Lo spettro nucleare. Godzilla. Il peggiore dei mostri del videogame di Tremonti. I bambini orfani, le persone contaminate, i senza casa. Per favore oggi non diteci che Apple ha venduto mezzo milione di iPad 2. Lo sappiamo, forse 600 mila in un week-end. Se Apple devolvesse una percentuale dei suoi enormi ricavi ai giapponesi, dignitosi e composti, ma in ginocchio, forse riscuoterebbe un po' di simpatia. In Giappone l'elettricità (per il 40% di origine nucleare) è razionata. Toshiba, che con Apple ha un accordo da mezzo miliardo di dollari per la componentistica di iPad2, è in difficoltà. Anche per Sony, il gioiello hi-tech che Apple ha sempre guardato con ammirazione, la situazione è tutt'altro che light. Oggi se proprio vogliamo comprare un gadget hi-tech, Today we can buy Japan: Sony, Toshiba, ma anche Nintendo, Nec, Panasonic... Aiuteremo un paese a rialzarsi dopo un terremoto da 8.9 scala Richter e uno tsunami spaventoso.
ITespresso.it: Terremoto e tsunami in Giappone: i siti per gli aiuti e lo stato delle fabbriche IT
Il blog Vecchiefarab(r)utte è dedicato a tutte le donne (e cyber-attiviste) che in Italia quotidianamente subiscono (o avvertono) discriminazioni in base al sesso e sono sottoposte alle (dis)pari opportunità
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lunedì 14 marzo 2011
Buy made in Japan: aiutiamo i giapponesi a rialzarsi
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venerdì 7 maggio 2010
Le signore dell'Hi-tech
Una volta si contavano sul palmo di una mano: Carol Bartz, iron lady di Yahoo!, ex Ceo Autodesk; Carly Fiorina, controverso ex Ceo di HP (ex potentissima, ma poi scivolò su Compaq e altri disastri); Meg Whitman, ex Ad dell'e-commerce di eBay.
Oggi le Signore della tecnologia sono una nutrita truppa, creativa e agguerrita: a partire da Miss Google, Marissa Mayer, vicepresidente di Google; Carol Bartz, che ha portato a casa un accordo decennale con Microsoft; ma anche: Jen Bekman (20X200); Fernanda Viegas (Flowing Media); Alison Lewis (Switch Craft); Darlene Liebman (Howcast Studios); Susan Wu (Ohai); Meredith Artley (Managing Editor di CNN.com); Jill Tarter (SETI). Insomma, l'hi-tech si tinge di rosa :)
Oggi le Signore della tecnologia sono una nutrita truppa, creativa e agguerrita: a partire da Miss Google, Marissa Mayer, vicepresidente di Google; Carol Bartz, che ha portato a casa un accordo decennale con Microsoft; ma anche: Jen Bekman (20X200); Fernanda Viegas (Flowing Media); Alison Lewis (Switch Craft); Darlene Liebman (Howcast Studios); Susan Wu (Ohai); Meredith Artley (Managing Editor di CNN.com); Jill Tarter (SETI). Insomma, l'hi-tech si tinge di rosa :)
lunedì 12 ottobre 2009
Petizione online: Non è un paese per vecchie
Non è un paese per vecchie
Upgrade per le pari opportunità: Against Italian sexism
Dal web rompiamo il silenzio sugli attacchi alle donne
Firma anche tu!
http://www.petitiononline.com/nololite/petition.html
Quando un Presidente del consiglio, maschio, di oltre 70 anni, già passato per il bisturi, apostrofa esibizionisticamente davanti a milioni di telespettatori, una donna, senatrice, in politica da una vita e alla soglia dei 60, con le seguenti parole: "Ho sempre pensato che lei fosse più bella che intelligente”, in una serata di questo tenore, qualcosa si è polverizzato nell'immaginario comune.
La mente e il corpo delle donne, continuamente manipolato da uno "squadrismo estetico" (che sembra volerci tutte uguali, glamour, liftate e pronte all'uso da parte di sedicenti utilizzatori finali), si ribellano.
Oggi le donne sono inserite nel mercato del lavoro, studiano, si laureano in materie scientifiche (matematica, chimica, fisica, ingegneria, medicina e discipline socio-economiche) in percentuali crescenti, parlano inglese e sempre più spesso due o tre lingue, fanno carriere professionali di valore nonostante molte persistenti barriere, sono impegnate in prima fila nella società civile, nella cultura e nella politica, lottano per difendere i diritti all’auto-determinazione e all’uguaglianza di opportunità.
Oggi le donne, oltre a pensare alla cura familiare (dei figli e sempre più spesso degli anziani), lavorano anche in ambiti professionali di alto livello, nel mondo digitale e hi-tech e forniscono un contributo di professionalità e sensibilità prezioso per tutta la società.
Oggi il Web italiano si sta tingendo di rosa: le donne sono il 45% e in crescita del 4% rispetto al dicembre 2007 (fonte: Nielsen Online Osservatorio Multicanalitaà 2008). E ciò nonostante il grave ritardo rispetto agli altri paesi europei e del mondo.
Siamo infatti al 67esimo posto della classifica mondiale del World Economic Forum (Wef) sulle disparità di genere, lontanissimo non solo dal Nord Europa, notoriamente sensibile al discorso sulla parità, ma anche dalle più vicine Germania (11° posto) e Francia (15°) (v. il progetto futuro@lfemminile).
In Italia il "soffitto di cristallo" è ancora pesante. In questo paese le donne devono ancora lottare quotidianamente per non essere costrette a scegliere fra famiglia e affermazione/valorizzazione professionale (una scelta che invece non è richiesta agli uomini).
Anche scegliendo un impegno professionale totalizzante solo raramente riescono a vedere valorizzato le loro competenze.
E fanno carriera fino a un certo punto, senza mai sfondare ai piani alti, tranne rarissime eccezioni.
Nell’ultimo anno, le donne italiane hanno visto intensificarsi uno stillicidio di attacchi, più o meno espliciti, concorrenti a negare le loro conquiste sul piano umano, sociale, culturale, economico, e a deformare la loro immagine e il loro ruolo nella società. Non abbiamo sotto gli occhi sforzi istituzionali per promuovere il ruolo delle donne in tutti gli ambiti della vita sociale. Al contrario è ormai chiaro che l’upgrade è finito.
E la retromarcia, non di anni, ma di decenni, accelera.
Di fronte all'ennesimo downgrade simbolico cui tutte siamo state esposte nelle ultime settimane, di fronte all'ultimo affondo mediatico esplicito, ormai abbandonata la tattica strisciante delle battute e degli ammiccamenti stile Videocracy a una femminilità stereotipata, patinata e spesso vuota e senza testa, è tempo di reagire.
Se tante e plurali sono le strade della resistenza delle donne di fronte a questi attacchi, a tutte è comune oggi una pretesa di rispetto.
Le donne italiane pretendono rispetto dalle Istituzioni di questo paese che le hanno offese in modo strisciante o esibizionistico.
Anche la pari dignità di uomini e donne è un principio della Costituzione italiana (art.3), così come la libertà di espressione e di informazione.
Firma anche tu!
http://www.petitiononline.com/nololite/petition.html
Upgrade per le pari opportunità: Against Italian sexism
Dal web rompiamo il silenzio sugli attacchi alle donne
Firma anche tu!
http://www.petitiononline.com/nololite/petition.html
Quando un Presidente del consiglio, maschio, di oltre 70 anni, già passato per il bisturi, apostrofa esibizionisticamente davanti a milioni di telespettatori, una donna, senatrice, in politica da una vita e alla soglia dei 60, con le seguenti parole: "Ho sempre pensato che lei fosse più bella che intelligente”, in una serata di questo tenore, qualcosa si è polverizzato nell'immaginario comune.
La mente e il corpo delle donne, continuamente manipolato da uno "squadrismo estetico" (che sembra volerci tutte uguali, glamour, liftate e pronte all'uso da parte di sedicenti utilizzatori finali), si ribellano.
Oggi le donne sono inserite nel mercato del lavoro, studiano, si laureano in materie scientifiche (matematica, chimica, fisica, ingegneria, medicina e discipline socio-economiche) in percentuali crescenti, parlano inglese e sempre più spesso due o tre lingue, fanno carriere professionali di valore nonostante molte persistenti barriere, sono impegnate in prima fila nella società civile, nella cultura e nella politica, lottano per difendere i diritti all’auto-determinazione e all’uguaglianza di opportunità.
Oggi le donne, oltre a pensare alla cura familiare (dei figli e sempre più spesso degli anziani), lavorano anche in ambiti professionali di alto livello, nel mondo digitale e hi-tech e forniscono un contributo di professionalità e sensibilità prezioso per tutta la società.
Oggi il Web italiano si sta tingendo di rosa: le donne sono il 45% e in crescita del 4% rispetto al dicembre 2007 (fonte: Nielsen Online Osservatorio Multicanalitaà 2008). E ciò nonostante il grave ritardo rispetto agli altri paesi europei e del mondo.
Siamo infatti al 67esimo posto della classifica mondiale del World Economic Forum (Wef) sulle disparità di genere, lontanissimo non solo dal Nord Europa, notoriamente sensibile al discorso sulla parità, ma anche dalle più vicine Germania (11° posto) e Francia (15°) (v. il progetto futuro@lfemminile).
In Italia il "soffitto di cristallo" è ancora pesante. In questo paese le donne devono ancora lottare quotidianamente per non essere costrette a scegliere fra famiglia e affermazione/valorizzazione professionale (una scelta che invece non è richiesta agli uomini).
Anche scegliendo un impegno professionale totalizzante solo raramente riescono a vedere valorizzato le loro competenze.
E fanno carriera fino a un certo punto, senza mai sfondare ai piani alti, tranne rarissime eccezioni.
Nell’ultimo anno, le donne italiane hanno visto intensificarsi uno stillicidio di attacchi, più o meno espliciti, concorrenti a negare le loro conquiste sul piano umano, sociale, culturale, economico, e a deformare la loro immagine e il loro ruolo nella società. Non abbiamo sotto gli occhi sforzi istituzionali per promuovere il ruolo delle donne in tutti gli ambiti della vita sociale. Al contrario è ormai chiaro che l’upgrade è finito.
E la retromarcia, non di anni, ma di decenni, accelera.
Di fronte all'ennesimo downgrade simbolico cui tutte siamo state esposte nelle ultime settimane, di fronte all'ultimo affondo mediatico esplicito, ormai abbandonata la tattica strisciante delle battute e degli ammiccamenti stile Videocracy a una femminilità stereotipata, patinata e spesso vuota e senza testa, è tempo di reagire.
Se tante e plurali sono le strade della resistenza delle donne di fronte a questi attacchi, a tutte è comune oggi una pretesa di rispetto.
Le donne italiane pretendono rispetto dalle Istituzioni di questo paese che le hanno offese in modo strisciante o esibizionistico.
Anche la pari dignità di uomini e donne è un principio della Costituzione italiana (art.3), così come la libertà di espressione e di informazione.
Firma anche tu!
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