I casi Berlusconi, DSK, Eliot Laurence Spitzer, "Terminator" Arnold Schwarzenegger, l'Assicurazione che offre le escort come premio ai dipendenti... Ogni caso (e scandalo) con le sue specificità, le debite differenze, ma qualcosa in comune è innegabile: la passione irrefrenabile per il sesso, la mancanza di freni inibitori..., il credersi "al di sopra" della Legge e della Morale comune, l'immoralismo, una qual sindrome di Zeus onnipotente verso le donne... Il Time, chiedendo scusa ai suini (per l'indebito paragone), si chiede: cari Poteri, non è che alla fine i veri PIGS siete voi?
Altro che Portogallo, Irlanda, Spagna, Grecia e un pizzico d'Italia...!
Il blog Vecchiefarab(r)utte è dedicato a tutte le donne (e cyber-attiviste) che in Italia quotidianamente subiscono (o avvertono) discriminazioni in base al sesso e sono sottoposte alle (dis)pari opportunità
Visualizzazione post con etichetta berlusconi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta berlusconi. Mostra tutti i post
venerdì 20 maggio 2011
martedì 22 febbraio 2011
Al '48 dei popoli, il governo Berlusconi preferisce il pugno di ferro del Rais. Ma se vi manca il gas...?
Le nuove tecnologie Inteernet, il Web, Tor, i social media (Facebook e Twitter), le vecchie Bbs, i cellulati, gli smartphone hanno fatto e fanno la loro parte. Aiutano le proteste e le rivolte contro i regimi non democratici.
Ma il governo europeo più nemico di Internet, l'Italia, volta lo sguardo dall'altra parte. Non sappiamo se quello che stiamo vivendo sia l'89 o il '48 degli oppressi contro gli oppressori: una "primavera dei popoli" destinata a fallire o a conquistare libertà e democrazia (le manovre dell'Iran non aiutano di certo...). Però il coraggio dei blogger e dei giovani in piazza, suscita la nostra simpatia verso chiunque chieda libertà ovunque e per tutti.
Scrive Bernardo Valli su La Repubblica: "Obama ha mantenuto la promessa fatta due anni fa con il discorso del Cairo, rivolto al mondo musulmano. Ha appoggiato i movimenti democratici, pur compiendo qualche contorsione diplomatica. (...)
Anche l'Europa è stata fedele ai suoi principi. Soltanto l'Italia di Berlusconi ha mancato all'appuntamento d'onore per un paese democratico. Se l'insurrezione libica affogherà nel sangue, il governo italiano avrà la sua parte di vergogna".
E se vi manca il gas? Non è che l'Italia avrebbe sbagliato politica estera? Italia svegliati!!! Il governo Berlusconi invece di pensare al Rubygate pensi a un piano B se la Libia dovesse interrompere le forniture di gas!
Ma il governo europeo più nemico di Internet, l'Italia, volta lo sguardo dall'altra parte. Non sappiamo se quello che stiamo vivendo sia l'89 o il '48 degli oppressi contro gli oppressori: una "primavera dei popoli" destinata a fallire o a conquistare libertà e democrazia (le manovre dell'Iran non aiutano di certo...). Però il coraggio dei blogger e dei giovani in piazza, suscita la nostra simpatia verso chiunque chieda libertà ovunque e per tutti.
Scrive Bernardo Valli su La Repubblica: "Obama ha mantenuto la promessa fatta due anni fa con il discorso del Cairo, rivolto al mondo musulmano. Ha appoggiato i movimenti democratici, pur compiendo qualche contorsione diplomatica. (...)
Anche l'Europa è stata fedele ai suoi principi. Soltanto l'Italia di Berlusconi ha mancato all'appuntamento d'onore per un paese democratico. Se l'insurrezione libica affogherà nel sangue, il governo italiano avrà la sua parte di vergogna".
E se vi manca il gas? Non è che l'Italia avrebbe sbagliato politica estera? Italia svegliati!!! Il governo Berlusconi invece di pensare al Rubygate pensi a un piano B se la Libia dovesse interrompere le forniture di gas!
- Repubblica.it: La primavera dei popoli di BERNARDO VALLI
- BLOG Falso scontro di civilitàdi ALEXANDER STILLE
- I tre di PIERGIORGIO ODIFREDDI
- L'Espresso: Il Cav. nel Maghreb, flop totale di Fabrizio Gatti
- Libia, la rivoluzione su Flickr
- Blog Scacco al Web: La censura e il fantasma di Kriptonite
lunedì 14 dicembre 2009
Fra parentesi: I deliri su Facebook, Déjà vu e caccia alle streghe: come uscire dal linguaggio machista dell'Odio? Perché tanto odio?
Vedere il volto di Berlusconi trasformato in una "maschera di sangue", è l'immagine più brutale della caduta in basso della politica italiana. La farsa che si trasforma in tragedia. Perfortuna Berlusconi si sta già riprendendo dalla violenza subìta e dallo choc; e perfortuna la politica per una volta non si è divisa, esprimendo, compatta (tranne il solito ambiguo Di Pietro...), solidarietà al Premier sotto attacco.
Ieri sera abbiamo visto una macabra versione della Morte Rossa di Edgar Allan Poe in diretta: e non è stato un bel vedere per nessuno, neanche per chi crede di odiare (?) Berlusconi.
Odiare Berlusconi o anche il berlusconismo, non porta da nessuna parte: o meglio porta in un solo posto: la Pazzia (privata) e la Galera (o lo stato di polizia). Per fortuna Berlusconi non è Bava Beccaris né Mussolini né Hitler o Stalin o Pinochet. "Odiare Berlusconi" è un'aberrazione pazzesca, una delirio fuorviante, oltre che una roba da utili idioti. Un errore non solo tattico, ma strategico: Berlusconi è un avversario, da contestare liberamente, con fermezza e in modo dialettico, ma non un nemico-da-abbattere. Tanto meno a qualsiasi costo.
Anche perché il costo di un simile errore sarebbe altissimo e salatissimo per tutti: una simile violenza obbligherebbe lo Stato a contro-misure anti-terroristiche da allarme rosso (tali da minare la già provata e strattonata democrazia italiana, messa a dura prova da 40 anni di terrorismi contrapposti e Stragi di stato: che senso ha ripetere tali errori?).
Poi, da che mondo è mondo, la violenza si paga: il "regicidio" è reato penale, punito con anni ed anni di carcere. Carcere duro, da 41 bis. Chi lo commette, deve sapere a cosa va incontro: non sarebbe il finale di una guerra di liberazione a Piazzale Loreto, bensì il finale di partita del '77 quando incrocia il Teorema del 7 aprile '80: una sconfitta brutale. Tutti dentro (assassini e istigatori), buttando via la chiave. Ma anche il finale di partita, non meno hard, di Genova/No G8: Carlo Giuliani non ha ballato sulle note di I shot the Sheriff o London calling o Rock the Casbah: Carlo Giuliani è stato ucciso per fermare, ad ogni costo, il movimento No Global. A che prezzo, lo sanno i ragazzi della Diaz e di Blozaneto: la rivolta costa cara. E quando i Movimenti pagano, pagano caro e tutto: spesso ci si rimette la vita, le penne, la libertà. Ne vale la pena per un attempato, ma arzillo signore liftato? Non pare proprio: se vuole vivere fino a 120 anni, che lo faccia pure e in pace e serenità!
Ma su Facebook la storia non è magistra vitae e non insegna nulla. Su Facebook i gruppi si dividono fra chi istiga violenza e chi ascolta deliri senza né capo né coda. Ma si tratta di puri deliri funzionali al berlusconismo. E all'altra faccia del berlusconismo: il di pietrismo.
Innanzitutto Facebook tiene i Log dei rivoltosi: è come se chi inneggiava alla Presa della Bastiglia nel 1789, avesse dato l'indirizzo di casa alle Guardie! I ribelli con cognome e nome, numero Ip e chiavetta Internet personale, sono dei delatori di se stessi: che senso ha auto-denunciarsi su un social network, se non essere schedati preventivamente dalla Digos per una follia disumana?
In secondo luogo: se un ex poliziotto ed ex Pm, come Di Pietro, invita de facto alla ribellione violenta (dicendo che ad aizzare è il Premier), e continua a strepitare a un fascismo (inesistente! Siamo in democrazia), non viene il dubbio a nessuno che sia solo una trappola? Una manovra di poteri altri? Un gioco per adescare sedicenti movimenti No_B? Un pasticciaccio per cani sciolti da sbattere in galera? Ma ha senso? No, non ce l'ha proprio.
In terzo luogo: la personalizzazione dello scontro porta ad armare la mano del cane sciolto o del "regicida di turno" (come a Sarajevo, come per 40 anni di storia italiana...), è una pericolosa china per tutti. La "personalizzazione dello scontro" ha portato all'uccisione di tanti civil servants tra gli anni '70 e 2000 (l'ultimo è il giuslavorista Marco Biagi). Quali lutti "agli Achei" e frutti avvelenati ha portato questa aberrante personalizzazione della lotta politica?
Rosy Bindi, il cui Professore venne barbaramente ucciso dalle Br, esprime solidarietà a Berlusconi ma insiste che Berlusconi è artefice di questo clima tossico: ogni giorno, in effetti il Premier parla con il linguaggio non di uno statista, presidente di tutti (fan ed avversari), ma con il linguaggio simbolico e mediatico, da anarco-capitalista che vuole abbattere le istituzioni. "Lo stato è il problema o la soluzione": c'è più Reagan o più Roosevelt in questo approccio?
Berlusconi, poi a Copenaghen, mentre la Ue cercava di trovare soldi da distribuire ai Paesi poveri per convincerli a ridurre le emissioni di CO2, disegnava "mutandine femminili", di fronte agli occhi di Gordon Brown e di Angela Merkel. Mister President, le pare che Churchill o Roosevelt (ma anche Reagan o l'iron lady Tatcher) avrebbero preso carta e penna per distrarsi dai discorsi seri?
Berlusconi si difende DAI processi, invece che nei processi, come farebbe un anarchico dei black blocs che non riconosce né l'autorevolezza né tanto meno l'Autorità dello stato. E' vero che, senza immunità parlamentare, Berlusconi si sente come il "re nudo" dell'omonima novella; ma non sarebbe il caso di risolvere i nodi politici con la politica e mantenere, allo stesso tempo, un atteggiamento compos sui che non dia adito a fraintendimenti?
Berlusconi usa un linguaggio machista in ogni occasione pubblica: alla riunione del Ppe a Bruxelles, forse mèmore del Celodurismo del Bossi della prima ora e di un certo Craxi ai tempi della "Milano da bere", ci ha ricordato che lui è il Premier con le palle. A un meeting politico, bisogna proprio usare lo stesso linguaggio da Happy Hour? Certe espressioni private debbono proprio essere sdoganate davanti a tanti Primi Ministri? Cicerone utilizzava il greco (al posto del latino) per certe espressioni private e solo nelle lettere ai familiari: in pubblico non si sarebbe mai sognato di cedere a una retorica demagogica e così sbrodolata. A furia di sdoganare, non crede che dalla padella, si finisca nella brace? E si finisca per buttare via "il bambino con l'acqua sporca"? Distinguere è segno di intelligenza: sparigliare le carte a ogni costo, produce invece caos.
Detto ciò, anche il Berlusconi che alza i toni e tiene il paese in eterna alta tensione, non ha mai alzato il tiro: non è stato Bava Beccaris. E la violenza contro le persone non è un "esercizio di stile", ma un reato (una serie di reati!). Il penale è personale: per i ragazzi di Facebook, ingenui militanti nel Panoptikon del Grande Fratello, ricordarselo, può essere utile. Per evitare di finire dietro le sbarre per deliri (forse neanche loro, ma altrui).
Chi ha già vissuto e visto i frutti avvelenati della Guerra al Potere, dice di getto: No, grazie. Vogliamo la libertà di contestare il machismo verbale di Berlusconi, vogliamo la libertà di espressione, vogliamo "tutto". MA senza cadere in oziosi e pruriginosi Déjà vu: rileggiamo la trilogia di Nanni Balestrini, abbiamo imparato a riconoscere le trappole. E le istigazioni verbali di Di Pietro, non incantano più nessuno: portano solo a Sante Inquisizioni e Cacce alle Streghe: nessuno ci crede! Che viva il re, dentro i confini democratici e istituzionali, e che vivano gli eterni ribelli con i loro sogni di libertà. Il resto è un brutto film già visto, che ha portato lutti non solo agli Achei ma anche ai Troiani. Abbassare i toni, sarebbe meglio per tutti: ma soprattutto sarebbe utile non ascoltare certe "sirene" subdole e pericolose.
(L'Eternauta e Perché tanto Odio? di Totem, sono fumetti a cui mi sono ispirata per questo Post, fra parentesi e fuori tema rispetto al blog. M.C.)
Ieri sera abbiamo visto una macabra versione della Morte Rossa di Edgar Allan Poe in diretta: e non è stato un bel vedere per nessuno, neanche per chi crede di odiare (?) Berlusconi.
Odiare Berlusconi o anche il berlusconismo, non porta da nessuna parte: o meglio porta in un solo posto: la Pazzia (privata) e la Galera (o lo stato di polizia). Per fortuna Berlusconi non è Bava Beccaris né Mussolini né Hitler o Stalin o Pinochet. "Odiare Berlusconi" è un'aberrazione pazzesca, una delirio fuorviante, oltre che una roba da utili idioti. Un errore non solo tattico, ma strategico: Berlusconi è un avversario, da contestare liberamente, con fermezza e in modo dialettico, ma non un nemico-da-abbattere. Tanto meno a qualsiasi costo.
Anche perché il costo di un simile errore sarebbe altissimo e salatissimo per tutti: una simile violenza obbligherebbe lo Stato a contro-misure anti-terroristiche da allarme rosso (tali da minare la già provata e strattonata democrazia italiana, messa a dura prova da 40 anni di terrorismi contrapposti e Stragi di stato: che senso ha ripetere tali errori?).
Poi, da che mondo è mondo, la violenza si paga: il "regicidio" è reato penale, punito con anni ed anni di carcere. Carcere duro, da 41 bis. Chi lo commette, deve sapere a cosa va incontro: non sarebbe il finale di una guerra di liberazione a Piazzale Loreto, bensì il finale di partita del '77 quando incrocia il Teorema del 7 aprile '80: una sconfitta brutale. Tutti dentro (assassini e istigatori), buttando via la chiave. Ma anche il finale di partita, non meno hard, di Genova/No G8: Carlo Giuliani non ha ballato sulle note di I shot the Sheriff o London calling o Rock the Casbah: Carlo Giuliani è stato ucciso per fermare, ad ogni costo, il movimento No Global. A che prezzo, lo sanno i ragazzi della Diaz e di Blozaneto: la rivolta costa cara. E quando i Movimenti pagano, pagano caro e tutto: spesso ci si rimette la vita, le penne, la libertà. Ne vale la pena per un attempato, ma arzillo signore liftato? Non pare proprio: se vuole vivere fino a 120 anni, che lo faccia pure e in pace e serenità!
Ma su Facebook la storia non è magistra vitae e non insegna nulla. Su Facebook i gruppi si dividono fra chi istiga violenza e chi ascolta deliri senza né capo né coda. Ma si tratta di puri deliri funzionali al berlusconismo. E all'altra faccia del berlusconismo: il di pietrismo.
Innanzitutto Facebook tiene i Log dei rivoltosi: è come se chi inneggiava alla Presa della Bastiglia nel 1789, avesse dato l'indirizzo di casa alle Guardie! I ribelli con cognome e nome, numero Ip e chiavetta Internet personale, sono dei delatori di se stessi: che senso ha auto-denunciarsi su un social network, se non essere schedati preventivamente dalla Digos per una follia disumana?
In secondo luogo: se un ex poliziotto ed ex Pm, come Di Pietro, invita de facto alla ribellione violenta (dicendo che ad aizzare è il Premier), e continua a strepitare a un fascismo (inesistente! Siamo in democrazia), non viene il dubbio a nessuno che sia solo una trappola? Una manovra di poteri altri? Un gioco per adescare sedicenti movimenti No_B? Un pasticciaccio per cani sciolti da sbattere in galera? Ma ha senso? No, non ce l'ha proprio.
In terzo luogo: la personalizzazione dello scontro porta ad armare la mano del cane sciolto o del "regicida di turno" (come a Sarajevo, come per 40 anni di storia italiana...), è una pericolosa china per tutti. La "personalizzazione dello scontro" ha portato all'uccisione di tanti civil servants tra gli anni '70 e 2000 (l'ultimo è il giuslavorista Marco Biagi). Quali lutti "agli Achei" e frutti avvelenati ha portato questa aberrante personalizzazione della lotta politica?
Rosy Bindi, il cui Professore venne barbaramente ucciso dalle Br, esprime solidarietà a Berlusconi ma insiste che Berlusconi è artefice di questo clima tossico: ogni giorno, in effetti il Premier parla con il linguaggio non di uno statista, presidente di tutti (fan ed avversari), ma con il linguaggio simbolico e mediatico, da anarco-capitalista che vuole abbattere le istituzioni. "Lo stato è il problema o la soluzione": c'è più Reagan o più Roosevelt in questo approccio?
Berlusconi, poi a Copenaghen, mentre la Ue cercava di trovare soldi da distribuire ai Paesi poveri per convincerli a ridurre le emissioni di CO2, disegnava "mutandine femminili", di fronte agli occhi di Gordon Brown e di Angela Merkel. Mister President, le pare che Churchill o Roosevelt (ma anche Reagan o l'iron lady Tatcher) avrebbero preso carta e penna per distrarsi dai discorsi seri?
Berlusconi si difende DAI processi, invece che nei processi, come farebbe un anarchico dei black blocs che non riconosce né l'autorevolezza né tanto meno l'Autorità dello stato. E' vero che, senza immunità parlamentare, Berlusconi si sente come il "re nudo" dell'omonima novella; ma non sarebbe il caso di risolvere i nodi politici con la politica e mantenere, allo stesso tempo, un atteggiamento compos sui che non dia adito a fraintendimenti?
Berlusconi usa un linguaggio machista in ogni occasione pubblica: alla riunione del Ppe a Bruxelles, forse mèmore del Celodurismo del Bossi della prima ora e di un certo Craxi ai tempi della "Milano da bere", ci ha ricordato che lui è il Premier con le palle. A un meeting politico, bisogna proprio usare lo stesso linguaggio da Happy Hour? Certe espressioni private debbono proprio essere sdoganate davanti a tanti Primi Ministri? Cicerone utilizzava il greco (al posto del latino) per certe espressioni private e solo nelle lettere ai familiari: in pubblico non si sarebbe mai sognato di cedere a una retorica demagogica e così sbrodolata. A furia di sdoganare, non crede che dalla padella, si finisca nella brace? E si finisca per buttare via "il bambino con l'acqua sporca"? Distinguere è segno di intelligenza: sparigliare le carte a ogni costo, produce invece caos.
Detto ciò, anche il Berlusconi che alza i toni e tiene il paese in eterna alta tensione, non ha mai alzato il tiro: non è stato Bava Beccaris. E la violenza contro le persone non è un "esercizio di stile", ma un reato (una serie di reati!). Il penale è personale: per i ragazzi di Facebook, ingenui militanti nel Panoptikon del Grande Fratello, ricordarselo, può essere utile. Per evitare di finire dietro le sbarre per deliri (forse neanche loro, ma altrui).
Chi ha già vissuto e visto i frutti avvelenati della Guerra al Potere, dice di getto: No, grazie. Vogliamo la libertà di contestare il machismo verbale di Berlusconi, vogliamo la libertà di espressione, vogliamo "tutto". MA senza cadere in oziosi e pruriginosi Déjà vu: rileggiamo la trilogia di Nanni Balestrini, abbiamo imparato a riconoscere le trappole. E le istigazioni verbali di Di Pietro, non incantano più nessuno: portano solo a Sante Inquisizioni e Cacce alle Streghe: nessuno ci crede! Che viva il re, dentro i confini democratici e istituzionali, e che vivano gli eterni ribelli con i loro sogni di libertà. Il resto è un brutto film già visto, che ha portato lutti non solo agli Achei ma anche ai Troiani. Abbassare i toni, sarebbe meglio per tutti: ma soprattutto sarebbe utile non ascoltare certe "sirene" subdole e pericolose.
(L'Eternauta e Perché tanto Odio? di Totem, sono fumetti a cui mi sono ispirata per questo Post, fra parentesi e fuori tema rispetto al blog. M.C.)
mercoledì 11 novembre 2009
Aldo Cazzullo: A molte Berlusconi piace così. Vabbè, ma a CHI?
Due fatti. Il primo è un aneddoto. Si svolge decenni fa, ai tempi di TeleMilano, con una 25enne Sabina Ciuffini, invitata a pranzo da un Berlusconi "su di età", ma con i capelli "tirati all'indietro", forse "tenuti con un gel". Decenni fa, ma sembra ieri: in un'Italia mummificata e cristallizzata in un palinsesto in cui l'orologio della storia si è cristallizzato. Il racconto è semplice ma esilarante: parla di una scommessa da 10 milioni di lire, di una tavola imbandita, apparecchiata con sontuose cristallerie e candele (ma dentro una palestra in disuso, dove il contrasto stona) e accanto ad una pedana "con un paio di suonatori" (il fantasma di Apicella?). Si conclude così: "Io avevo 25 anni, eravamo in pieno femminismo", contro il sistema e "francamente, quel tipo di corteggiamento non poteva funzionare". Soprattutto, perché sul più bello arrivò l'allora fìdanzato della Ciuffini, e Berlusconi, temendo il peggio, "si alzò da tavola, farfugliò qualcosa e uscì a passi svelti". Insomma, una fuga in piena regola! [Da: Confessioni, Io Donna, supplemento Corriere della Sera]
Con gli occhi spalancati su questo immaginario, fissati su questo spaccato di corteggiamento (con tanto di scommessa in denaro!), ora rileggiamo l'opinione di Aldo Cazzullo a pagina 50 dello stesso magazine: "A molte Berlusconi piace così". Cazzullo è più realista del re e ci spiega come mai a molte donne (anche se si sente in dovere di sottolineare che "le donne non sono tutte uguali"!) Berlusconi va bene così com'è: anni '50, galante, allusivo, monomaniacale.
Ma a quali donne piace essere considerate solo e soltanto un puro oggetto di conquista seriale? In cui per il Casanova di turno Parigi val bene una messa pur di sedurla, possederla e passare ad altra? A quali donne interessa lavorare solo perché rientrano nella categoria delle "segretarie più belle del mondo"? A quali donne piace essere le ministre del paese di Casanova?
Se in Italia il fascino del denaro - del potere - del successo spregiudicato, tutto declinato al maschile, risulta vincente presso troppe donne (mentre in altre società sarebbe un boomerang), i motivi vanno rintracciati nella madre di tutte le sconfitte: la "questione del lavoro e del merito".
In Italia le donne sanno che per fare carriera, dovranno faticare moltissimo e prima o poi sbatteranno contro il "soffitto di cristallo" che, troppo spesso, a pari merito, impedirà loro (o tenterà di impedir loro) di raggiungere il Top della carriera solo per questioni di genere. E non di merito.
In Italia le donne, nelle situazioni più diverse e anche più professionali, sono ancora oggi apostrofate con un noiosissimo "Signora o signorina?", domanda retorica alla quale l'interlocutore rimane di sasso (nel 2009!) se si sente rispondere con un distaccato ma fermo: "Dottoressa". Ingegnere, poi!, lo lascerebbe basito.
In Italia il fattore D non sfonda: sono 2831 i posti disponibili nei consigli di amministrazione delle società presenti a Piazza Affari, ma solo 167 di essi sono occupati da donne: un misero 4% circa del totale (dati: Ocse).
In Italia le donne nelle Authority indipendenti sono oggi il 6,9%, in Parlamento sono ferme al 19% e la metà rispetto al governo in carica.
Nelle pari opportunità, l'Italia retrocede al 72esimo posto su 134 (classifica Wef): "L'Italia - illustra il Gender Gap Index del World Economic Forum di Davos - continua ad occupare una delle ultime posizioni tra i Paesi europei" per i "risultati sempre scarsi in materia di partecipazione economica delle donne".
In Italia, sostiene Videocracy, basta apparire. Come? Discinte, anche se ieri PierSilvio Berlusconi ha deciso di rivestirle un po' e tagliarne la presenza in Tv (dopo il dimezzamento degli utili nella trimestrale...).
In Italia "l’arroganza del potere machista, camuffato da galanteria d’altri tempi, è corrosivo e ingiurioso per tutte quelle donne i cui meriti vengono scavalcati da chi si fa connivente di un regresso culturale" (Grazia Verasani).
In Italia le donne perdono il senso di sé e del proprio corpo, perché zittite se brutte, ma anche zittite se intelligenti!; perché bombardate da immagini di fanciulle mute e discinte che affiancano anziani signori petulanti; e perché pezzi del loro corpo, cannibalizzato dalla pubblicità, vengono ossessivamente sfruttati 24 ore su 24 (Maria Laura Rodotà).
Negli ultimi 40 anni, due su tre posti di lavoro creati nel mondo sono occupati da donne (Economist).
In Italia nel 2004 solo il 48% delle donne appartenenti alla fascia d'età tra i 25 e i 64 anni aveva almeno un livello d'istruzione secondario, in Svezia la stessa percentuale arrivava all'85% (Il Sole 24 Ore).
Ma in Italia in Tv e spesso sui testi scolastici delle primarie passa solo un ruolo sottomesso e sommesso della donna: "Il più bel regalo di Dio agli uomini". E Cazzullo non ci risparmia il finalino di prammatica: "(...) Anche se le donne italiane hanno mosso passi enormi, all'evidenza per molte di loro - piaccia o no - è ancora così". Ma ripeto: per QUALI donne? E dopo quale brain washing?
Se anche Cazzullo, bravo e intelligente quando parla d'altro, ci racconta (tautologicamente) che è così perché così è da sempre, senza andare a fondo della questione femminile, senza centrare il vero nodo gordiano delle donne-tappezzeria (la questione del lavoro e del merito!), capiamo quanta strada abbiamo ancora da fare... Decisamente tanta: Hillary Clinton e Michelle Obama rimarrebbero sconvolte? Ma non solo loro!
Con gli occhi spalancati su questo immaginario, fissati su questo spaccato di corteggiamento (con tanto di scommessa in denaro!), ora rileggiamo l'opinione di Aldo Cazzullo a pagina 50 dello stesso magazine: "A molte Berlusconi piace così". Cazzullo è più realista del re e ci spiega come mai a molte donne (anche se si sente in dovere di sottolineare che "le donne non sono tutte uguali"!) Berlusconi va bene così com'è: anni '50, galante, allusivo, monomaniacale.
Ma a quali donne piace essere considerate solo e soltanto un puro oggetto di conquista seriale? In cui per il Casanova di turno Parigi val bene una messa pur di sedurla, possederla e passare ad altra? A quali donne interessa lavorare solo perché rientrano nella categoria delle "segretarie più belle del mondo"? A quali donne piace essere le ministre del paese di Casanova?
Se in Italia il fascino del denaro - del potere - del successo spregiudicato, tutto declinato al maschile, risulta vincente presso troppe donne (mentre in altre società sarebbe un boomerang), i motivi vanno rintracciati nella madre di tutte le sconfitte: la "questione del lavoro e del merito".
In Italia le donne sanno che per fare carriera, dovranno faticare moltissimo e prima o poi sbatteranno contro il "soffitto di cristallo" che, troppo spesso, a pari merito, impedirà loro (o tenterà di impedir loro) di raggiungere il Top della carriera solo per questioni di genere. E non di merito.
In Italia le donne, nelle situazioni più diverse e anche più professionali, sono ancora oggi apostrofate con un noiosissimo "Signora o signorina?", domanda retorica alla quale l'interlocutore rimane di sasso (nel 2009!) se si sente rispondere con un distaccato ma fermo: "Dottoressa". Ingegnere, poi!, lo lascerebbe basito.
In Italia il fattore D non sfonda: sono 2831 i posti disponibili nei consigli di amministrazione delle società presenti a Piazza Affari, ma solo 167 di essi sono occupati da donne: un misero 4% circa del totale (dati: Ocse).
In Italia le donne nelle Authority indipendenti sono oggi il 6,9%, in Parlamento sono ferme al 19% e la metà rispetto al governo in carica.
Nelle pari opportunità, l'Italia retrocede al 72esimo posto su 134 (classifica Wef): "L'Italia - illustra il Gender Gap Index del World Economic Forum di Davos - continua ad occupare una delle ultime posizioni tra i Paesi europei" per i "risultati sempre scarsi in materia di partecipazione economica delle donne".
In Italia, sostiene Videocracy, basta apparire. Come? Discinte, anche se ieri PierSilvio Berlusconi ha deciso di rivestirle un po' e tagliarne la presenza in Tv (dopo il dimezzamento degli utili nella trimestrale...).
In Italia "l’arroganza del potere machista, camuffato da galanteria d’altri tempi, è corrosivo e ingiurioso per tutte quelle donne i cui meriti vengono scavalcati da chi si fa connivente di un regresso culturale" (Grazia Verasani).
In Italia le donne perdono il senso di sé e del proprio corpo, perché zittite se brutte, ma anche zittite se intelligenti!; perché bombardate da immagini di fanciulle mute e discinte che affiancano anziani signori petulanti; e perché pezzi del loro corpo, cannibalizzato dalla pubblicità, vengono ossessivamente sfruttati 24 ore su 24 (Maria Laura Rodotà).
Negli ultimi 40 anni, due su tre posti di lavoro creati nel mondo sono occupati da donne (Economist).
In Italia nel 2004 solo il 48% delle donne appartenenti alla fascia d'età tra i 25 e i 64 anni aveva almeno un livello d'istruzione secondario, in Svezia la stessa percentuale arrivava all'85% (Il Sole 24 Ore).
Ma in Italia in Tv e spesso sui testi scolastici delle primarie passa solo un ruolo sottomesso e sommesso della donna: "Il più bel regalo di Dio agli uomini". E Cazzullo non ci risparmia il finalino di prammatica: "(...) Anche se le donne italiane hanno mosso passi enormi, all'evidenza per molte di loro - piaccia o no - è ancora così". Ma ripeto: per QUALI donne? E dopo quale brain washing?
Se anche Cazzullo, bravo e intelligente quando parla d'altro, ci racconta (tautologicamente) che è così perché così è da sempre, senza andare a fondo della questione femminile, senza centrare il vero nodo gordiano delle donne-tappezzeria (la questione del lavoro e del merito!), capiamo quanta strada abbiamo ancora da fare... Decisamente tanta: Hillary Clinton e Michelle Obama rimarrebbero sconvolte? Ma non solo loro!
Etichette:
Aldo Cazzullo,
berlusconi,
corpo delle donne,
donne e lavoro
venerdì 16 ottobre 2009
La battuta sulla Bindi? Di largo consumo: come dire, da supermarket!
Berlusconi si scusa a modo suo con Rosy Bindi (e cioè rilanciando la battuta con una nuova gaffe). Dice: «Mi spiace per la Bindi, era una battuta di largo consumo».
...Largo consumo?
Ma che espressione è riuscito Berlusconi ancora una volta a elaborare?
Largo Consumo a tant* fa venire in mente una storica rivista da grossisti degli anni '80, fondata dall’editore torinese Pier Carlo Garosci, dedicata agli operatori dell'industria, della distribuzione e dei sistemi e servizi collegati della filiera dei supermarket.
Insomma una battuta da supermercato, da Gdo, che potremmo sentire in coda alla cassa degli anni '60. Una battuta flash-back in stile anni d'oro della Standa. Una battuta che è un salto nel tempo alle origini del mercato di massa.
Una spiritosaggine come tante: appunto. E' proprio il marketing legato alla battuta, che ci inquieta. Perché vuole riportare l'orologio delle donne indietro nel tempo: agli anni '50. Alle Barbie (di larghissimo consumo!). E forse anche più in là.
Agli albori del cash and carry e del Largo Consumo. Forse per rimarcare (inconsciamente) il concetto che più gli è caro: una battuta ad uso dell'Utilizzatore Finale nel Supermarket delle donne a scaffale?
...Largo consumo?
Ma che espressione è riuscito Berlusconi ancora una volta a elaborare?
Largo Consumo a tant* fa venire in mente una storica rivista da grossisti degli anni '80, fondata dall’editore torinese Pier Carlo Garosci, dedicata agli operatori dell'industria, della distribuzione e dei sistemi e servizi collegati della filiera dei supermarket.
Insomma una battuta da supermercato, da Gdo, che potremmo sentire in coda alla cassa degli anni '60. Una battuta flash-back in stile anni d'oro della Standa. Una battuta che è un salto nel tempo alle origini del mercato di massa.
Una spiritosaggine come tante: appunto. E' proprio il marketing legato alla battuta, che ci inquieta. Perché vuole riportare l'orologio delle donne indietro nel tempo: agli anni '50. Alle Barbie (di larghissimo consumo!). E forse anche più in là.
Agli albori del cash and carry e del Largo Consumo. Forse per rimarcare (inconsciamente) il concetto che più gli è caro: una battuta ad uso dell'Utilizzatore Finale nel Supermarket delle donne a scaffale?
mercoledì 14 ottobre 2009
Se il maschio brutto non potesse parlare. Fantascienza!
La giornalista del CorSera Maria Laura Rodotà, con ironia e forse un filo di malinconia, è giunta alle nostre stesse conclusioni, disarmanti, già espresse nella Petizione online: Non è un Paese per vecchie. Against italian sexism.
Scrive Rodotà: "Cari connazionali, che senso di sé avreste se da quando siete piccoli foste stati bombardati da immagini di fanciulli muti e discinti che affiancano anziane signore petulanti? Se i pettorali e i glutei maschili venissero usati per pubblicizzare qualunque cosa? Se aveste ripetutamente visto rispettabili signori in età discutere e subito venire zittiti perché — a parere dell’interlocutrice — sono brutti? Non vi sentireste, forse, tanto bene."
Per chi è interessat* all'articolo:
L’emergenza estetica nell’Italia maschilista
Per le donne in politica e in tv vige il Cun, il canone unico di bellezza
[Fonte: CorriereDellaSera.it]
Scrive Rodotà: "Cari connazionali, che senso di sé avreste se da quando siete piccoli foste stati bombardati da immagini di fanciulli muti e discinti che affiancano anziane signore petulanti? Se i pettorali e i glutei maschili venissero usati per pubblicizzare qualunque cosa? Se aveste ripetutamente visto rispettabili signori in età discutere e subito venire zittiti perché — a parere dell’interlocutrice — sono brutti? Non vi sentireste, forse, tanto bene."
Per chi è interessat* all'articolo:
L’emergenza estetica nell’Italia maschilista
Per le donne in politica e in tv vige il Cun, il canone unico di bellezza
[Fonte: CorriereDellaSera.it]
Etichette:
berlusconi,
donne,
Maria Laura Rodotà,
maschilismo,
rosy bindi,
sessismo
lunedì 12 ottobre 2009
Petizione online: Non è un paese per vecchie
Non è un paese per vecchie
Upgrade per le pari opportunità: Against Italian sexism
Dal web rompiamo il silenzio sugli attacchi alle donne
Firma anche tu!
http://www.petitiononline.com/nololite/petition.html
Quando un Presidente del consiglio, maschio, di oltre 70 anni, già passato per il bisturi, apostrofa esibizionisticamente davanti a milioni di telespettatori, una donna, senatrice, in politica da una vita e alla soglia dei 60, con le seguenti parole: "Ho sempre pensato che lei fosse più bella che intelligente”, in una serata di questo tenore, qualcosa si è polverizzato nell'immaginario comune.
La mente e il corpo delle donne, continuamente manipolato da uno "squadrismo estetico" (che sembra volerci tutte uguali, glamour, liftate e pronte all'uso da parte di sedicenti utilizzatori finali), si ribellano.
Oggi le donne sono inserite nel mercato del lavoro, studiano, si laureano in materie scientifiche (matematica, chimica, fisica, ingegneria, medicina e discipline socio-economiche) in percentuali crescenti, parlano inglese e sempre più spesso due o tre lingue, fanno carriere professionali di valore nonostante molte persistenti barriere, sono impegnate in prima fila nella società civile, nella cultura e nella politica, lottano per difendere i diritti all’auto-determinazione e all’uguaglianza di opportunità.
Oggi le donne, oltre a pensare alla cura familiare (dei figli e sempre più spesso degli anziani), lavorano anche in ambiti professionali di alto livello, nel mondo digitale e hi-tech e forniscono un contributo di professionalità e sensibilità prezioso per tutta la società.
Oggi il Web italiano si sta tingendo di rosa: le donne sono il 45% e in crescita del 4% rispetto al dicembre 2007 (fonte: Nielsen Online Osservatorio Multicanalitaà 2008). E ciò nonostante il grave ritardo rispetto agli altri paesi europei e del mondo.
Siamo infatti al 67esimo posto della classifica mondiale del World Economic Forum (Wef) sulle disparità di genere, lontanissimo non solo dal Nord Europa, notoriamente sensibile al discorso sulla parità, ma anche dalle più vicine Germania (11° posto) e Francia (15°) (v. il progetto futuro@lfemminile).
In Italia il "soffitto di cristallo" è ancora pesante. In questo paese le donne devono ancora lottare quotidianamente per non essere costrette a scegliere fra famiglia e affermazione/valorizzazione professionale (una scelta che invece non è richiesta agli uomini).
Anche scegliendo un impegno professionale totalizzante solo raramente riescono a vedere valorizzato le loro competenze.
E fanno carriera fino a un certo punto, senza mai sfondare ai piani alti, tranne rarissime eccezioni.
Nell’ultimo anno, le donne italiane hanno visto intensificarsi uno stillicidio di attacchi, più o meno espliciti, concorrenti a negare le loro conquiste sul piano umano, sociale, culturale, economico, e a deformare la loro immagine e il loro ruolo nella società. Non abbiamo sotto gli occhi sforzi istituzionali per promuovere il ruolo delle donne in tutti gli ambiti della vita sociale. Al contrario è ormai chiaro che l’upgrade è finito.
E la retromarcia, non di anni, ma di decenni, accelera.
Di fronte all'ennesimo downgrade simbolico cui tutte siamo state esposte nelle ultime settimane, di fronte all'ultimo affondo mediatico esplicito, ormai abbandonata la tattica strisciante delle battute e degli ammiccamenti stile Videocracy a una femminilità stereotipata, patinata e spesso vuota e senza testa, è tempo di reagire.
Se tante e plurali sono le strade della resistenza delle donne di fronte a questi attacchi, a tutte è comune oggi una pretesa di rispetto.
Le donne italiane pretendono rispetto dalle Istituzioni di questo paese che le hanno offese in modo strisciante o esibizionistico.
Anche la pari dignità di uomini e donne è un principio della Costituzione italiana (art.3), così come la libertà di espressione e di informazione.
Firma anche tu!
http://www.petitiononline.com/nololite/petition.html
Upgrade per le pari opportunità: Against Italian sexism
Dal web rompiamo il silenzio sugli attacchi alle donne
Firma anche tu!
http://www.petitiononline.com/nololite/petition.html
Quando un Presidente del consiglio, maschio, di oltre 70 anni, già passato per il bisturi, apostrofa esibizionisticamente davanti a milioni di telespettatori, una donna, senatrice, in politica da una vita e alla soglia dei 60, con le seguenti parole: "Ho sempre pensato che lei fosse più bella che intelligente”, in una serata di questo tenore, qualcosa si è polverizzato nell'immaginario comune.
La mente e il corpo delle donne, continuamente manipolato da uno "squadrismo estetico" (che sembra volerci tutte uguali, glamour, liftate e pronte all'uso da parte di sedicenti utilizzatori finali), si ribellano.
Oggi le donne sono inserite nel mercato del lavoro, studiano, si laureano in materie scientifiche (matematica, chimica, fisica, ingegneria, medicina e discipline socio-economiche) in percentuali crescenti, parlano inglese e sempre più spesso due o tre lingue, fanno carriere professionali di valore nonostante molte persistenti barriere, sono impegnate in prima fila nella società civile, nella cultura e nella politica, lottano per difendere i diritti all’auto-determinazione e all’uguaglianza di opportunità.
Oggi le donne, oltre a pensare alla cura familiare (dei figli e sempre più spesso degli anziani), lavorano anche in ambiti professionali di alto livello, nel mondo digitale e hi-tech e forniscono un contributo di professionalità e sensibilità prezioso per tutta la società.
Oggi il Web italiano si sta tingendo di rosa: le donne sono il 45% e in crescita del 4% rispetto al dicembre 2007 (fonte: Nielsen Online Osservatorio Multicanalitaà 2008). E ciò nonostante il grave ritardo rispetto agli altri paesi europei e del mondo.
Siamo infatti al 67esimo posto della classifica mondiale del World Economic Forum (Wef) sulle disparità di genere, lontanissimo non solo dal Nord Europa, notoriamente sensibile al discorso sulla parità, ma anche dalle più vicine Germania (11° posto) e Francia (15°) (v. il progetto futuro@lfemminile).
In Italia il "soffitto di cristallo" è ancora pesante. In questo paese le donne devono ancora lottare quotidianamente per non essere costrette a scegliere fra famiglia e affermazione/valorizzazione professionale (una scelta che invece non è richiesta agli uomini).
Anche scegliendo un impegno professionale totalizzante solo raramente riescono a vedere valorizzato le loro competenze.
E fanno carriera fino a un certo punto, senza mai sfondare ai piani alti, tranne rarissime eccezioni.
Nell’ultimo anno, le donne italiane hanno visto intensificarsi uno stillicidio di attacchi, più o meno espliciti, concorrenti a negare le loro conquiste sul piano umano, sociale, culturale, economico, e a deformare la loro immagine e il loro ruolo nella società. Non abbiamo sotto gli occhi sforzi istituzionali per promuovere il ruolo delle donne in tutti gli ambiti della vita sociale. Al contrario è ormai chiaro che l’upgrade è finito.
E la retromarcia, non di anni, ma di decenni, accelera.
Di fronte all'ennesimo downgrade simbolico cui tutte siamo state esposte nelle ultime settimane, di fronte all'ultimo affondo mediatico esplicito, ormai abbandonata la tattica strisciante delle battute e degli ammiccamenti stile Videocracy a una femminilità stereotipata, patinata e spesso vuota e senza testa, è tempo di reagire.
Se tante e plurali sono le strade della resistenza delle donne di fronte a questi attacchi, a tutte è comune oggi una pretesa di rispetto.
Le donne italiane pretendono rispetto dalle Istituzioni di questo paese che le hanno offese in modo strisciante o esibizionistico.
Anche la pari dignità di uomini e donne è un principio della Costituzione italiana (art.3), così come la libertà di espressione e di informazione.
Firma anche tu!
http://www.petitiononline.com/nololite/petition.html
Etichette:
berlusconi,
bindi,
donne,
futuroalfemminile,
hi-tech,
rosy bindi,
wef
Iscriviti a:
Post (Atom)