroni i nemici della democrazia, quelli che vogliono rendere l'Europa l'Argentina senza classe media, dove i ricchi sono straricchi e i poveri degli affamati. La rabbia e la resistenza, non vanno sprecati... Vanno solo indirizzati verso quei sistemi che paralizzano la società e imbalsamo i poteri. Perché i baroni sono i veri nemici della meritocrazia, sono coloro che "affamano" l'Europa impedendole di crescere e sono coloro che obbligano i cervelli alla fuga. I "baroni" sono le catene delle società chiuse, mefitiche e paralizzate dalla loro stessa paura. Non siate alienati, siate liberi e scatenate la rabbia contro chi vi impedisce di crescere e di esprimere i vostri talenti! Pacifici, ma non mollate: le "baronie" sono i veri aguzzini della democrazia.

giovedì 9 febbraio 2012

La fabbrica dei curricula. Come diventare Nobel fin dalla culla

Chi nasce in alcune famiglie dell'Establishment ha un curriculum vitae specchiatissimo. Certamente, chi nasce nella culla dell'alta borghesia, avrà fin da piccolo non la solita baby sitter sgarruppata, ma una tata laureata in pedagogia e lingue straniere. Avrà a disposizione una Nursery con i giochi più smart e didattici della Città del Sole. Frequenterà il British Institute fin dalla Scuole Elementari, o dalla materna sarà iscritto alla scuola francese o americana.

Un Curriculum vitae, si costruisce passo dopo passo. Ma il top si raggiunge al Liceo, dove il "cognome importante" potrebbe ricevere mezzo punto in più ad ogni interrogazione rispetto al figlio del signor Rossi. All'Università pubblica, il gioco si fa persino più pesante. Poiché non premiare i figli dei colleghi - anche di altri dipartimenti - può essere pericoloso (per via degli incarichi incrociati, delle commissioni d'esame, ma anche del fatto che magari un giorno tuo figlio diventerà esaminando del docente a cui hai osato "non premiare" il figlio...), un figlio di un professore raramente parte da una votazione sotto al 27-28.

La "fabbrica del curriculum" inizia dunque ab ovo (dalla culla, da quello smart environment in cui il feto si sviluppa - ascoltando le note di Mozart nella pancia della mamma - e poi prosegue grazie alla ricca biblioteca di famiglia, ai viaggi istruttivi, alle frequentazioni intellettuali e blasonate...), ma il crescendo si consuma in itinere. Il curriculum vitae del rampollo diventa mostruosamente fertile, grazie a votazioni folgoranti, Master prestigiosi all'estero (dove magari i genitori hanno agganci trasversali o hanno in passato tenuto Lectures o corsi estivi), e un oceano di pubblicazioni che neanche Albert Einstein ha accumulato in una vita da Nobel.

Le pubblicazioni! Il rampollo che ha pubblicato un overload informativo pari a Zettabyte di file (numeri impressionanti di pubblicazioni da fare impallidire Marie Curie), grazie al solito "meccanismo" del do ut des e di tanti altri giochi dietro le quinte (ce ne sono a decine); il rampollo, dicevamo, quando ha accumulato tanta sapienza formale, è pronto ad essere cucinato al concorso pubblico.

Bene. I concorsi sono il metodo più pulito per fare gli affari sporchi. Lì verranno contate SOLO le pubblicazioni che - guarda caso - detiene l'esaminando da far vincere. Lì verranno calcolati solo e soltanto i "meriti" che è in grado di esibire il rampollo. Perché? Perché la giuria degli esaminatori... tiene famiglia. Anche a loro prima o poi capiterà di dover far vincere un loro cooptato (in quanto, emerito) oppure, banalmente, hanno un figlio/nipote da sistemare.

Sia chiaro: magari il rampollo è davvero un genio. Magari il rampollo merita davvero quei voti, ha davvero scalato il cursus honorum per meriti propri e in virtù solo della propria egregia preparazione. MA, allora, perché non lasciarlo libero di volare, magari facendo carriera all'estero?

Nessuno contesta alla "casta dei figli di" di non essere intelligenti, preparatissimi, dei Nobel in erba. Lo saranno senza dubbio.

Ma se l'Università italiana ARRANCA IN TUTTE LE CLASSIFICHE INTERNAZIONALI, mentre le generazioni precedenti avevano prodotto non solo premi Nobel, ma anche professori menzionati nelle principali riviste scientifiche internazionali e nell'enciclopedie più blasonate, ebbene qualcosa decisamente non va.

A questi "figli di", auguro - di cuore - di prendere il Nobel. Ma la ramanzina del "curriculum", ce la risparmino. La fabbrica dei curricula, la conosciamo. E in Italia ha portato le università ad annaspare in tutte le classifiche, sprofondando nel nulla cosmico. Fanalini di coda globali...

Familismo amorale? Mancanza di ascensore sociale? Anoressia meritocratica?

L'Italia ha bisogno di voltare pagina. Con meritocrazia e soprattutto con un vero ascensore sociale!