Visualizzazione post con etichetta corpo delle donne. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta corpo delle donne. Mostra tutti i post

giovedì 16 febbraio 2012

Fornero: "La Tv tratta la donna in maniera offensiva"

Il ministro Fornero si dice offesa da come la Tv italiana tratta la donna. La figura femminile è svilita a "merce", "oggetto", un corpo da esibire e da afruttare a fini pubblicitari. Dopo aver visto gli xx fotogrammi del pube di Belen sul Corriere.it (viral marketing per gli slip CString?), aggiungiamo: siamo un paese bigotto, provinciale, che maltratta le donne. (Un paese dove, fra parentesi, è tragico il rendiconto delle donne uccise dagli Ex). Grazie ministro Fornero, per avercelo ricordato: è proprio così. Le donne sono "carne da macello" in Tv.

lunedì 27 giugno 2011

A volte ritornano, in Italia spesso (Il corpo delle donne 2, la vendetta?)

Un'unico link: Recidivi di Massimo Mantellini. Non aggiungo altro. Il giorno in cui le donne avranno colmato il Gender Divide con il resto d'Europa e avremo Fattore D, Womenomics e rispetto vero, forse, le donne italiane potranno anche chiudere un occhio sulla pubblicità priva di creatività (che sfrutta il corpo delle donne o cuccioli d'uomo o di mammiferi, per nascondere questo vuoto creativo). Fino ad allora, no grazie! Siamo stufe (o non si era capito?)

giovedì 31 marzo 2011

Una pubblicità più a misura di donne

Le donne lavorano e comprano. Le donne fanno girare l'economia. Anche l'advertising si ricorda che esistono Womenomics e Fattore D. Non a tutte le donne piacciono le pubblicità che mercificano il corpo femminile. Finalmente anche la pubblicità si rende conto che invece di piazzare il soloto lato B, può benissimo usare la creatività per invogliarci a comprare l'ultimo "oggetto del desiderio". Noi donne siamo acquirenti, non merci a scaffale nel supermarket. Grazie a Pari o Dispare: noi nasciamo pari e cresciamo dispare. Ancora oggi, ma ora diciamo basta! :)

Cari inserzionisti, creativi e pubblicitari, imparate da Apple, Google e Microsoft - all'avanguardia da anni: hanno sempre preferito accendere il nostro desiderio con un'idea, invece che con ammiccamenti futili che umiliano le donne ;)

martedì 14 dicembre 2010

Berlusconi, si offenderebbe se qualcuno la chiamasse un tenativo...?

Come vede le donne Berlusconi è chiaro a tutti. Basta leggere Mignottocrazia di Paolo Guzzanti per farsene un'idea. A correre in aiuto di Berlusconi, arrivano due donne.

Sia chiaro: Berlusconi ha vinto la partita a scacchi per tre voti, ma ha perso politicamente. Però Berlusconi spera nell'Effetto Scia: ottenuta la fiducia, saranno altri a (ri)salire sul carro dei vincitori? Tutto da vedere: lo scisma per ora è femminile.

Già pagare per conquistare una donna è da perdenti: vuol dire non aver fiducia nel proprio fascino, non credere nella propria capacità di seduzione (intellettuale e fisica) e preferire delegare al colore dei soldi invece che al proprio potere reale (quello vero: il poter essere... non il Potere con la P maiuscola, che è in fondo una banderuola al vento... oggi c'è, domani chissà... Vero, Berlusconi appeso al filo di 3-voti-3?).

Pagare, saldare debiti ed estinguere mutui per conquistare il voto di deputati in vendita, alla stregua di mercenari in guerra, per vincere alla Camera come su un campo di battaglia, significa due cose: primo, che forse senza il libretto degli assegni non si sarebbe vinto; secondo, che le donne cedono più davanti ai libretti degli assegni che davanti al Potere.

Le donne italiane vogliono davvero mostrare al mondo questa umiliante e mercificata immagine di sé? Le donne italiane si sentono oggetto, merce in vendita, da pagare profumatamente? Credono di contare così poco da preferire i contanti-subito alla carriera-domani? Per le donne è proprio meglio l'uovo oggi della gallina futura? E il merito: vale zero ai loro occhi?

Se Berlusconi cadrà mai, cadrà per via delle donne. Anche perché, Calearo docet, sugli uomini (votati nel PD o nell'IDV, e passati di là come se nulla fosse) c'è ben poco da contare... Gli Yes-men non fanno mai una gran figura, ma le Call-Girls non fanno mai una bella fine. Ah, le donne...

Berlusconi, si offenderebbe se qualcuno la chiamasse un tenativo...? Mentre il debito pubblico tocca un nuovo record (ad ottobre i 1867,398 miliardi di euro contro gli 1.844 miliardi di settembre)?

lunedì 5 luglio 2010

Le pubblicità sexy e le copertine delle riviste osé sono sempre necessarie?

Al bando i bacchettoni: quindi ben vengano le foto di Robert Mapplethorpe, la fotografia d'autore e tutto ciò che ha fatto e fa la storia del costume (E mister Jobs e Facebook non censurino le "sovversive" immagini anni '80 che hanno cambiato la nostra percezione dell'esistente!). Ben vengano alcune pubblicità audaci e originali. Rispettiamo la carica erotica dell'arte, come l'ironia e la sensualità degli artisti e di tanti fotografi. Ma, di fronte ad alcune pubblicità grezze o a certe copertine di riviste inutili e insulse, ci chiediamo: ma è proprio sempre, sempre necessario il "sesso in primo piano", messo lì solo per vendere? Sexy per forza? Osè mercenario? Donne-oggetto? Svendita del corpo delle donne? Perché diciamolo: quasi sempre la mercificazione avviene (solo) sul corpo delle donne, come dimostrano le hostess in bikini di una compagnia low-cost. No, grazie: le hostess non sono per niente in vendita! E le compagnie difendano le loro dipendenti da certi pubblicitari senza idee.

E se mettete l'iPad o l'iPhone in copertina, ricordatevelo: è come un barattolo di Nutella, un cucciolo di Labrador o un lattante paffutto con gli occhioni vellutati: è perfetto da solo, senz'altro contorno. Touchscreen, funziona in punta di dita come Touch me baby cantata da Jim Morrison. Sexy e basta, non ha bisogno di bellone a fianco. Però poi non rimanetene soggiogati! Kalòs-kai-agathos non è sempre vero: quando lo recensite, raccontatene i Pro e Contro: la tecnologia, anche quando è esteticamente perfetta e ha l'effetto-Wow, ha sempre le sue luci e le sue ombre (magari un'antenna che funziona poco o un display che, a differenza dell'E-ink, non si vede al sole... Nobody is perfect!).

Leggi (di Franco Vergnano da IlSole24Ore.com): Quel «vizietto» della pubblicità che strizza l'occhio al sesso

domenica 23 maggio 2010

Se la cellulite diventa una malattia. Se l'allattamento al seno rovina il decoltè. Storie di ordinaria follia (con morto)

È primavera. Le pubblicità degli anti cellulite dilagano. Ormai la cellulite, da inestetismo qual era negli '80 e '90, è stata promossa a vera e propria malattia. La pelle a buccia d'arancia è insomma un nemico da abbattere. Un male da debellare come un cancro.

Ma anche si legge in giro che l'allattamento al seno rovina il decoltè (!). Ancora oggi il più naturale degli istinti femminili viene visto come un qualcosa di sconveniente. Bisogna porre rimedio al nostro "essere mammiferi" con la chirurgia estetica.

Storie di ordinaria follia? Sì, ma con donne morte (dopo liposuzione) e una mamma in coma (dopo un intervento di plastica al seno). È vero, di (in)estetismi a volte si muore. Sul corpo delle donne gli esperimenti e le torture vanno avanti da secoli.

martedì 11 maggio 2010

Porno, sì o no? Steve Jobs e Wikipedia contro l'hard, mentre PlayBoy va in 3D per battere la crisi

La rivoluzione sessuale cede il passo a Internet? La mercificazione del corpo delle donne è sorpassata? L'online, trainato dal mondo hardcore fin dalle sue origini, si sta scoprendo puritano? Certi segnali dal mondo della pornografia mostrano che il porno classico (quello patinato di PlayBoy per esempio) ha fatto il suo tempo. E forse ha bisogno di una nuova revolution, oltreché degli occhiali 3D.

Ecco alcuni segnali provenienti dal mondo hi-tech che mostrano l'obsolescenza dell'editoria a luci rosse e la svolta neo-puritana del mondo digitale.

Nella Silicon Valley Steve Jobs, Ceo di Apple, e il co-fondatore di Wikipedia lanciano due crociate distinte, ma non troppo lontane, contro l'hardcore. Basta porno sull'iPhone: Steve Jobs ha fatto rimuovere 5mila Web apps sexy dal suo App store per iPhone e iPad. Jobs ha spiegato la svolta con l'etica e il rispetto verso le donne (grandi acquirenti di prodotti Apple! Per questione di Fashion): insomma, womeneconomics.

Wikipedia elimina le immagini porno (e non solo: perfino immagini di genitali) dalla sua celebre enciclopedia online. Lo ha proposto il co-fondatore di Wikipedia, Jimmy “Jimbo” Wales.

La Rete insomma si scopre puritana? O è solo una questione di economia?

Intanto il vecchio Hugh Hefner lancerà PlayBoy in 3D, con occhialini allegati al giornale: ha detto con la consueta lucidità che l’unica visione tridimensionale che interessa agli uomini in fondo è “una signora svestita in 3D“... Può darsi, ma PlayBoy va in 3D per non "andare in bianco": la tiratura di Playboy è crollata dai 3,5 milioni di copie del 2006 a un milione e mezzo, a causa di Internet e del porno online...

Insomma, il porno classico, che mercifica il corpo delle donne dalla notte dei tempi, non è nella sua stagione d'oro. A causa dell'hi-tech! E chi l'avrebbe mai detto?

lunedì 3 maggio 2010

Effetto Clegg: "The Lady Killer" conquista le donne

I lib-dem forse non saranno l'ago della bilancia, ma Mister Clegg (il terzo incomodo delle elezioni britanniche fra Labour e Tories) piace al 32% delle donne. Non ne dubitiamo: non è troppo aristo-chic (come il conservatore Cameron), ma neanche è sciatto (come il laburista Brown): parla bene, è alla mano ma competente. Non sembra uno che adesca signorine come certi nostri politici (o che evade le tasse, il che sarebbe deliquenziale e inopportuno!), ma sembra simpatico e naturale: di questi tempi, non è poco.

Ma soprattutto ha una moglie 40enne, dinamica, spagnola (quindi, immaginiamo, filo-europeista) e in carriera (ma senza fronzoli e senza tirarsela troppo).

Nick Clegg,the lady killer”, regalerà la vittoria ai Tory interrompendo la lunghissima stagione Labour. È la politica, bellezza? Macché: it's the economy, stupid: il debito britannico che sembra voler far concorrenza ai Piigs inorridisce gli inglesi.

venerdì 16 aprile 2010

Giorgio Napolitano: "Il disprezzo per le donne incoraggia la violenza"

Bocciati il "velinismo" e l'uso spregiudicato e senza rispetto del corpo delle donne. Il presidente Giorgio Napolitano, nonché marito di una donna super tosta (Clio), è stato chiarissimo: è l'ora di educare i giovani al rispetto delle donne. E ha aggiunto: le ragazze devono pretendere il rispetto e ancor di più i ragazzi esprimerlo.

Il disprezzo è criminogeno e genera violenza. Diciamo no all'oggettizzazione della figura femminile, alla mercificazione e alla volgarità gratuita.

Fonte L'Unità: "Napolitano: media rispettino la dignità delle donne"

giovedì 8 aprile 2010

Elogio della follia (delle streghe e dell'ateismo di Piergiorgio Odifreddi)

Il simpatico, colto e brillante matematico Piergiorgio Odifreddi ha rischiato grosso alla puntata di Porta A Porta: anche meno di due secoli fa l’avrebbero bruciato sul rogo. Come Giordano Bruno a Campo de' Fiori. Se fosse stato donna, poi, solo una manciata di centinaia d'anni fa, avrebbe rischiato un processo per stregoneria. Dire a gran voce di essere atei in Tv è diventato un crimine nell'Italia del 2010. Un reato, come la clandestinità...

Ma Odifreddi ha affrontato il processo mediatico (da unico imputato) di Porta a Porta e i professionisti di fede fondamentalista, con l'aplomb del vero non credente: ironico, spiritoso e senza astio. Mentre la Tv ci rifila corpi di donne mercificati in ogni angolo e il Premier i suoi passatempi non proprio casti a ogni ora del giorno, è invece vietato dire in Tv "Sono ateo".

Ma l'apice del ridicolo è stato raggiunto con la minacciosa ammonizione di Messori: “Ti avverto che sono in pochissimi al mondo a pensarla come te”.

Ah, la dittatura della maggioranza! Il centralismo democratico!

...Ecco cosa mancava come ciliegina sulla torta da aggiungere alle accuse alle nèo streghe della RU486 e ai liberi pensatori come Odifreddi: l'accusa di essere una sparuta minoranza (ma ne siamo proprio, proprio sicuri?). Degna di finire sul rogo virtuale dell'aurea mediocracy (e dell'aurea mediocritas in video) all'italiana. Le minoranze in Tv non sono ben tollerate.

Da leggere: "Laici di tutta Italia, unitevi " (MyTube di Enrico Franceschini - La Repubblica)

mercoledì 7 aprile 2010

La paziente zero della RU486 siamo tutte noi

Per favore non trattatela da cavia (non lo è). Per favore non inseguitela per un'intervista né sbattetela in prima pagina. Non serve a nessuno: se lei vorrà racconterà liberamente su un blog o dove preferisce la sua personale esperienza. La paziente zero della Ru486 siamo tutte noi. Donne madri e donne senza figli.

La pillola Ru486 è entrata ufficialmente in commercio in Italia. Ora ha una roadmap legale: la commissione ministeriale sulla pillola Ru486, alla presenza del ministro della Salute Ferruccio Fazio e del sottosegretario Eugenia Roccella, dovrà monitorare l'uso della pillola abortiva in Italia e mettere nero su bianco le linee guida valide per tutto il territorio nazionale.

L'importante è che nessuno fermi la roadmap della pillola RU486, dopo battaglie di tantissime coraggiose donne in anni ed anni contro i pregiudizi e le ideologie. L'aborto è un diritto. La RU486 è finalmente sbarcata in Italia.

Update 8-4-2010: "Io, cattolica, ho fatto la mia scelta. Chiesa e politica devono tacere" di Francesca Russi (La Repubblica)

giovedì 18 marzo 2010

Ma le donne no. Letture

Caterina Soffici ha dato alle stampe Ma le donne no (Feltrinelli) un libro in cui spiega perché in Italia le donne sono le ultime in tutto, perché nei sondaggi le ragazzine, alla classica domanda "Che farai da grande?", rispondono 1. la velina, 2. non so (e il non so ci preoccupa di più! Chi ha rubato loro i sogni?), e perché proprio in Italia sia scoppiato il caso della donna-tangente (un primato ben poco invidiabile...).

Altra lettura è Pensare l'impossibile di Anais Ginori (Fandango).

L'Italia è ferma sulle gambe e imbalsamata? Ma sono sempre più le donne che ci provano a sparigliare le carte e a dare una scossa :)

lunedì 15 marzo 2010

Lo spettro dell'Eugenetica sulla lotteria degli ovuli. La trappola dei "figli perfetti"

Premessa. Scrivo da mamma: il figlio "perfetto" non è un'illusione, è peggio (eugenetica di hitleriana memoria? Una trappola mortale?). I figli non sono "nostri", ma sono "cittadini del mondo". Tagliare il cordone ombelicale, non è facile, ma obbligatorio: l'autonomia e la libertà dei figli è la nostra mission fin da subito; ma diventa un'orizzonte quasi impossibile se cediamo, fin dal concepimento, a fare "figli perfetti" partecipando alla lotteria degli ovuli.

Che cos'è la folle lotteria degli ovuli? Lo spiega Adriana Bazzi sul Corriere della Sera: "Compri l'ovulo, donato da ragazze americane". Lo shopping prevede informazioni sul grado di istruzione della donatrice, sulla professione e perfino sulla «razza» (quando Einstein ci ha spiegato che l'unica razza è quella "umana" e Cavalli Sforza ci dovrebbe aver istruito sulla pericolosità di questo concetto-falso).

Ovviamente, la genetica è molto più imprevedibile e ribelle delle signore dedite alla "selezione genetica": il "figlio perfetto" non nasce neppure scegliendo il miglio partner possibile, perché più del DNA conta il contesto (l'ambiente). Figuriamoci scegliendo un grumulo di dati da un database.

Ma chi cede all'eugenetica, forse dice qualcosa di sè che m'inquieta: non vuole correre il rischio di avere un figlio libero ed autonomo, capace di camminare e correre con le proprie gambe, in grado di imparare dalle proprie e altrui esperienze, di avere senso critico, di scegliere con la propria testa, di diventare colto e affrontare con fiducia il mare aperto del mondo. La signora dell'eugenetica non vuole sentire lungo la schiena il brivido dell'aleatorietà della vita, ma neanche farsi sorprendere dal gusto della serendipity (scoprire quanto un figlio sappia stupirci a ogni età, fin dai primi giorni di vita, anche - e proprio - quando compie le azioni più distanti da noi!).

L'autunno di queste signore non vorrà mai farsi raggiungere dal profumo della primavera dei figli imperfetti ma vivi. Che dire loro? Carpe diem, imparino a cogliere l'attimo invece che a impostare solo piani quinquennali già falliti nell'Urss sovietico. Con i figli una snella, condivisa e flessibile roadmap vale più della "nazista lotteria degli ovuli".

M.C.

lunedì 15 febbraio 2010

Lessico incivile Spa

Ne è passata di acqua sotto ai ponti da Lessico Familiare di Natalia Ginzburg. Ora in Italia si parla un'altra lingua, soprattutto quando si parla di donne. Il lessico è diventato incivile, con le donne spesso il linguaggio usato è patriarcale (come se la donna fosse un orpello, una tappezzeria...) o infarcito di sottintesi hardcore o moralista (e neanche questo ci piace!). Un lessico inter pares non è possibile nell'era Berlusconiana?

Ecco un campionario di locuzioni nell'era del lessico incivile spa (non S.p.a., ma al tempo delle Spa xxx) apparse sui media tra il 2009 e il 2010:

L'utilizzatore finale: la vicenda è quella ormai nota delle ragazze invitate a partecipare a feste a palazzo Grazioli e a villa Certosa in cambio di denaro (l'avvocato del premier Silvio Berlusconi nonché deputato del Pdl Nicolò Ghedini si è poi scusato dell'espressione).

"Lei è più bella che intelligente": la famosa espressione è stata pronunciata dal presidente del Consiglio Berlusconi al telefono a una nota trasmissione Tv, contro il deputato Rosy Bindi.

"Ho parlato con Bertolaso, so che aveva mal di schiena e andava da una fisioterapista, una signora di mezza età": se una signora è di mezza età e non è una signorina, forse non può, ipso facto, commettere atti impuri? (Secondo questa stravagante, ma stringente logica...).

''Faremo un'eccezione per chi porta belle ragazze": le belle ragaze albanesi saranno le uniche ammesse in Italia negli sbarchi di clandestini.

"Quando vedo belle donne perdo il filo. Preferite così o quegli altri? Marrazzo per esempio?".

venerdì 12 febbraio 2010

La Donna-tangente costa poco: Deflazione o cosa?

"LA DONNA-tangente pare ormai assunta come merce di scambio ordinaria fra i puttanieri della nuova classe dirigente italiana. Costa relativamente poco, cementa solidarietà indicibile ovvero complicità omertosa, come e più di qualsiasi altro pagamento in nero. Il regalo sessuale lubrifica il sistema affaristico fin dentro i palazzi del governo, e pazienza se rende incivile anche la Protezione civile: funziona perché corrompe".

Qui è in ballo non il gossip al cubo, bensì la Misoginia di Stato (?), perpetuata nella concezione della famiglia, nei luoghi di lavoro, nelle carriere politiche. Qualcosa che riduce le donne non solo a merce e oggetto (nel solco del maschilismo più becero), ma a un'idea ancora più subdola e pericolosa: la donna-tangente è un virus.

Da leggere (senza sprofondare in depressione... Ma la lectio magistralis è: Se li conosci, forse li eviti!): La donna tangente (La Repubblica) di Gad Lerner

martedì 12 gennaio 2010

Ai toy boys di Mrs. Robinson preferiamo i bassi dati sull'occupazione femminile

Mi ha divertito leggere la brillante versione di Mrs. Robinson (nomen omen!) commentata con la consueta arguzia da Natalia Aspesi (su La Repubblica), ma alla signora reazionaria dell'Ulster (omofoba, ex?-sessuofoba e che evade le tasse) in cerca di Toy boys, mi disinteresso. Se ne occupino il fisco Uk e la bravissima Aspesi!

Preferisco leggere i dati dell'Istat (dati 2008) che dicono che in Italia lavora la metà delle donne: 47,2 donne contro 70,3 uomini.
Inoltre l'Italia si piazza tra i paesi a bassa fecondità, con 1,41 figli per donna nel 2008: si tratta comunque del livello più alto registrato negli ultimi dieci anni e va attribuito soprattutto alla componente straniera.

Chissà se la bassa occupazione femminile non sia da attribuire alla bassa spesa in istruzione? Questa nel 2007 ha raggiunto in Italia il 3,7% in rapporto al Pil, molto al di sotto della media europea del 5,1% (dati 2006).

martedì 1 dicembre 2009

Fiocco rosa per la banda larga e la comunicazione online

European Interactive Advertising Association (Eiaa) fotografa le donne digitali. Dall'indagine Donne & Web emerge che: la fascia demografica dei 16-34 anni è la più digitale nel nostro paese; alle donne la banda piace larga: il broad band interessa il 67% delle intervistate in Italia.

La Rete si tinge di rosa sette giorni su sette. Su 20 milioni gli italiani online, 8,3 milioni sono donne (il 32% delle donne) con una crescita nell’uso di Internet pari al 7% anno su anno. La fascia demografica delle 16-34anni viaggia al 76%, confermandosi come la generazione rosa decisamente più geek in Italia e oltre la media europea (60% nell'utilizzo di Internet) .

Le donne italiane hanno il primato per l’ammontare di tempo trascorso in Rete: 12 ore settimanali online (contro la media europea di 11 ore). Il 20% delle donne passa tempo online anche nei fine settimana, con una crescita decisiva pari al 54% negli ultimi 2 anni. Non sorprende quindi che il 29% sia dichiaratamente heavy user, con più di 16 ore a settimana.

Le donne spengono la TV e accendono il Pc. È in caduta libera il divario che fino a poco tempo fa separava il piccolo schermo dal Web. Oggi la televisione perde terreno: le 15 ore trascorse settimanalmente davanti alla TV, sono tallonate dalle 11 ore abbondanti passate (media europea al femminile).

Anche in questo caso, le 16-34enni italiane trainano il passaggio al Web, con il 14% di tempo in meno trascorso davanti alla televisione, ma il 13% in più su Interne . Il sorpasso della Rete è già realtà tra le 16-34nni (con una media di 13,7 ore settimanali su Internet, contro le 12,5 davanti alla Tv).

Infine alle donne la Banda piace larga e senza fili. Le cyber-navigatrici in rosa fanno da apripista e mettono la freccia sul governo, che ha congelato i fondi broad band. Il 67% delle donne italiane naviga in banda larga. Parliamo di 5 milioni e mezzo di persone, di cui il 71% delle 16-34enni. Il 45% delle 16-34nni nel nostro Paese ha una connessione wireless.

Sul Web vincono chiacchere e gossip, o meglio la comunicazione. L’email è lo strumento più importante: nella media europea al 79%. Stessa coerenza per gli strumenti di instant messaging: 36% in entrambi i casi. Il blog cresce a doppia cifra con il 21% di crescita anno su anno.

Il 76% delle intervistate in Italia dichiara che grazie a Internet può gestire le proprie finanze, mantenere il contatto con amici e parenti (68%), accedere a informazioni legate alla salute e benessere (44%), prenotare vacanze (43%), scegliere prodotti o servizi più competitivi, anticipare cambiamenti nel proprio stile di vita. L'online diventa la Rete di salvataggio delle donne digitali.

Alison Fennah, executive director EIAA spiega così la valanga rosa in Rete: “In poco tempo hanno compreso i vantaggi dell’online per gestire con maggior efficienza la quotidianità, ampliare il proprio network, mantenersi informate e aggiornate. E’ un’audience altamente strategica per gli inserzionisti, dal momento che hanno di fronte soggetti molto attivi e coinvolti, pronti a sfruttare Internet per far sentire più chiara la propria voce. Ma anche per formarsi un’opinione e, perché no, cambiare idea”.

Ai siti di moda (45%) le donne preferiscono i siti di informazione (55%), i viaggi (50%) e la finanza (48%). In crescita è anche l'e-commerce.

[Fonte: ITespresso.it]

venerdì 27 novembre 2009

Stop alla Ru486: Scienza o Oscurantismo?

In Italia il corpo delle donne non appartiene a noi donne... ma a qualcun altro? E chi è questo "qualcun altro"? La domanda è lecita, a poche ore dal blocco alla pillola RU486 deciso, in modo irrituale e irriverente, dal Senato.

Scrive IlSole24Ore.com: "È proprio la delicatezza della materia a giustificare un intervento tanto irrituale con cui la maggioranza sottolinea l'attenzione politica alle questioni eticamente sensibili e manda forse un nuovo segnale di dialogo alla Santa Sede".

Aggiunge Della Vedova, parlamentare Pdl e "animatore" di Libertiamo.it: "All’interno del centro-destra alcuni parlamentari ritengono che il legislatore possa “correggere” le verità scientifiche".

E il corpo delle donne, martoriato dallo squadrismo estetico di questi decenni, e abusato in Tv e nella politica da anni, che ruolo gioco in questo nuovo braccio di ferro?

mercoledì 25 novembre 2009

Sono 140 milioni le donne vittime di violenze: in piazza sabato, per dire NO alla violenza sulle donne

"La Giornata internazionale contro la violenza alle donne deve rappresentare - sostiene il presidente Giorgio Napolitano - un'occasione per riflettere su un fenomeno purtroppo ancora drammaticamente attuale, individuando gli strumenti idonei a combatterlo in quanto coinvolge tutti i paesi e rappresenta una vera emergenza su scala mondiale".

Secondo i dati forniti dalla conferenza sul tema, svoltasi a Roma in occasione del G8, sono più di 140 milioni le donne vittime di violenze di ogni tipo. Matrimoni forzati, spose bambine, mutilazioni genitali, stupri di guerra: "Il dolore di quelle donne, di quelle bambine riguarda tutti noi, anche perché la barbarie della violenza contro le donne non è stata estirpata neppure nei paesi economicamente e culturalmente avanzati" conclude Napolitano.

In Italia, il caso dei fischi alla Nunziatella (contro le prime sette donne entrate nella scuola militare...), la dice lunga: il machismo è una metastasi che non risparmia neanche le alte sfere statali.

Se volete dire no alla deriva sessista, al patriarcato strisciante dell'intera società italiana, se volete dire basta contro la violenza maschile sulle donne, potete scendere in piazza a Roma sabato 28 novembre.

Sabato 28 novembre

Manifestazione nazionale a Roma

Quest'anno la giornata mondiale contro la violenza maschile sulle donne sarà segnalata tra le altre iniziative anche da una manifestazione nazionale organizzata dalle donne e indipendente dai partiti che si terrà sabato 28 novembre a Roma.
Adesioni e motivazioni
sul sito torniamoinpiazza.it

lunedì 23 novembre 2009

Mamme per scelta: ma il lavoro rispetta i tempi delle donne?

Con la maternità del ministro Maria Stella Gelmini, per tutte Mary Star (come dice Littizzetto, notando maliziosamente che son tutte cattoliche, poi tutte concepiscono figli fuori dal sacro vincolo...), si ritorna a parlare della gravidenza al lavoro.

Il 46% delle operaie smette di lavorare entro il quinto mese. Ma una su cinque non torna a lavorare quando diventa mamma: il 69% per scelta, ma il resto no. Al 23,9% non viene rinnovato il contratto dopo il parto. Il 6,9% viene licenziato.

La maternità libera è la vera liberazione delle donne, ma la legge sulla maternità (all'epoca all'avanguardia) avrebbe forse bisogno di un lifting, per essere più al passo con i bi/sogni delle donne. Soprattutto libere professioniste e precarie, oggi poco tutelate.

In Italia madri e padri, fino agli 8 anni del bimb*, possono prendere 10 mesi di congedo: meno dei 12 di Germania, Belgio e Svezia.

Molte donne poi vorrebbero tornare presto in ufficio e avere l'opzione di allungare il periodo part-time.

E poi annosi problemi, mai risolti, affliggono le donne: servono asili, assistenza, supporto. "Se tutte le donne potessero lavorare, il nostro Pil salirebbe di ben 17 punti" afferma Mara Carfagna al Corriere della Sera (13-11-2009). Maternità libera, senza dover aderire per forza a modelli maschili.

Allora, ministro, aiuti le donne ad avere maternità felici (ma soprattutto vissute, metabolizzate e centellinate con i propri tempi!), e forse farà bene anche al Pil italiano...