Il blog Vecchiefarab(r)utte è dedicato a tutte le donne (e cyber-attiviste) che in Italia quotidianamente subiscono (o avvertono) discriminazioni in base al sesso e sono sottoposte alle (dis)pari opportunità
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mercoledì 13 novembre 2013
Le competenze nella scuola pubblica
Perché mio figlio fa 25 minuti a piedi, invece di 5 per andare a scuola? Perché la ScuolaSottoCasa non è come la ScuolaPubblica che abbiamo scelto. Perché le competenze e i meriti dei docenti di una scuola non sono un optional. Paghiamo tante tasse, ma non dobbiamo subire da sudditi ciò che non va. I genitori devono poter scegliere le scuole, i professori migliori. Perché chi studia di più, fa tanti compiti, tante interrogazioni, tante verifiche; è vero: fa fatica, ma avrà migliori Pari Opportunità da adulto. Se troviamo insegnanti inadeguati o poco competenti, è un danno a spese dei nostri ragazzi, ma soprattutto un'ingiustizia per chi ha meno chance nella vita. Per chi non ha genitori laureati o non in grado di pagare lezioni private (spesso, in nero, il che è vergognoso).
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domenica 17 aprile 2011
La scuola pubblica significa democrazia e pari opportunità
La scuola pubblica italiana è una buona scuola. Come il buon giornalista il bravo professore (per qualsiasi parte politica parteggi) dovrebbe non nascondere ciò che pensa, ma esprimere idee separandole dai fatti.
Ma soprattutto la scuola NON DEVE INCULCARE ma insegnare. E cioé aiutare i ragazzi a diventare grandi, buoni cittadini, senza inculcare ma offrendo percorsi di crescita, attraverso le varie materie.
Ai nostri docenti chiediamo solo una cosa (che appare smarrita in un'Italia, divisa in due, inesorabilmente su tutto...): l'onestà intellettuale. Se poi si accompagna a umanità e umorismo, tanto meglio.
Ma il Premier, perché torna ancora una volta sulla scuola pubblica? Dopo che certi programmi Tv ci hanno propinato per anni il triumvirato Lele Mora, Fabrizio Corona ed Emilio Fede, sì, capiamo: c'è molta confusione sotto questo cielo...
Ma soprattutto la scuola NON DEVE INCULCARE ma insegnare. E cioé aiutare i ragazzi a diventare grandi, buoni cittadini, senza inculcare ma offrendo percorsi di crescita, attraverso le varie materie.
Ai nostri docenti chiediamo solo una cosa (che appare smarrita in un'Italia, divisa in due, inesorabilmente su tutto...): l'onestà intellettuale. Se poi si accompagna a umanità e umorismo, tanto meglio.
Ma il Premier, perché torna ancora una volta sulla scuola pubblica? Dopo che certi programmi Tv ci hanno propinato per anni il triumvirato Lele Mora, Fabrizio Corona ed Emilio Fede, sì, capiamo: c'è molta confusione sotto questo cielo...
venerdì 11 marzo 2011
Il 12 marzo non stare a casa, scendi in piazza
C-Day sta per il giorno della Costituzione. La Costituzione che all'articolo 3 difende le Pari Opportunità. E altrove il riritto allo studio. Il 12 marzo studenti e cittadini, tutti insieme al C-Day.
- Repubblica.it: Domani in piazza: lo speciale / LO SPOT
- MANDATE MESSAGGI - FOTO-VIDEO
- L'APPELLO "Il nostro tempo è adesso"
- BLOG Sulla crisi delle università di A. STILLE
- Blog 27esimaOra (Corriere.it): “Io, Monna Lisa ex squatter, sono per le quote rosa”
lunedì 28 febbraio 2011
12 MARZO: Giù le mani dalla scuola pubblica! Mica vogliamo che i nostri figli diventino come il Trota?
La protesta parte dagli istituti e da numerosi cittadini dopo le dichiarazioni al vetriolo di Berlusconi contro la scuola pubblica. Il ministro Gelmini lo difende: "Nessuno vuole privatizzarla". Privatizzatla no... ma renderla irrilevante, forse. Ma la scuola pubblica è l'Abc della cittadinanza, rappresenta l'accesso paritario ai saperi, l'unico ascensore sociale in un'Italia già poco meritocratica.
Berlusconi: “Libertà vuol dire avere la possibilità di educare i propri figli liberamente, non essere costretti a mandarli in una scuola di Stato dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare principi che sono il contrario di quelli dei genitori”. Ipse dixit... Poi vengono fuori Minetti e il Trota.
Berlusconi: “Libertà vuol dire avere la possibilità di educare i propri figli liberamente, non essere costretti a mandarli in una scuola di Stato dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare principi che sono il contrario di quelli dei genitori”. Ipse dixit... Poi vengono fuori Minetti e il Trota.
- Repubblica.it: "Io difendo la scuola pubblica": Scrivono prof, studenti, genitori
- Costretti e inculcati di Concita De Gregorio
- L'Unità: Giù le mani dal sapere. Nuova piazza: il 12 marzo
- FIRMA L'APPELLO DELL'UNITA'
- L'Espresso (Blog A. Gilioli): Idee diverse
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domenica 27 febbraio 2011
W la scuola pubblica! Ma il governo è privato o pubblico?
I bambini vi prendono i pidocchi (insopportabili), a volte la salmonellosi in mense inadeguate e respirano polveri sottili in aule poco spazzate. Ma i bambini nella bellissima scuola pubblica italiana imparano a contaminarsi con tutte le classi sociali, con tutte le culture dei bambini del mondo che vivono in Italia e con tutti i metodi di insegnamento (steineriani, montessoriani eccetera). Se il Premier spara a zero contro i meravigliosi insegnanti italiani che per 4 soldi mandano avanti i nostri figli nell'Italia unita, c'è qualcosa che decisamente non va. Il Premier Berlusconi "odia" lo Stato quando dice che i nostri insegnanti «inculcano idee diverse da quelle che vengono trasmesse dalle loro famiglie»? E' dall'incontro fra le idee diverse, dalla mezzaluna fertile dei nostri Tigri ed Eufrate, che nasce la Cultura: qualcosa di vivo e vitale, e non di mummificato e imbalsamato! Berlusconi odia la Rete (con la sua viralità intrinseca) e non ama le differenze culturali della Scuola Pubblica perché rappresenta l'Ancient Regime, bigotto, conformista, gerontocratico e confessionale, senza slanci giovanili e senza curiosità intellettuali. L'Italia che non innova muore. L'Italia che non crede nella contaminazione e nella scuola pubblica, ritornata indietro di un secolo.
Solidarietà agli insegnanti di ogni ordine e grado della scuola pubblica in Italia: solo i genitori sanno e vedono quale intenso lavoro viene svolto, con quanta cura professionale e con quale passione... Non accettate questo ennesimo sfregio a questo paese in declino, dove un giovane su 3 è disoccupato e dove un giovane su 5 dispera di trovare lavoro. La scuola, lo studio e la cultura sono l'unico vero ascensore sociale: il resto sono scorciatoie senza futuro. La formazione e la ricerca sono i veri motori della crescita di un paese. Internet, nuove tecnologie e cultura portano un paese fuori dalla povertà... Ma da noi il mondo va alla rovescia?
Solidarietà agli insegnanti di ogni ordine e grado della scuola pubblica in Italia: solo i genitori sanno e vedono quale intenso lavoro viene svolto, con quanta cura professionale e con quale passione... Non accettate questo ennesimo sfregio a questo paese in declino, dove un giovane su 3 è disoccupato e dove un giovane su 5 dispera di trovare lavoro. La scuola, lo studio e la cultura sono l'unico vero ascensore sociale: il resto sono scorciatoie senza futuro. La formazione e la ricerca sono i veri motori della crescita di un paese. Internet, nuove tecnologie e cultura portano un paese fuori dalla povertà... Ma da noi il mondo va alla rovescia?
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lunedì 20 settembre 2010
Que pasa por la escuela? Il tramonto della scuola pubblica elementare
Il giornalista del Corriere della Sera Aldo Cazzullo scrive che, pur apprezzando alcuni punti fermi della riforma del ministro Gelmini, 30 studenti per classe sono il tallone d'Achille della riforma. Forse Cazzullo non ricorda che nei licei anni '80 si iniziava l'anno scolastico in circa 30 studenti per essere decimati a meno di dieci all'ammissione alla Maturità (nella scuola di quegli anni ricordo anche i terrificanti suicidi di chi non aveva il coraggio di confermare una bocciatura a severissimi padri). Ma un conto è il Liceo (che dovrebbe puntare sulla selezione meritocratica), un altro è la scuola dell'obbligo dove, fatta salva la meritocrazia, si devono perseguire anche altri importanti obiettivi costituzionali. Insomma: 30 tredicenni o 30 bimbi di otto anni non sono gestibili quanto 30 quindicenni, che dovrebbero essere ben più motivati.
Il nuovo saggio di Girolamo De Michele, La scuola è di tutti, (Minimum Fax) sostiene: "È necessario combattere una battaglia per le 'precise parole', per l'esattezza", dichiara. Il libro smaschera la realtà dei tagli di bilancio alla scuola pubblica e analizza la crisi dell'educazione in atto da decenni a livello globale. Si può non essere d'accordo su tanti punti del saggio, ma forse il libro svela qualcosa di più, passato in sordina nel "caos del pianeta scuola".
A cosa stiamo assistendo oggi? A tanti fenomeni che, messi insieme, sembrano avere un unico scopo: scardinare per sempre la scuola pubblica italiana. Ma dietro l'angolo non intravediamo Eton o una scuola d'èlite... Ma solo un salto nel buio che spaventa troppi genitori. Forse chi paga le tasse merita un po' più di rispetto?
[Da Repubblica.it: Scuola elementare pubblica. La fine di un mito italiano di BENEDETTA TOBAGI]
Il nuovo saggio di Girolamo De Michele, La scuola è di tutti, (Minimum Fax) sostiene: "È necessario combattere una battaglia per le 'precise parole', per l'esattezza", dichiara. Il libro smaschera la realtà dei tagli di bilancio alla scuola pubblica e analizza la crisi dell'educazione in atto da decenni a livello globale. Si può non essere d'accordo su tanti punti del saggio, ma forse il libro svela qualcosa di più, passato in sordina nel "caos del pianeta scuola".
A cosa stiamo assistendo oggi? A tanti fenomeni che, messi insieme, sembrano avere un unico scopo: scardinare per sempre la scuola pubblica italiana. Ma dietro l'angolo non intravediamo Eton o una scuola d'èlite... Ma solo un salto nel buio che spaventa troppi genitori. Forse chi paga le tasse merita un po' più di rispetto?
[Da Repubblica.it: Scuola elementare pubblica. La fine di un mito italiano di BENEDETTA TOBAGI]
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