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venerdì 27 settembre 2013

L'urgenza delle riforme

Evasione da infarto. Le mancate liberalizzazioni (che hanno fatto sì che l'ingresso nell'euro corrispondesse a un pauroso rialzo dei prezzi, in un mercato chiuso senza concorrenza). I mali dell'Italia sono tutti arcinoti. E stranote sono pure le riforme da fare. Se non si fanno è perché remano contro molti italiani che pensano solo al loro orticello - come se mentre crolla il Paese, potessero salvare l'orticello coltivato in autarchica e solipstica solitudine!-. No: o si salva tutta o va in Default. Tutta.

Questa è in fondo la lezione di quell'Englishman a Roma che era Luigi Spaventa, colui che sfidò MisterB con aplomb britannico, ma stile graffiante romano. L'economista dalla schiena dritta che aveva intuito le ragioni della crisi finanziaria e i rischi del debito pubblico.

E ricordatevi: In Italia il Welfare va al contrario. Succede in Italia il paradosso di un'assistenza che aiuta i più ricchi e non chi ha bisogno.

martedì 23 aprile 2013

Il Welfare non va abolito, ma riorganizzato

Due date importanti segnano la civilità occidentale. La rivoluzione francese (1789), che mette fine alla nobiltà e stabilisce l’uguaglianza fra i cittadini, oltre alla nascita dello Stato moderno. La seconda è quella del 1942, quando in Inghilterra il rapporto Beveridge dà forma al welfare state. Il Welfare non va affatto abolito, ma salvato con una sana riorganizzazione. Allontanando la politica dalla sanità (la sanità sta alla politica come il miele alle api: facciamola finita!); e dicendo a chi è ricco di contribuire di più.

Al governo che sta per nascere chiediamo tagli per 50-60 miliardi di euro, in modo da liberare risorse per ridurre le tasse in maniera consistente, e generare crescita subito. Quindi, non abolite il Welfare, ma tagliate gli sprechi, abolite le province eccetera. Il enominatore conta più del numeratore nel Rapporto Debito/PIL!

mercoledì 2 dicembre 2009

Disoccupazione femminile e i Soliti Sospetti

I dati Istat sulla disoccupazione sono allarmanti: due milioni sono le persone in cerca di lavoro, l'8% (ancora sotto la media Ue del 9,3%). Ma a far un po' rabbrividire, è che la disoccupazione cala come una scure sulla testa di donne e giovani: gli atipici perdono lavoro e sono senza rete (se non raccolgono le briciole del Welfare); le donne pure.

Ma, secondo Francesco Giavazzi, è un po' colpa delle donne, se poi non rientrano nel mondo produttivo. Ormai è la sindrome dello scaricabarile. Ma sì: le donne sono tra le prime a perdere il lavoro (lo dice l'Istat), ed è pure colpa loro se preferiscono fare le mamme o accudire i familiari, invece che rientrare in ufficio o in fabbrica. La quadratura del cerchio? A noi sa di botte piena e moglie ubriaca...

E poi Giavazzi chiede con simpatia 2.0 alle lettrici del Corriere della Sera di spiegargli "perché le donne italiane accettano di sopportare un peso tanto sproporzionato".

Non si preoccupi, Dottor Giavazzi: anche noi glielo spiegheremo. Intanto lei ci illustri perché noi donne siamo le prime ad essere licenziate (qualche sospetto lo abbiamo, ma non vogliamo fare le noiose dietrologhe!). Lei ci interpreti i dati Istat e noi le diremo perché alcune perdono forse la voglia di ricercare un impiego e preferiscono affaticarsi in noiosi lavori domestici... ("noi" in senso lato: non tutte!)

Intravede i soliti sospetti? Il circolo vizioso e il cane che si morde la coda... non le dicono proprio nulla? Alla prossima puntata con il nostro point of view. Femminile e un po' licenzioso (almeno finché non ci licenziano :)