- Blog Marina Terragni su Io Donna: Ho fatto una cavolata
Il blog Vecchiefarab(r)utte è dedicato a tutte le donne (e cyber-attiviste) che in Italia quotidianamente subiscono (o avvertono) discriminazioni in base al sesso e sono sottoposte alle (dis)pari opportunità
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giovedì 7 marzo 2013
Perché noi non siamo loro
"Chi dice “presidiare la rete” non ha capito granché: della rete, dello spirito del tempo, della crisi dei partiti, della leadershit". Bell'intervento di Marina Terragni.
giovedì 21 febbraio 2013
Pistorius, il femminicidio nell'era della Womenomics
Superomismo. Femminicidio. La gelosia che diventa ossessione di possesso. Il "caso Pistorius" attira i media per tanti motivi, ma in Italia - dove ogni 2-3 giorni circa è uccisa una donna in famiglia - la tragedia di Reeva diventa simbolica. In gioco è l'autonomia e l'autodeterminazione femminile in una società sempre più aperta, dove "monogamia e famiglia" sono in profonda crisi. E dove il Fattore D potrebbe strappare agli uomini l'ultimo Potere, il timone economico/finanziario, se verrà dimostrato la crisi economica è (anche) una deriva maschile. Uno tsunami finanziario ad alto tasso testosteronico.
Però non dispero. Vedo sempre più uomini che condividono non solo gli oneri e i piaceri della paternità. Che condividono anche le difficoltà e i successi della "carriera" della moglie/compagna. E che, magari, come Obama si danno il cambio: Michelle era una manager di alto livello, quando ha lasciato per consentire al marito di fare il Presidente. E, dopo, forse lei tornerà in carriera, e lui a fare il padre, e il conferenziere, chissà. Un modello di "mutuo scambio orizzontale" che ammuro davvero.
La "deriva maschile" può trovare un valido sostegno nelle mogli più open mind.
Ricorda Marina Terragni: "'Il timore che (la fine del) patriarcato trascini nella sua caduta istituzioni ancora indispensabili all’ordine sociale più elementare, provocando caos o risposte reazionarie o resistenze sbagliate, è dunque fondato', scriveva 40 anni fa la filosofa Julia Kristeva. Lo scenario in effetti è proprio questo, e tanto vale tenerlo ben presente. La deriva maschile trascina tutt*."
Però non dispero. Vedo sempre più uomini che condividono non solo gli oneri e i piaceri della paternità. Che condividono anche le difficoltà e i successi della "carriera" della moglie/compagna. E che, magari, come Obama si danno il cambio: Michelle era una manager di alto livello, quando ha lasciato per consentire al marito di fare il Presidente. E, dopo, forse lei tornerà in carriera, e lui a fare il padre, e il conferenziere, chissà. Un modello di "mutuo scambio orizzontale" che ammuro davvero.
La "deriva maschile" può trovare un valido sostegno nelle mogli più open mind.
Ricorda Marina Terragni: "'Il timore che (la fine del) patriarcato trascini nella sua caduta istituzioni ancora indispensabili all’ordine sociale più elementare, provocando caos o risposte reazionarie o resistenze sbagliate, è dunque fondato', scriveva 40 anni fa la filosofa Julia Kristeva. Lo scenario in effetti è proprio questo, e tanto vale tenerlo ben presente. La deriva maschile trascina tutt*."
- La Stampa: Superometti di Massimo Gramellini
- Blog Io Donna: Il potere non fa più per loro
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lunedì 19 ottobre 2009
Aria di riot e tazebao: la protesta contro una pubblicità corre in metrò
A proposito di una ennesima pubblicità controversa e senza dignità sul corpo del donne (il Claim recita: Pretendi di più, perché la protagonista non ha la silhouette di una modella, ma vorrebbe avere forme perfette in armonia con i diktat imperanti dei media patinati), la giornalista Marina Terragni scrive sull'inserto Io Donna del Corriere della Sera: "(...)Si è visto ben di peggio. Ma stavolta scatta qualcosa".
Per la cronaca, la pubblicità nella stazione di un metrò sta diventando un Tazebao (o per i più cyber, una Bbs analogica o un Facebook cartaceo), in cui chi passa esprime il proprio pensiero contro la pubblicità aggressiva verso l'immaginario e il corpo femminile: "Ragazze e ragazzi che passano di lì, e dicono con semplicità che il corpo è loro". E non degli utilizzatori finali o degli stawlker.
La "nostra" generazione cyber-hacktivist, fin dalle prime Bbs libertarie, passando per Isole nella Rete e poi per Indymedia, ha cercato sempre di dare voce a chi non ha voce. Di condividere saperi senza fondare poteri (come ci ha insegnato Primo Moroni). Di svelare che il re è nudo. Che i protagonisti della nostra vita siamo noi, e non i burattinai di turno.
Le avvisaglie di riot a colpi di pennarello in metrò mostrano che forse la generazione di Facebook, MySpace e Twitter si sta finalmente reimpossessando della propria voglia di partecipare anche in Real Life, di dire ciò che pensa liberamente, anche staccata la spina, senza inutili conformismi e barocche ipocrisie. Forse è l'ora di dire No, grazie all'abuso dell'immagine del corpo femminile? Ma sì, forse sì.
Per la cronaca, la pubblicità nella stazione di un metrò sta diventando un Tazebao (o per i più cyber, una Bbs analogica o un Facebook cartaceo), in cui chi passa esprime il proprio pensiero contro la pubblicità aggressiva verso l'immaginario e il corpo femminile: "Ragazze e ragazzi che passano di lì, e dicono con semplicità che il corpo è loro". E non degli utilizzatori finali o degli stawlker.
La "nostra" generazione cyber-hacktivist, fin dalle prime Bbs libertarie, passando per Isole nella Rete e poi per Indymedia, ha cercato sempre di dare voce a chi non ha voce. Di condividere saperi senza fondare poteri (come ci ha insegnato Primo Moroni). Di svelare che il re è nudo. Che i protagonisti della nostra vita siamo noi, e non i burattinai di turno.
Le avvisaglie di riot a colpi di pennarello in metrò mostrano che forse la generazione di Facebook, MySpace e Twitter si sta finalmente reimpossessando della propria voglia di partecipare anche in Real Life, di dire ciò che pensa liberamente, anche staccata la spina, senza inutili conformismi e barocche ipocrisie. Forse è l'ora di dire No, grazie all'abuso dell'immagine del corpo femminile? Ma sì, forse sì.
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