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mercoledì 30 novembre 2011

I libri, Libero e le donne

I libri rendono liberi (di pensare e di esprimersi). Ma per il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro Libero (di nome, ma di fatto?) non è così: il giornale, che beneficia di milioni di euro di finanziamento pubblico, ritiene che andrebbero tolti i libri alle donne, per ridare slancio alla natalità in Italia. Meno libri, più figli. E pensare che i figli adorano sfogliare i librini...

Lo studio originale citato (http://www.hks.harvard.edu/ksgpress/bulletin/spring2006/features/mommy_gap.htm) in realtà trae conclusioni differenti: per esempio invita ad adottare politiche che non penalizzino la maternità delle donne in carriera facendo pesare gli oneri della genitorialità anche sui padri... Ma la destra italiana riesce sempre a rivoltare le frittate, a sfavore del Fattore D.

lunedì 9 maggio 2011

Le donne-belle della Pdl e le donne-mamma del PD: donne e basta, no?

Niente Fattore D. Niente Womenomics. Niente broad band (l'Italia è fanalino di coda anche del Rapporto Akamai per la banda larga). Le donne negli Usa diventano Ceo, Segretario di Stato, fanno carriere militari eccetera. In Italia, nella campagna elettorale per le amministrative, le donne devono destreggiarsi fra le donne-belle della Pdl (versione La Russa) e le donne-mamma del PD (versione sito online). O sante o... 40 anni di femminismo, andati in fumo.

«Ogni donna è anche mamma: accudire, aiutare, ascoltare, coccolare, comprendere, incoraggiare, difendere, nutrire, sono tutti verbi che in genere si coniugano di più al femminile». Ma chi lo dice?

Ora anche la scelta consapevoke della maternità, perché deve permeare tutta la nostra vita? Siamo donne, a volte madri, a volte no, a volte amanti, a volte amiche, mogli, a volte single e zitelle, a volte non ci importa proprio nulla di tutto ciò, e siamo solo operaie, casalinghe o professioniste. Donne, senza ricamarci troppo intorno. Difficile, no?

lunedì 14 febbraio 2011

Media-strike via e-mail, Fax, Forum, Facebook, Twitter e Post IT alla Fermata dell'Autobus: Se non ora quando? ORA!

Dopo la piazza, è ora di inondare i mass media (soprattutto quelli che non hanno capito che non siamo moraliste, ma vogliamo libertà e Pari Opportunità per tutte le donne - italiane, straniere, Lgbtq - anche quellE senza quarta di reggiseno o tacco 12, o comunque indisponibili alla mercificazione).

Ecco l'idea delle cyber-hacktivist italiane: una settimana di Social Mobilitazione 2.0 dall'1 all'8 marzo. Media-strike via e-mail, Fax, Forum, Facebook, Twitter e Post IT ROSA alla Fermata dell'Autobus (ma anche in Stazione e ai lampioni delle Piazze centrali delle nostre città...).

Inondiamo di messaggi sulle Pari Opportunità i media dell'area Mediaset, del TG1 e di chi non dà voce alle donne che finora non hanno avuto voce.



Cosa scrivere in queste e-mail POST IT rosa o sulle bacheche e Forum Online? I desideri di noi donne tutte. I nostri (bi)sogni. Ma anche diamo i numeri su tutto ciò che in Italia non va nel verso giusto con noi donne! L'Italia ha un atavico GENDER GAP da azzerare.
Messaggi anche brevi tipo: "BASTA CON...." (e scriviamo cosa più ci offende come donne e persone in questo paese!)


Quali numeri diamo noi donne? Eccoli qui. Una donna su due è disoccupata. Il 30% dei giovani (nostri figli o nipoti) è senza lavoro. Dall'Invalsi e dai dati Ocse emerge che i maschi italiani sono sempre più indietro, cresce il divario dalle compagne, ma ciò nonostante in Italia cresce anche il Gender Gap.

Le donne italiane si diplomano e laureano di più e meglio, ma guadagnano il 16,8% meno dei colleghi maschi. Una donna su quattro abbandona il lavoro dopo la maternità. Su 100 bambini solo 10 trovano posto in un asilo nido (meno di 5 su 100 in uno comunale). Le donne ministro sono il 21% del totale, le parlamentari sono meno di un quinto. Nelle società quotate la presenza femminile nei Cda è appena al 6,8%; le donne Ad sfiorano il 3,8%.

L'Italia continua a perdere posizioni nella classifica delle pari opportunità tra uomini e donne: nel rapporto 2010 del World Economic Forum (Wef) l'Italia con il suo 74mo posto (su 134 Paesi analizzati) arretra di due posizioni rispetto al 2009 ed è il fanalino di coda dell'Unione Europea. Maglia nera UE, seguita, tra i Paesi avanzati, solo dal Giappone ma preceduta da Repubblica Domenicana, Vietnam, Ghana, Malawi, Romania e Tanzania. Ai vertici della classifica svettano, nell'ordine, Islanda, Norvegia, Finlandia e Svezia, in fondo ci sono Mali, Pakistan, Ciad e Yemen.

Questo significa che nel Paese esiste un gender gap? SI' ed è per questo che il 13 febbraio le donne italiane - stufe di essere divise fra sante e puttane (siamo solo felicemente donne!!!) - sono scese in piazza. Per dire basta a un'Italia in crisi, non solo economica ma d'identità, e dove il Fattore De la Womenomics sono concetti "troppo sofisticati" per i liberali e non invece il pane quotidiano del nostro agire pubblico e privato.

Car* italian*, siamo donne: diciamo basta. Vogliamo il pane e le rose. Sprigioniamo la creatività! :)

martedì 14 dicembre 2010

Berlusconi, si offenderebbe se qualcuno la chiamasse un tenativo...?

Come vede le donne Berlusconi è chiaro a tutti. Basta leggere Mignottocrazia di Paolo Guzzanti per farsene un'idea. A correre in aiuto di Berlusconi, arrivano due donne.

Sia chiaro: Berlusconi ha vinto la partita a scacchi per tre voti, ma ha perso politicamente. Però Berlusconi spera nell'Effetto Scia: ottenuta la fiducia, saranno altri a (ri)salire sul carro dei vincitori? Tutto da vedere: lo scisma per ora è femminile.

Già pagare per conquistare una donna è da perdenti: vuol dire non aver fiducia nel proprio fascino, non credere nella propria capacità di seduzione (intellettuale e fisica) e preferire delegare al colore dei soldi invece che al proprio potere reale (quello vero: il poter essere... non il Potere con la P maiuscola, che è in fondo una banderuola al vento... oggi c'è, domani chissà... Vero, Berlusconi appeso al filo di 3-voti-3?).

Pagare, saldare debiti ed estinguere mutui per conquistare il voto di deputati in vendita, alla stregua di mercenari in guerra, per vincere alla Camera come su un campo di battaglia, significa due cose: primo, che forse senza il libretto degli assegni non si sarebbe vinto; secondo, che le donne cedono più davanti ai libretti degli assegni che davanti al Potere.

Le donne italiane vogliono davvero mostrare al mondo questa umiliante e mercificata immagine di sé? Le donne italiane si sentono oggetto, merce in vendita, da pagare profumatamente? Credono di contare così poco da preferire i contanti-subito alla carriera-domani? Per le donne è proprio meglio l'uovo oggi della gallina futura? E il merito: vale zero ai loro occhi?

Se Berlusconi cadrà mai, cadrà per via delle donne. Anche perché, Calearo docet, sugli uomini (votati nel PD o nell'IDV, e passati di là come se nulla fosse) c'è ben poco da contare... Gli Yes-men non fanno mai una gran figura, ma le Call-Girls non fanno mai una bella fine. Ah, le donne...

Berlusconi, si offenderebbe se qualcuno la chiamasse un tenativo...? Mentre il debito pubblico tocca un nuovo record (ad ottobre i 1867,398 miliardi di euro contro gli 1.844 miliardi di settembre)?

mercoledì 17 novembre 2010

Donne - schiave del nuovo millennio? Qualche dato non guasta...

Non ci sono solo le operaie di Foxconn a ricordarci le origini dello sfruttamento femminile. Ci sono anche altri dati. Le schiave del sesso (le ragazzine con lo sguardo perso nel vuoto sui nostri marciapiedi) rappresentano un business da 32 miliardi dollari (Fonte: IlSole24Ore.om). Ma qualcosa avviene anche in famiglia: tutto pesa sulle spalle della donna (lo dice l'Istat). Nel biennio 2008-2009 il 76,2% del lavoro familiare delle coppie è ancora a carico delle donne, meglio che nel 2002-2003 (77,6%), ma di poco. Il gap nella divisione del carico di lavoro familiare persiste dentro le coppie italiane.

martedì 16 novembre 2010

Perché Google ci vede come "donne senza mutande"? (Per giunta in un supermarket)

Guardate la seguente Jpeg. Cercavo news su donne (avevo digitato la query: donne; volevo cercare "donne e lavoro", ma la nuova opzione della BigG mi ha preceduto suggerendomi delle ricerche mentre digitavo...). Su Google News la funzione mi ha proposto di cercare "donne senza mutande" (in un supermercato), donne senza niente addosso ed altre amenità. Non ciò che io cercavo, ma ciò che Google News mi suggeriva.

Non è una "gaffe" di Google; non è neanche misoginia hi-tech. Ma queste query che vedete nell'immagine saranno probabilmente le interrogazioni più cliccate sul motore di ricerca... Ecco dunque come il mondo ci vede... Altro che Fattore D!

M.C.

martedì 6 luglio 2010

Muro di gomma, anzi, una big bubble masticata e molliccia che ti invischia, ti toglie le forze e la volontà: chi lo ha detto?

Ma la solita (e brava) Ilaria D'Amico su A. Anche perché di "donne parlanti", se togliamo qualche giornalista e alcune intellettuali (che però non fanno audience in questo paese dove non si leggono mai abbastanza giornali e libri...), sembrano aver perso la parola (o la voglia di parlare ad alta voce disturbando il manovratore: a volte non fa male!). Nessuna famosa attrice si indigna? Nessuna sportiva con qualche blasonata medaglia nel Palmares? Nessuna associazione "segretarie che parlano tre-cinque lingue" ha da fare commenti sul metodo di selezione dell'ultima "dama bianca" al G8? Nessuna famosa comica non politicizzata? Nessuna cantante di grido? Nessuna moglie di calciatore? ...E allora leggiamo le considerazioni di Ilaria D'Amico che ci ricorda che "la legge bavaglio sarà l’ennesimo sopruso che subiamo" e che se sentiamo chiamare “'giovane regista' un brizzolato signore di 47 anni. Attenzione. Non è benevolenza, ma autoreferenzialità". Parole sante! Però che silenzio assordante... Eppure, sotto gli ombrelloni, tutte chiacchierano, eccome. Le altre forse sono forse rimaste invischiate nella big bubble masticata e molliccia...

Fonte (Andrea Greco su A): La Nazionale perde “perché non siamo più capaci di gestire il talento”

lunedì 14 giugno 2010

Paternità obbligatoria in Italia: quattro giorni di congedo a stipendio pieno

Preferiamo i padri che lo fanno spontaneamente o nel momento in cui acquistano la consapevolezza della paternità. Però ammettiamo che l'Italia si allinea all'Europa ed è un passo avanti.
Il «Congedo di paternità obbligatorio» è comunque un segnale: per fare capire alle donne che fare figli non è negativo (in un paese con un tasso di natalità dell’1,24%... va ribadito!) e che le donne che fanno figli non sono di serie B ma possono rimanere nel mondo del lavoro senza rinunicare a nulla.

L'esame del testo è al via alla Camera: vi convince?