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lunedì 13 febbraio 2012

Liberalizzate i CDA!

Visto che all'Italia risulta al momento impossibile "liberalizzare" le università (togliendo il valore legale della laurea e impedendo la formazioni di caste di baroni), almeno che si provi a liberalizzare i CDA. Basta con la casta dei Lord nei CDA: sono una "casta di consiglieri" che governa le società, con un numero esagerato di inamovibili. Dinastie che collegano la maggior parte delle società quotate...

Togliete l'Art.18? E si elimini anche la Camera dei Lord, coi Benetton, De Benedetti, Caltagirone, Pesenti, Marina Berlusconi (le figlie di Ligresti sono inciampate da sé: dimostrazione che le caste chiuse non producono MAI meritocrazia...).

giovedì 10 marzo 2011

Il 30% delle donne in Cda dal 2015

Vodafone ha già il 33% di Senior Manager donne. Ma più della metà delle 272 società quotate ha consigli di amministrazioni solo maschili. E sono società che "pesano" come Eni, Enel, Finmeccanica, Telecom, A2A, Acea, Immsi, Edison, Medianum... in tutto 145 senza quote rosa. Entro il 2015 dovranno fare posto a mille signore. Carlo Giovanardiha già preannunciato il suo no in aula, purtroppo anche Lella Golfo e Rosy Bindi litigano sui meriti, ma insomma, lo sblocco è avvenuto. A partire da un quinto nel 2012 per arrivare a un terzo nel 2015.

Per la cronaca: le aziende guidate da donne hanno meno rischi fallimenti e chiusura. Cento mila mila donne in più nel mondo del lavoro (a tutti i livelli ) aumenterebbero il Pil italiano dello 0,28 % (pari a 4,1 miliardi di euro). E la ricchezza in Europa del 30%. La womenomics insomma paga.

martedì 1 marzo 2011

Quote rosa. Le ragioni del sì e del no

Il soffitto di cristallo resiste ad oltranza e le "quote rosa" (30%), purché declinate in chiave meritocratica (e non usate per nascondere altre raccoomandazioni...), possono essere la léva per portare finalmente il Fattore D in azienda.

Ecco il fronte del Sì:

Ecco il fronte del NO:

martedì 24 novembre 2009

Fattore D/ Manager donne alla carica dei board

Ready For Board Women afferma che le magnifiche 70 sono pronte a entrare nei Cda. Niente più alibi: i nomi ci sono e sono nomi di tutto rispetto, candidabili a fare il loro ingresso nei Consigli di amministrazione delle aziende.

Ma non è una questione di "quote rosa", bensì di puro merito! Professional Women Association ha pescato le 70 manager per aumentare la presenza femminile nei board of directors. I nomi vanno da Anna Puccio, ex Ad di Sony Ericsson, a Maria Grazia Filippini di Sun Microsystems a Stefania Celsi di Accenture; da Laura Cioli di Sky Italia a Giovanna Dossena dell'Università di Bergamo, da Anna Gatti di Google/YouTube a Patrizia Grieco di Olivetti. Eccetera eccetera.

"Le donne rappresentano oltre il 50% dei laureati (laurea specialistica) in discipline economiche e oltre il 57% dei laureati in discipline giuridiche. Sono ben rappresentate negli Mba, luoghi primari per la formazione dei manager. Profili di spicco non mancano" (IlSole24Ore.com).

Le quote rosa hanno il retrogusto di "salvate i Panda in via di estinzione" e non ci piacciono granché: ma qui è una questione di merito. Serve solo un grimaldello per aprire una serratura arruginita in un paese che non sa guardare "l'orizzonte a testa alta"?