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martedì 20 settembre 2011

Quel Jobs(iano) di Silvio B.: Che cos'è il Reality distortion field

Il Reality distortion field (RDF) è una brutta bestia. E' un campo magnetico dove la realtà viene distorta dal leader carismatico, e piegata ai suoi voleri, diventando Black Propaganda. Macchina del fango contro gli avversari. Re-interpretazione della realtà secondo i canoni dell'ideologia dominanti.

Quel Jobs(iano) di Silvio B. è un maestro di RDF, anche grazie al contributo di Minzolini, Sallusti, Ferrara, giornalisti in grado di depurare la realtà degli elementi veri, e riscriverla in maniera fittizia e propagandistica, al servizio del Padrone.

Su quali capisaldi si basa questa tecnica di ammaliamento che strega i Fan del Leader, impedendo loro di ragionare con la loro testa? L'autorità carismatica, il culto della personalità, la suggestionabilità, la propaganda e Someone Else's Problem o SEP.

L'acronimo inglese SEP (Someone Else's Problem) è stato coniato dallo scrittore umorista Douglas Adams per indicare un campo di invisibilità formidabile: la gente ti vede, ma pensa che quello che sta vedendo è appunto un problema altrui.

Ah, quel Jobs(iano) di Mister B...

mercoledì 7 settembre 2011

Frau Merkel e Carol Bartz: non tutte le donne hanno il polso della situazione. Quote rosa e meritocrazia devono andare a braccetto

Per una Hillary Clinton che riporta in auge la figura del Segretario di Stato, vilipesa sotto la testosteronica era Bush, (ed addirittura elogia Internet come via, diplomatica, alla pace fra i popoli), ci sono donne che non sempre sono al posto giusto nel momento giusto. Succede a Frau Merkel, la cancelliera che di Bismark ha il tono severo e un certo carisma, ma non la sapienza per guidare la Germania mentre l'euro è sotto attacco (via crisi debito sovrano in Italia e Grecia). Succede a Carol Bartz, che ha appena perso la poltrona di Ceo di Yahoo! a Sunnyvale in California. Perché?

La cancelliera Angela Merkel nasconde la polvere sotto i tappeti (i debiti tedeschi sono prossimi al 100% del Debito/Pil, se facesse i conti come si deve: benvenuta Berlino nel club!) e poi si permette di bacchettare l'Italia come una maestrina dalla penna rossa. Sia chiaro: l'Italia ha un "governo Penelope", che di giorno fa le manovre e di notte le disfa, mettendo in pericolo la fortezza Europa e lo stesso Euro; l'Italia ha un governo eticamente svilito e moralmente appannato (per usare un eufemismo); l'Italia non cresce adeguatamente da 20 anni e sembra incapace di licenziare una manovra all'altezza della crisi economica e in grado di fermare il declino italiano. Tuttavia, le aziende italiane crescono come quelle tedesche, e l'Italia ha una ricchezza privata enorme, a cui il Paese - in condizioni di emergenza - può attingere (con una patrimoniale o un prestito forzato, in cambio di ristrutturazione pesante) per far fronte al baratro. L'Italia insomma non è fragile come la Grecia e ha un'economia migliore della Spagna: ha solo l'handicap di un governo incoerente, sfibrato e schizofrenico. Basterebbe un governo tecnico per rimettere i conti a posti, seguito da elezioni, per ridare fiato all'Italia sui mercati. Frau Merkel ha dunque sbagliato molto nella gestione della crisi, e si è meritata - lei sì!- le bacchettate di Kohl, padre della Germania unita e dell'Euro.

Anche in America donna non fa sempre rima con efficienza: Carol Bartz, ex Ceo di Yahoo!, 14 anni passati in AutoDesk, è appena stata licenziata con una telefonata. A casa aveva portato un sospirato accordo decennale con Microsoft Bing, ma poi non ha saputo traghettare Yahoo! fuori dalle secche, rifocalizzare il brand nell'era social e ridare lustro a un brand, che ha fatto la storia di Internet, ma oggi appare un po' demodè roispetto alle rampanti Facebook e all'innovazione di Google.

Questo per dire: benvenute quote rosa. Ma esse funzionano solo se abbinate alla meritocrazia. Le donne sono ottime manager, sono spesso (ma non sempre!) più oneste nelle funzioni Executive, tuttavia non sempre sono carismatiche, decisioniste e creative come certi ruoli impongono. Il Fattore D è un'arma in più in molte situazioni, ma va sempre confrontato con il Fattore Leadership. Una Steve Jobs in gonnella (nonostante le grandi performance di Merissa Mayer a Google e le ottime manager sia di Microsoft che delle company californiane) ancora non c'è. Ciò però non significa che nel giro di un decennio non spunti fuori: le donne sono sempre più hi-tech e sempre più agguerrite. Però il Fattore D non sempre basta: come dimostra il caso Hillary Clinton, il Gender Gap va colmato ma sempre con la meritocrazia. Esaltare meriti e competenze non è un optional.

domenica 28 agosto 2011

Perché in Italia non nasce uno Steve Jobs o non arriva un Sergei Brin dalla Russia. La lezione degli Hacker italiani/spaghetti hacker do you remember?

Risponde un utente a Zucconi di Repubblica: "Sono convinto che Apple, da quando Windows 3.1 ha fornito un ambiente di lavoro proponibile, sia più una fede religiosa che una scelta tecnica. Ma rispondo con un’altra domanda. Anche due. Perché in Italia negli anni settanta non esistevano associazioni come l’Homebrew Computer Club? Perché Gates a 13 anni, nel 1968, ebbe accesso ad un PDP-11, cosa che ancora dieci anni dopo era difficilissima in Italia?"

Avete presente quale ostracismo i giornalisti italiani opposero a Indymedia, criticata ogni giorno da tutti, destra e sinistra? Avete presente quale trattamento ha avuto un piccolo libro di un editore minore, "Mela Marcia", recensito online, ma ostracizzato dai media mainstream? Avete presente le visite della Polizia Postale agli italian hackmeeting?

Che fine ha fatto Olivetti, barattata con il salvataggio Fiat? Olivetrti ha inventato il primo Pc, ma venne ignorata e poi distrutta. Ecco perché non è nato in Italia Steve Jobs!

Esiste in Italia la meritocrazia? Nossignori.

Esiste in Italia un ascensore sociale che consente a un ragazzo adottato da una famiglia modesta, quasi povera, di farsi da sé come avvenne per Steve Jobs? Nossignori, e due.

Sergei Brin, che emigra dalla Russia alla California e fonda Google con un compagno di studi, che cosa avrebbe incontrato in Italia? La Lega Padana o i soldi per fondare Google con il compagno di corso Larry Page? Indovinate!

Avete infine presente chi è Massimo Marchiori, matematico e informatico, creatore del concetto di iperinformazione e del motore HyperSearch su cui si basa Google?

Dopo averci chiuso in faccia tutte le porte,
averci augurato l'ergastolo-a-doppia-mandata, averci considerato dei teppisti perché all'Hollywood preferivamo Breda-occupata o il Leonka ci chiedete pure perché dall'Italia vogliamo scappare? Beh, risparmiamoci almeno i convenevoli :)

A voi la nostra generazione, un po' arruffona, un po' da assalto-al-cielo, un po' vogliamo-tutto, un po' cialtrona, ruspante ma creativa, ha sempre fatto schifo. Lo avete scritto sui vostri giornali, lo avete sempre dimostrato in ogni convegno di sociologia.

Solo De Kerkhove, l'erede di Marshall MacLuhan, ci ha riabilitato. E qualche editore coraggioso. No, non abbiamo l'ambizione di aver abortito uno Steve Jobs. No, non saremmo mai stati dei Brin-Page. Ma forse, se non ci aveste sempre insultati - ostracizzati - messi nell'angolo come appestati-, forse, invece di diventare precari (anche per voi!) da mille-euro-al-mese, forse, avremmo potuto creare qualcosa di meglio del nostro precariato a vita. Felici e sfruttati 2.0, eh?

E ora ci venite pure a chiedere perché siamo (in)felici di essere sfruttati? Che coraggio! :)

Ecco perché in Italia non nasce uno Steve Jobs. Ma neanche un Bill Gates. E se nascesse, un novello Michelangelo 2.0 emigrerebbe. E avrebbe tutta la nostra solidarietà ahimè... Cervelli-in-fuga: brains on the run
, è il destino degli italiani che hanno voglia di farsi largo senza passare dai salottini. Dagli inner circles.

Rispose la grandissima Fernanda Pivano a un editore che voleva portarsela a letto: "O faccio la giornalista o la puttana... Due mestieri alla volta è troppo faticoso!".

mercoledì 2 marzo 2011

Gli orifizi del nuovo iPad

Niente nel mondo suscita tanta spasmodica attesa, bulimica frenesia, anestetizzante curiosità come il lancio di un nuovo prodotto Apple. Neanche le foto di Silvio B. nudo in mezzo alle sue Playmate di quart'ordine susciterebbe tanto scandalo od eccitazione quanto la foto sfocata di un dettaglio insignificante, marginale e pixellato di un iGadget di Apple. Ebbene: il countdown è iniziato: iPad sarà fra noi questa sera all'ora di cena...

Invece del TG gli italiani saranno serviti con gli ultimi particolari su tutti gli orifizi di iPad 2. Neanche le conigliette di Hugh Hefner fanno fremere tanto quanto una titillante immagine di un nuovo porta-iPad, una nuova sezione di iOS 5 (iOS 4.3 o già 5? ma avrà lo Slot SD o no????? Ma ci sarà Steve Jobs o no...? Ma sarà bianco o no?).

AH, l'iPad... Ah, iApple... Ah, iSteve l'unico vero anti-mister-B (la lap dance sull'iPhone non gliela farà mai passare liscia!)

venerdì 28 gennaio 2011

Un consiglio a Silvio B.: Vuol essere Playboy? California Dreaming, con la banda (ultra) larga!

Ripelogo. VecchieFarab(R)utte rifiuta l'idea di essere un blog bacchettone e moralista. Siamo libertarie (a volte fin troppo, ci rimproverano... Ma la libertà è come l'Ossigeno!). Non siamo un blog bacchettone. Primo perché non lo siamo né lo siamo mai state; secondo perché difendiamo la libertà di espressione (il primo emendamento Usa, come se fosse nostro!); secondo perché negli Usa prima PlayBoy, poi l'hard-core, quindi FidoNet hanno creato quella culla libertaria, quell'humus di pensiero libero in cui è nata la cyberculture, la filosofia open della Rete come oggi la conosciamo. Insomma: l'idea di Internet di tutti, Internet gratis, meritocrazia, valorizzazione dei talenti individuali nell'ambito di un team, saper fare squadra senza soffocare i solisti, cultura del team, apertura a tutti, e-inclusion, socializzazione delle esperienze e dei saperi, orgia dei saperi, narcisismo ed edonismo declinati in chiave social... Sono un mix prezioso da cui nasce la cybernet, insieme alla cultura libertaria della Rete delle Reti.

Se in America nel 1953 non avesse debuttato Playboy (o Playboy Magazine), la celebre rivista dell'editore Hugh Hefner di Chicago rivolta prevalentemente al pubblico maschile eterosessuale, non si potrebbe capire come poi nacque il fenomeno della liberazione sessuale.

Il taglio liberal degli scritti, unito alla fotografia erotica, ha dettato legge nell'editoria mondiale, rappresentato fonte d'ispirazione, e forgiato l'immaginario (liberato) occidentale. Il genere di fotografia di nudo proposta da Playboy viene oggi definita softcore, per contrapporla all'Hardcore di Penthouse, il porno anni '70.

Negli Usa tra i '60 e '70 si plasma un immaginario, prevalentemente maschile (a cui si contrapporrà un certo femminismo), che ha però il pregio di ripudiare il Maccartismo, dare un calcio al perbenismo farisaico, denudare i desideri liberandoli dal giogo dell'ipocrisia piccoloborghese degli anni '50. Energia pura - creatività - libera iniziativa: i germi dell'(anarco)capitalismo californiano, in poche parole.

Questo spaccato di un'America libertina, moderna e liberal (che crede nella libertà d'espressione e nelle libertà civili) fa sì che l'America e soprattutto la California (dove il softporn e la liberazione sessuale s'incontrano con il fenomeno Hippie) diventino un terreno culturalmente fertile per sviluppare le idee più innovative della Silicon Valley. Questo humus (fatto anche di filmetti di serie B, i B-Movies che Quentin Tarantino adora) rende la California la Mezzaluna Fertile dell'innovazione disinibita, una sorta di Atene di Pericle del V secolo avanti Cristo...

E' impossibile capire certe rivoluzioni della Silicon Valley senza conoscere i Bitnick del distretto di Haight-Ashbury a San Francisco, senza aver mai sentito parlare dei valori controculturali della Beat Generation ereditati dagli Hippy e oggi felicemente rielaborati dalla Bit Generation (del Web 2.0): la Generazione dei Bit e dei Byte, degli 0 e 1, dell'economia Digitale.

Psichedelia, sperimentazione di sostanze psicotrope, rivoluzione sessuale, la ricerca dell'Altrove e lo studio dell'Alterazione degli stati di coscienza: ecco tutti i magici ingredienti che rendono la California il vigneto su cui innestare la vite della rivoluzione digitale.

Quando questo Blog difende il Porno (dal nèo-puritanesimo di Steve Jobs), in realtà difende la libertà d'espressione degli individui e quindi il diritto ad esprimersi a 360 gradi, anche attraverso il sesso, l'eros e l'hardcore. Attraverso l'espressione di sé.

Pensiamo a FidoNet. La gestione e le regole della rete erano lasciate completamente agli utenti, tanto che nella prima versione di FidoNet l'area messaggi pubblica fu chiamata "anarchia", con il preciso scopo di informare gli utenti che avrebbero potuto farne ciò che volevano. "Non offendersi e non lasciarsi offendere facilmente" divenne l'unica regola del network.

Analogamente, la rivoluzione sessuale portò a significativi cambiamenti nel comportamento sessuale. Lo storico David Allyn lo definisce un periodo di coming out: riguardo a rapporti sessuali prematrimoniali, masturbazione, fantasie erotiche, uso della pornografia e omosessualità.

« Il rapporto sessuale cominciò
nel millenovecentosessantatré
(assai tardi per me) -
tra la fine della proibizione de L'amante di Lady Chatterley
e il primo Lp dei Beatles »
(Philip Larkin)

Cosa significa tutto ciò?

Che il Porno negli Usa è stato qualcosa di ben diverso da Villa Arzilla bensì ha fatto da apripista all'innovation. E' stata l'industria più innovativa di tutte. In rete il porno ha rappresentato un volano per l'alfabetizzazione telematica, un autentico strumento per sperimentare e diffondere nuove tecnologie o sistemi di distribuzione.

Scrive Gabriele Niola su Punto-Informatico.it: "La storia dei media audiovisivi (e spesso anche solo visivi) ci ha insegnato che uno dei contenuti più importanti per la diffusione e l'affermazione tecnologica è stato il porno. I casi più clamorosi sono stati quelli riguardanti l'affermazione della tecnologia VHS sui rivali Betamax e quella della diffusione delle connessioni ad internet, ma in maniera più sottile il porno è stato il contenuto che ha contribuito e foraggiato tantissime altre forme audiovisive (sia all'interno del mondo del cinema, che in quello della televisione, che della fotografia degli inizi)"

Internet ha liberato totalmente la pornografia mettendola sullo stesso piano (come accessibilità) degli altri contenuti e consentendo un'offerta illegale e legale ampia.

Ecco, il Porno negli Usa non è stato fine a se stesso, o solo strumento di potere (anche se il sesso ha sempre molto a che fare con il potere)... Il Porno ha trainato l'innovazione tecnologica. Liberato anche creatività ed energie intellettuali.

Fatto economia!

Perché Silvio Berlusconi dal Drive-In non ha saputo diventare lo "Hugh Hefner italiano", ma solo un Alvaro Vitali di serie B contornato da sciacquette che nulla hanno del glamour delle Playmate made in Usa?

Perché Berlusconi, grande editore ai tempi di Montanelli, astuto tycoon televisivo, non ha mai capito il potere e la seduzione dell'innovazione tecnologica.

Berlusconi, se fosse stato un genio imprenditoriale oggi, quale in effetti è stato ai tempi della Tv commerciale, non avrebbe trasformato Arcore e Villa Certosa in un Bagaglino di terz'ordine (come appare delle tristi intercettazioni)... Bensì avrebbe creato FidoNet! Avrebbe portato la banda ultra larga da 100 Mega in tutta Italia! Avrebbe creato start-up innovative invece di foraggiare ragazzette e farsi ricattare da minorenni...

Avrebbe rivoluzionato l'Italia come un calzino, importando l'economia digitale in Brianza! Magari con un tocco di porno e hardcore, come sembra piacere al Premier... Ma in 15 anni di berlusconismo avrebbe saputo creare la culla per un'economia innovativa della conoscenza!

E invece no: altro che California Dreaming, ci tocca Villa Arzilla. E neanche 2.0. Altro che banda (ultra) larga, di cui abbiamo urgente necessità! A noi ci ha dilatatato solo... la noia, il gossip geriatrico e il debito pubblico.

Credo che Hugh Hefner con le sue maliziose Conigliette e Tom Jennings di FidoNet con la sua ansia di libertà, partecipazione e desiderio di caos anarchico e creativo, avrebbero fatto molto meglio all'Italia dell'ipersessualità stereotipata di questo Premier da Basso Impero.

lunedì 10 gennaio 2011

Ma è qui la festa? (Ma chi è il ghost-writer di Marchionne? ...Steve Jobs?!?)

Non so che cosa pensino i nipoti dell'Avvocato Agnelli, ma di fronte all'ultima frase di Mister Marchionne, forse dovrebbero chiedere scusa: ai torinesi, ma anche a noi italiani che abbiamo foraggiato la Fiat per decenni con cassaintegrazione e rottamazioni.

Lo abbiamo capito: Mister Marchionne, che di italiano non vuole proprio più avere nulla tranne il Dna, vorrebbe rottamare l'Italia intera. (E qui non ha tutti i torti). Mister Marchionne ama i golfini come Steve Jobs, anche se li abbina a camicia, scarpe e pantaloni più italian-style. E fin qui: passi; il vestito non fa il monaco.

Mister Marchionne è un manager geniale, un rottamatore coi fiocchi (come Matteo Renzi che lo appoggia), uno che non chiede soldi allo Stato italiano, ma - udite udite! - a quello Usa tramite Chrysler (ma ha promesso di restituirglieli. A noi italiani, con il debito che abbiamo, nessuno ci ha mai restituito nulla... chiusa parentesi).

Mister Marchionne è però un pessimo comunicatore. Se non ha un ghost-writer, la prego!, lo assuma: prima di far precipitare l'Italia nell'incubo trash.

Beh, perché a provocare i provocatori, Mister Marchionne ci ha messo tutto il peperoncino e le spezie che aveva in cucina. E lo ha fatto con un gusto che rasenta il sadismo e l'arroganza di un Henry Kissinger (il grande guru bdella Globalization attuale). Ma che per noi italiani ha un retrogusto masochista: visto che le piace il linguaggio chiaro, è come darsi la zappa sui piedi, come regalare l'accendisigari d'argento a uno che tira le Moltov. Ma che senso ha?

L'Avvocato in pubblico ha sempre evitato con charme le battute al vetriolo che riservarva a ben altri. A me di Marchionne piace il parlar chiaro, l'aver abbandonato il "collezionismo di parole complicate" che ha illuso gli italiani per decenni. Né sarò io a difendere sindacati indifendibili (non sono mai stata iscritta a un sindacato), che si curano solo di dare garanzie ai troppo garantiti invece di cercare soluzioni anche per i precari: insomma, i torti non stanno solo da una parte, ma sono equamente distribuiti...

Tuttavia il "Marchionne show" a Detroit secondo cui sarà festa negli Usa se vincono i no, e quindi se Mirafiori chiuderà i battenti per delocalizzare altrove laddove il costo del lavoro è inferiore, è l'apice di un'escalation verbale che non fa onore a nessuno. Tantomeno alla famiglia Agnelli.

Qui non è questione di merito (probabilmente Marchionne ha ragioni che il cuore, e oggi l'operaio Fiat non vede - il modello Toyota, la Fiom sa cos'è? -, ma non è questo il punto). Ma è questione di metodo. E le parole non volano, mister Marchionne. Nell'era digitale che piace al suo "ispiratore" (in fatto di look) Steve Jobs, le parole sono pietre. E fanno male non solo ai torinesi, non solo alla fu-classe-operaia, ma a tutti noi italiani. Pur sapendo di non essere competitivi e che "qualcosa va fatto" e in fretta, forse non ce le meritiamo: ripeto, la sua azienda è stata brava in un secolo di storia a privatizzare i profitti e socializzare le perdite. O no? Forse a qualcuno converrebbe chiedere scusa (Non c'è aria di party, non le pare? E neanche a Detroit, con l'aria gelida che spira negli Usa dopo gli spari di Tucson... Suvvia, un po' di stile!), e cambiare dialettica.

Anche perché qualcuno il debito pubblico italiano lo ha creato. E non mi risulta che nessuno restituisca i soldi al governo italiano, come invece giustamente Obama pretende con i miliardi di dollari elargiti a Chrysler. Almeno l'educazione e un po' di savoir-faire, no? Se non la sostanza, salviamo le apparenze!
M.C.

P.s.: Le scritte contro Marchionne sono brutte. Il problema non è Mister Marchionne (anche se con la "festa" ci ha messo del suo... Chieda scusa suvvia!), il problema è che pochi in Italia si degnano di spiegare che cos'è la globalizzazione e che un paese che non cresce, prima diventa irrilevante (vedi "caso Battisti": l'Italia non conta più nulla), poi muore. Ma quando una famiglia perde il lavoro e lo stipendio, siamo proprio sicuri che "il problema siano delle brutte scritte sui muri"? Guardiamo la luna, non il dito, please...

martedì 11 maggio 2010

Porno, sì o no? Steve Jobs e Wikipedia contro l'hard, mentre PlayBoy va in 3D per battere la crisi

La rivoluzione sessuale cede il passo a Internet? La mercificazione del corpo delle donne è sorpassata? L'online, trainato dal mondo hardcore fin dalle sue origini, si sta scoprendo puritano? Certi segnali dal mondo della pornografia mostrano che il porno classico (quello patinato di PlayBoy per esempio) ha fatto il suo tempo. E forse ha bisogno di una nuova revolution, oltreché degli occhiali 3D.

Ecco alcuni segnali provenienti dal mondo hi-tech che mostrano l'obsolescenza dell'editoria a luci rosse e la svolta neo-puritana del mondo digitale.

Nella Silicon Valley Steve Jobs, Ceo di Apple, e il co-fondatore di Wikipedia lanciano due crociate distinte, ma non troppo lontane, contro l'hardcore. Basta porno sull'iPhone: Steve Jobs ha fatto rimuovere 5mila Web apps sexy dal suo App store per iPhone e iPad. Jobs ha spiegato la svolta con l'etica e il rispetto verso le donne (grandi acquirenti di prodotti Apple! Per questione di Fashion): insomma, womeneconomics.

Wikipedia elimina le immagini porno (e non solo: perfino immagini di genitali) dalla sua celebre enciclopedia online. Lo ha proposto il co-fondatore di Wikipedia, Jimmy “Jimbo” Wales.

La Rete insomma si scopre puritana? O è solo una questione di economia?

Intanto il vecchio Hugh Hefner lancerà PlayBoy in 3D, con occhialini allegati al giornale: ha detto con la consueta lucidità che l’unica visione tridimensionale che interessa agli uomini in fondo è “una signora svestita in 3D“... Può darsi, ma PlayBoy va in 3D per non "andare in bianco": la tiratura di Playboy è crollata dai 3,5 milioni di copie del 2006 a un milione e mezzo, a causa di Internet e del porno online...

Insomma, il porno classico, che mercifica il corpo delle donne dalla notte dei tempi, non è nella sua stagione d'oro. A causa dell'hi-tech! E chi l'avrebbe mai detto?