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mercoledì 29 gennaio 2014

Marchionne: "Arrivederci ‪‎Italia‬!"

La svedese Electrolux ha ribadito che l'Italia non è competitiva. Il "socio occulto", lo Stato, erode con il cuneo fiscale lo stipendio degli operai itaiani. E Marchionne dà il benservito al Paese che tanto ha dato a Fiat: "Arrivederci ‪‎Italia‬!" titola la stampa tedesca. Con sede in Olanda, fisco nel Regno Unito, la nuova FAC (questo è il nuovo nome di Fiat-Chrysler) sarà quotata a Wall Street e a Milano.

martedì 5 marzo 2013

L'anatema di Marchionne

Marchionne chiede governabilità e lancia il suo anatema. Se l'Italia esce dall'euro, la Fiat cessa la produzione e abbandona l'Italia. Un anatema che sa un po' di ricatto, eh? Ma questa è l'Italia2013.

mercoledì 10 ottobre 2012

Marchionne: Si crede Obama (detto di Renzi)

Da parte di colui che, visto che portava un golfino al posto della giacca, si credeva Steve Jobs...

P.s.: attaccare Renzi è legittimo. Definire Firenze "una piccola povera città", no, Mister Marchionne!

venerdì 30 marzo 2012

Marchionne: Moriremo di diritti. I precari: E noi di fame! E la FIAT va a picco

Sergio Marchionne, il filosofo dei paradossi, sa sempre dire la cosa sbagliata nel momento giusto. Un genio della comunicazione, alla Steve Jobs: "Moriremo di diritti" pontifica il manager strapagato mentre FIAT ha conti da paura e perde market share di mese in mese. L'ultimo è un tracollo: Fiat a picco a -40%.

Noi precari, cosa dovremmo rispondere? "E noi moriremo di fame!" visto che metà degli italiani non gadagna più di 15 mila euro. E, cara Equitalia, non sarà tutta evasione: è che ci danno paghe basse!!! Do you know 1000 euro monthly?

"Le regole di oggi non ci proteggono dalla crisi e non hanno la capacità di gestire i cambiamenti che avvengono a livello mondiale. Quelle stesse regole pensate per difendere il lavoro - conclude Marchionne - ci hanno portati ad una situazione in cui la cosa più difficile è creare lavoro".


Ecco l'imprenditore idolatrato negli USA: Ed ora crei lavoro. Su forza, siamo qui ad attenderlo al varco... -40% mi sembra che significhi distruggere lavoro, non crearlo.

martedì 28 febbraio 2012

Ghe pensi mi: Il Principio Zero di Marchionne

Il principio zero della termodinamica postula che: se i corpi A e B sono entrambi in equilibrio termico con un terzo corpo C, allora lo sono anche fra loro. Il Principio Zero di Marchionne impone le Sue Condizioni: "Non possiamo continuare a perdere soldi per mantenere in piedi un'industria che non ha più basi economiche".

Per carità: di soldi la FIAT ne ha persi a palate in un secolo, e i debiti li ha troppe volte ripianati lo Stato §(Ah, il debito pubblico!) perché "altrimenti c'era il rischio sociale" (il Principio Zero di casa Agnelli: il baubau della Piazza).

Ma un'azienda senza piano industriale che non lancia modelli nuovi, muore. Vuole mettersi a fare chiavette USB? La 500 USB che la FIAT vende a uno sproposito - 27 euro di delizioso design - mio figlio anni 9 l'apprezza più delle auto della "cura Marchionne"...

Oppure che cosa vuole produrre? Smartphone e tablet Android? Web apps per iPad?

Ce lo dica: siamo curiose. Gli uomini in golfino, con la barba lunga come se fosse il compagno con l'eskio di Landini, potrebbero sorprendervi. Ma chi lo sa :(

mercoledì 5 ottobre 2011

Marchionne, lo Steve Jobs con il Golfino. Ma senza Fanboys

Sergio Marchionne è un emulo di Steve Jobs, tutto finanza e Foxconn, che predica reaganomics e Toyotismo, senza avere un mercato, e soprattutto nuovi modelli da proporre. Un altro problema è che non basta levarsi giacca-e-cravatta per scrollarsi di dosso lo stile Goldman Sachs, non basta indossare un golfino nero di cachemire per sembrare il Guru che seduce le banche d'affari. Senza Fanboys fighetti alle spalle, che credono nella Fiat (voluntas tua?), nella Setta dell'auto glamour, non si va da nessuna parte. E infatti Apple è la Bmw dei computer, non la Fiat dei gadget. Per ora Marchionne ha fatto i conti senza l'oste? Si ricordi che nella globalization, nessun pasto è gratis. Comunque salvare Fiat e' l'unica strada che ha: non salvarla sarebbe peggio. Speriamo che l'Italia trovi imprenditori più seri: ma perché Della Valle e Armani non creano la LVMH del lusso? E, chezssò, Montezemolo e Prada la PPR del made in Italy? Servono aggregazioni, sindacati coraggiosi (non anchilosati sull'Art. 18!!! Muoiono operaie in nero da 3,95 euro all'ora!) e un ecosistema favorevole agli investiumenti. Serve anche un'Agenda Digitale. Sveglia: la crisi non è solo del berlusconismo, ma il Sistema-Italia deve tornare a crescere. Invece oggi rischia una nuova recession e light, simile alla stagflazione giapponese. E sia chiaro: il Ventennio Berlusconiano assomiglia al "decenno perduto" del Giappone.

giovedì 3 marzo 2011

Se Berlusconi regala alle Papi-girls solo Mini Cooper e Smart, Marchionne a chi vorrebbe vendere Fiat 500 e Panda?

La Ferrari forse sarebbe stato eccessivo anche per Ruby, però se Berlusconi regala alle Papi-girls solo Mini Cooper e Smart, non vedo a chi Marchionne potrebbe vendere Fiat 500 e Panda.

I marchi Fiat sono in flessione del 27%. Dopo cinque mesi di flop con punte in negativo del -30% e -25%. E questa volta i sindacati non c'entrano proprio.

Uno vorrebbe fare lo Hugh Hefner italiano senza riuscirci, l'altro in maglioncino di cachemire vorrebbe fare lo Steve-Jobs-dell'-auto con performance alla rovescia di Apple (che cresce a doppia cifra da 5 anni consecutivi, con un incremento di oltre il 300% del titolo a Wall Street).

Insomma: non basta il golfino per fare il manager... come non bastano le finte-conigliette per fare il boss di Playboy e trasformare Arcore nella Playboy Mansion...

In Italia c'è decisamente qualcosa che non va: fare gli Americani non basta, provateci con strategie più serie ed efficaci (e con pubblicità che non diano della "cozza a vostra moglie": ci credo che si offenda e preferisca la Mini Cooper!).

sabato 15 gennaio 2011

5213 Grazie. Cara Fiom, dì no al "No Future"!

Il voto del Referendum alla Fiat porta in dote la vittoria a Mister Marchionne. Ma se la vittoria è limpida (il 54% dei sì), la vittoria è dimezzata: nel senso che la Fiat è divisa in due, da una parte gli operai, dall'altra i colletti bianchi. Ma poiché a costruire sono i reparti e una fabbrica funziona come una società e un corpo unico, ora i manager e i sindacati, una volta preso atto della vittoria del sì, devono far capire le "ragioni" della vittoria e i "piani"di crescita della Fiat. Una Fiat che in questo biennio di crisi ha perso quote di mercato e non ha saputo (o voluto) immettere nuove automobili in produzione, ora deve spiegare quali progetti e quali business plan ha per stare su un mercato sempre più agguerrito.

Solo se Fiat saprà coinvolgere in un vero progetto operai e sindacati (anche quelli recalcitranti e fermi a un fordismo che non esiste più, nell'era di Hyundai e Toyota), solo se saprà parlare di piani aziendali, progetti industriali e di buste paga da appesantire e non alleggerire (ora basta con le ideologie! sono morte e sepolte... viviamo nell'era del post-fordismo, del marketing e della monetizzazione del business), solo se Fiat saprà riportare tutti a un'idea convergente di sano lavoro salariato costruirà finalmente una Fabbrica Toyotista (non disunita, ma partecipe) che crea un ambiente di lavoro più moderno e confortevole, e vuole ottenere risultati (misurabili in busta paga a fine mese!) e salvare il lavoro dall'inserorabile delocalizzazione. Allora ognuno potrà tornare a lavorare con il cuore meno pesante e senza un senso di irrisolto: gli operai ai propri (duri) turni sapendo di poter contare su adeguati salari; gli impiegati ai propri uffici; gli ingegneri a disegni e brevetti; il marketing alle sue campagne; e così via.

Ora è il momento di dire basta alle opposte ideologie, alle contrapposizioni feroci Fin de siècle... Marx è morto, Dio pure, e neanche il mercato si sente troppo bene... Là fuori c'è una competizione selvaggia, in cui la Globalizzazione sta per presentare il conto finale (chi vivrà e chi morirà, uscendo per sempre dal mercato): non dobbiamo diventare "cinesi", ma provare a competere in questa sfida globale, è l'unico modo per sopravvivere e trasmettere ai nostri figli un'eredità più dignitosa e meno magra di quei 31 mila e passa euro di debito pubblico a testa, che grava sulla testa di ogni italiano fin da quando, neonato, apre gli occhi fra le braccia di sua madre.

Questo debito è frutto di anni scellerati in cui tutti gli italiani (ma qualcuno di più di altri!!!) hanno vissuto al di sopra delle proprie possibilità; in cui tutti gli italiani hanno finto (a causa di una inadeguata classe dirigente) che andasse tutto bene (mentre il paese sprofondava nei debiti); in cui Fiat e Alitalia (ma l'elenco è lungo!) hanno più responsabilità di altri nella creazione di questo debito-monstre. In cui i nonni e i padri hanno mangiato il futuro dei figli(e qualcuno, come Zeus, s'è pure portato a letto le mogli dei figli...). Ma a questa cannibalizzazione di futuro, possiamo dire no! Siamo ancora in tempo per opporci a questo declino.

Ha ragione Tremonti (una delle poche, Ministro!) a dire che, finita la recessione, questa crisi è più subdola di altre: perché è un'Idra dalle cento teste. Ti pare di vivere dentro un videogame in 3D in cui hai appena finito di sconfiggere un mostro e, neanche il tempo di una pausa ristoratrice (neanche il tempo di una escort, vero Mister Berlusconi?), chè si palesa di soppiatto il nuovo mostro con la spada sguainata, la bava alla bocca, e assetato di sangue ... It's the economy, stupid.

Nel momento in cui il mondo ha detto sì all'ingresso della Cina nel Wto, nel momento in cui il mondo ha accettato di giocare al Risiko della Globalizzazione, questo è il gioco: queste sono le regole (ahimè, troppo poche!), questo è lo spirito (Homo homini lupus! Ma si può temprare con la solidarietà: sinistra, batti un colpo?), questa è la fine delle conquiste del Welfare europeo e degli Statuti dei Lavoratori del '900. Ma non tutto è perduto: The game over, non è ancora stato scritto, anche perché non siamo nell'800 di Dickens o nella Manchester di Engels. Cara Fiom, è qui che tocca a te!

Caro Landini, capisco il suo sgomento di sindacalista; capisco le lacrime dei suoi operai a cui sono negati i "vecchi" diritti (e le pause in durissimi reparti!!!) ma forse il Toyotismo e il Just in Time renderanno il lavoro meno stressante. Le assicuro che ho pianto le sue stesse lacrime a Genova/G8 mentre massacravano i miei compagni di Ecn (Isole nella Rete), Autistici/Inventati e Indymedia.

Sono le stesse lacrime che abbiamo versato mentre ci puntavano le pistole e le armi pesanti gli Sceriffi della Globalizzazione mentre montavamo i filmati sui server stranieri per salvare il materiale girato a Genova nel 2001.

Tutti i benpensanti e anche voi della Cgil avete detto: bene hanno fatto a massacrarvi perché "eravate sulla cattiva strada". Può darsi: lo dirà la Storia. Io seguo come Antigone le Leggi del Cuore, e non quelle dettate dalla stretta contingenza e dalla convenienza.

Noi, my generation, abbiamo perso. Ma noi piangevamo e abbiamo sputato sangue perché sapevamo che, prima o poi, la Globalizzazione avrebbe chiesto il conto. Perché nel capitalismo, nessun pranzo è gratis: prima o poi sarebbe arrivato il conto (salato!) anche in Italia. Eccolo il conto: a pagare a Genova siamo stati noi borghesi-ribelli (poi normalizzati dall'economia di mercato per non soccombere). Oggi a pagare siete voi... che a Genova non c'eravate, e se c'eravate, vi voltavate dall'altra parte...

Che fare? Se starete fuori dalle fabbriche, sbaglierete e condannerete sia gli operai che la Cgil all'irrilevanza (e quindi alla fine della rappresentanza). Cosa è dunque meglio? Forse è meglio che seguiate l'esempio tedesco. NON seguite la cattiva strada! Non condannatevi all'irrilevanza o ancor peggio alla china terribile della clandestinità e del tunnel dei lutti agli achei... Dite sì al Futuro e chiedetevi com'è che non riuscite più a volare...

E' ora che tocca a voi, sindacati: non fate diventare Fiat come Foxconn dove entrano solo i sindacati "amici"; ma rendete Fiat come Volkswagen!

No, non sarà facile: il lavoro sarà tanto, sarà duro, i turni saranno a volte massacranti, ma lo farete non per voi stessi. Ma per i vostri figli. Perché non dovete permettere che l'Italia finisca fuori dal G20, impoverita, vecchia, gerontocratica, mai meritocratica e senza futuro. Dove le figlie più belle vogliono fare Tv o le escort ai festini... Dite no a questa miseria umana, come avete sempre fatto! La schiena dritta è la vostra garanzia. Ai giornalisti spetterà il lavoro di WatchDog della democrazia.

Tocca a voi, della gloriosa Fiom, dire no al "No future" di chi vuole mettervi la museruola e le vostre idee di democrazia in soffitta: in soffitta già è finito Marx, voi vi annoiereste mortalmente, voi vi meritate di meglio; voltate pagina, andate a studiare in Germania cosa succede nelle fabbriche tedesche più competitive. Studiate il modello francese. Importate in Italia il meglio dei modelli di chi cresce! Più innovazione, più hi-tech, e acquisterete produttività! Ma continuate a sognare a occhi aperti: senza sogni un paese, giorno dopo giorno, invecchia e muore... Le tue nuvole in affitto, le tue rondini di guardia sopra al tetto... Siate pure irriverenti, pestate pure qualche aiuola!, ma non perdete di vista l'orizzonte: un mondo migliore (globalizzate i diritti! Carta 08!).

E chiedete al governo (delle 3P, perché la quarta P in italiano si dice... escort) una SOLA cosa: di tornare a fare politica economica. Di pensare al futuro dei nostri figli! Di smettere di fare e dire sciocchezze (imbevute di ideologia e grondanti ignoranza) che sono fuori dal mondo. No, non è vero che l'Italia è uscita meglio di altri dalla crisi: ne siamo usciti malconci e con 200 miliardi di euro di debito in più: circa due mila euro a testa di debito in più!

Dite al governo di piantarla di fare stupida, retrogrda e inutile ideologia: se Marx è finito in soffitta, anche la Tatcher non gode di buona salute! E questo paese va governato: se non farà riforme, la Fiat sarà comunque condannata a subire i contraccolpi della Globalizzazione, perdendo, prima, quote di mercato; poi, diritti; infine, il paese, pezzi di democrazia.

E sia chiaro: l'Italia è post-democratica dagli anni '80 (la democrazia è finita con le tragedie, stragi di Stato comprese, dei '70). Ma se, invece di crescere, arretrerà ulteriormente, sarà condannata alla miseria. Prima morale, poi materiale. E a quel punto non ci resterà che emigrare, tutti.

Cara Fiom, torna a pensare in grande: torna ai tavoli, ma soprattutto chiedi a gran voce che il Paese torni a crescere. Solo un Pil con un segno + più significativo potrà far tornare il sorriso sui bei volti, veri, non rifatti, dei tuoi tesserati.

Non perderti sulla cattiva strada (non ne vale la pena!), dai un calcio al declinismo, e scegli il gesto giusto sullo schermo touchscreen della democrazia. Guarda i paesi Nordici: solo quelli che crescono, sono veramente democratici. I paesi in declino (vedi: la Tunisia), sparano sulla folla affamata che chiede solo il cus-cus: i Bava Beccaris sono i figli mercenari, anestetizzati e sprezzanti della miseria e dell'ignoranza.

Noi, invece, vogliamo tutto: il pane e le rose! Ma per avere tutto, in questa tavola apparecchiata della Globalizzazione senza regole e spietata nella sua algebrica freddezza di segni + e - (...finché non saremo riusciti a globalizzare i diritti - invece della povertà e dell'antidemocrazia), dobbiamo lavorare meglio, lavorare tutti, sperando di trovare la giusta formula per non soccombere. Abbiamo bisogno di un governo che governi (senza sparare cavolate, come fa Mister B. da 15 anni; e senza sparare sulla folla, come è successo a Genova e come succede in tutti i paesi totalitari affamati di pane e democrazia).

Cara Fiom, non mollare ora: i nostri (bi)sogni sono anche i tuoi. Un'altra Italia è possibile! Sperando che prima o poi anche un altro mondo (più giusto, meno spietato, più verde, più pacifico, competitivo anche nei diritti, nella felicità e non solo nel Pil...) sia possibile e ci dia più fiducia nel futuro. Lontano dalle cattive strade. Ma dando voce a chi non ce l'ha.
M.C.

martedì 11 gennaio 2011

Perché agli italiani fa paura il Toyotismo? A me farebbe più paura il tom-fordismo o il Foxconn-ismo...

Se non capisco l'arroganza di certe battute di Mister Marchionne, non capisco cosa faccia paura ai sindacati italiani del modello Toyota. Il Toyotismo ha portato il Giappone a superare il modello Fordista, morto e sepolto nel XX secolo. Nel Post-fordismo vincono la meritocrazia e il Just in time. Certo, forse sarebbe meglio spiegare agli operai Fiat cosa è il Toyotismo, perché é migliore del "metodo Mirafiori" (almeno in termini di vendite), invece di sparare sul "No referendum, no party"... E poi ha ragione Susanna Camusso: "Se vince il sì, dobbiamo stare nelle fabbriche, altrimenti si apre un vuoto". Perché il vuoto in politica viene sempre riempito: e spesso non dai "migliori". Il Fattore D in fabbrica forse aiuterebbe di più ad avere un approccio laico e pragmatico, rispetto all'escalation-di-testosterone di certe uscite pubbliche (poco ispirate al buon senso) di troppi.

Scrive Wikipedia: " Toyota Production System, detto anche, in alcune pubblicazioni accademiche, Toyotismo, è un metodo di organizzazione della produzione derivato da una filosofia diversa e per alcuni aspetti alternativa alla produzione di massa, ovvero alla produzione in serie e spesso su larga scala basata sulla catena di montaggio di Henry Ford.

Il nome deriva dal fatto che essa è stata inventata negli anni 1940-1950 presso la Toyota, da Sakichi Toyoda, Kiichiro Toyoda, ed in particolare dal giovane ingegnere Taiichi Ohno. Alla base del TPS si trova l'idea di 'fare di più con meno', cioè di utilizzare le (poche) risorse disponibili nel modo più produttivo possibile con l'obiettivo di incrementare drasticamente la produttività della fabbrica. La Toyota, nell'immediato dopo-guerra, si trovava in condizioni gravissime di mancanza di risorse, come peraltro gran parte dell'industria del Giappone, uscito sconfitto e stremato da una guerra devastante.

Esso si basa su 5 principi puntando su un concetto apparentemente semplice: l'eliminazione di ogni tipo di spreco (Muda) che inevitabilmente accompagna ogni fase di un processo produttivo.

Principi:

  1. identificare il valore per il cliente
  2. comprendere il processo di creazione del valore
  3. creare il flusso del valore
  4. far tirare il flusso del valore dal cliente
  5. ricercare la perfezione

Più precisamente, ci sono 8 tipi di sprechi:

  1. sovra-lavorazione, compiere più lavorazioni di quelle richieste dal cliente
  2. sovra-produzione, produrre più unita' di quelle richieste dal cliente
  3. ri-lavorazione, compiere più volte un processo o parte di esso per eliminare errori a monte
  4. giacenza, in generale lo stock puo' essere definito come spreco
  5. intelletto, non utilizzare/esprimere idee migliorative/capacita' degli operatori
  6. trasporto, spostamento di materiale inutile
  7. movimento, spostamento/movimento inutile compiuto dall' operatore
  8. attesa;

Per perseguire l'eliminazione del Muda si opera su tutti gli aspetti del processo produttivo con un approccio basato sul miglioramento continuo e a piccoli passi, detto Kaizen. Gli straordinari risultati ottenuti utilizzando questa nuova filosofia produttiva hanno portato all'affermazione planetaria del TPS, ribattezzato anche Lean Production (Produzione Snella) per evidenziare l'aspetto di eliminazione di tutto ciò che essendo superfluo appesantisce il sistema generando costi anziché valore.

Un aspetto fondamentale del TPS, finalizzato all'eliminazione degli stock e delle giacenze di materiale in fabbrica, è il Just in time, ovvero un sistema di governo del flusso logistico basato sul concetto di produrre solo quando serve, vale a dire quando si manifesta la domanda del cliente che sta immediatamente a valle seguendo il flusso del processo. Questo modo di organizzare il lancio della produzione, unitamente all'adozione di lotti sempre più piccoli permessi dall'introduzione delle tecniche di set-up rapido (SMED), elimina o riduce drasticamente lo stazionamento del materiale fermo in attesa di essere lavorato, riducendo quindi il tempo totale di attraversamento che passa da giorni a ore".


Perché fa tanta paura il Toyotismo? Personalmente mi seccherebbe un vanitoso tomfordismo (non se ne abbia a male il geniale Tom Ford, è solo una battuta!), se tutti dovessimo diventare dandy, sexy e glamour nella società dello spettacolo... Oppure troverei inaccettabile finire dentro il tunnel di Foxconn, la fabbrica (anche) di Apple iPad e iPhone. Ma se Fiat aspira al metodo giapponese di Toyota, non vuole che gli operai assomiglino a quelli di Foxconn. Anzi. Il migliorare costantemente è una pratica che fa bene anche allo spirito. E' molto Zen: che c'è di male?

M.C.

lunedì 10 gennaio 2011

Ma è qui la festa? (Ma chi è il ghost-writer di Marchionne? ...Steve Jobs?!?)

Non so che cosa pensino i nipoti dell'Avvocato Agnelli, ma di fronte all'ultima frase di Mister Marchionne, forse dovrebbero chiedere scusa: ai torinesi, ma anche a noi italiani che abbiamo foraggiato la Fiat per decenni con cassaintegrazione e rottamazioni.

Lo abbiamo capito: Mister Marchionne, che di italiano non vuole proprio più avere nulla tranne il Dna, vorrebbe rottamare l'Italia intera. (E qui non ha tutti i torti). Mister Marchionne ama i golfini come Steve Jobs, anche se li abbina a camicia, scarpe e pantaloni più italian-style. E fin qui: passi; il vestito non fa il monaco.

Mister Marchionne è un manager geniale, un rottamatore coi fiocchi (come Matteo Renzi che lo appoggia), uno che non chiede soldi allo Stato italiano, ma - udite udite! - a quello Usa tramite Chrysler (ma ha promesso di restituirglieli. A noi italiani, con il debito che abbiamo, nessuno ci ha mai restituito nulla... chiusa parentesi).

Mister Marchionne è però un pessimo comunicatore. Se non ha un ghost-writer, la prego!, lo assuma: prima di far precipitare l'Italia nell'incubo trash.

Beh, perché a provocare i provocatori, Mister Marchionne ci ha messo tutto il peperoncino e le spezie che aveva in cucina. E lo ha fatto con un gusto che rasenta il sadismo e l'arroganza di un Henry Kissinger (il grande guru bdella Globalization attuale). Ma che per noi italiani ha un retrogusto masochista: visto che le piace il linguaggio chiaro, è come darsi la zappa sui piedi, come regalare l'accendisigari d'argento a uno che tira le Moltov. Ma che senso ha?

L'Avvocato in pubblico ha sempre evitato con charme le battute al vetriolo che riservarva a ben altri. A me di Marchionne piace il parlar chiaro, l'aver abbandonato il "collezionismo di parole complicate" che ha illuso gli italiani per decenni. Né sarò io a difendere sindacati indifendibili (non sono mai stata iscritta a un sindacato), che si curano solo di dare garanzie ai troppo garantiti invece di cercare soluzioni anche per i precari: insomma, i torti non stanno solo da una parte, ma sono equamente distribuiti...

Tuttavia il "Marchionne show" a Detroit secondo cui sarà festa negli Usa se vincono i no, e quindi se Mirafiori chiuderà i battenti per delocalizzare altrove laddove il costo del lavoro è inferiore, è l'apice di un'escalation verbale che non fa onore a nessuno. Tantomeno alla famiglia Agnelli.

Qui non è questione di merito (probabilmente Marchionne ha ragioni che il cuore, e oggi l'operaio Fiat non vede - il modello Toyota, la Fiom sa cos'è? -, ma non è questo il punto). Ma è questione di metodo. E le parole non volano, mister Marchionne. Nell'era digitale che piace al suo "ispiratore" (in fatto di look) Steve Jobs, le parole sono pietre. E fanno male non solo ai torinesi, non solo alla fu-classe-operaia, ma a tutti noi italiani. Pur sapendo di non essere competitivi e che "qualcosa va fatto" e in fretta, forse non ce le meritiamo: ripeto, la sua azienda è stata brava in un secolo di storia a privatizzare i profitti e socializzare le perdite. O no? Forse a qualcuno converrebbe chiedere scusa (Non c'è aria di party, non le pare? E neanche a Detroit, con l'aria gelida che spira negli Usa dopo gli spari di Tucson... Suvvia, un po' di stile!), e cambiare dialettica.

Anche perché qualcuno il debito pubblico italiano lo ha creato. E non mi risulta che nessuno restituisca i soldi al governo italiano, come invece giustamente Obama pretende con i miliardi di dollari elargiti a Chrysler. Almeno l'educazione e un po' di savoir-faire, no? Se non la sostanza, salviamo le apparenze!
M.C.

P.s.: Le scritte contro Marchionne sono brutte. Il problema non è Mister Marchionne (anche se con la "festa" ci ha messo del suo... Chieda scusa suvvia!), il problema è che pochi in Italia si degnano di spiegare che cos'è la globalizzazione e che un paese che non cresce, prima diventa irrilevante (vedi "caso Battisti": l'Italia non conta più nulla), poi muore. Ma quando una famiglia perde il lavoro e lo stipendio, siamo proprio sicuri che "il problema siano delle brutte scritte sui muri"? Guardiamo la luna, non il dito, please...