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lunedì 13 febbraio 2012

La risposta a Giovanardi? Banale!


Giovanardi ha detto: "Donne che si baciano? Come pipì per strada". La risposta? Eccola qui, e buon San Valentino a tutti. A modo nostro ;)

mercoledì 5 ottobre 2011

Fuga dall'Italia. Per procreare, per vivere, per amare

Più di 12000 donne all’anno all’anno vanno fuori Italia per aggirare le leggi sulla procreazione assistita. Ma "l'emigrazione procreativa" riguarda solo chi ha strumenti economici e culturali. In Spagna e in Germania le Conferenze episcopali hanno posizioni diverse dall’Italia. Solo in Italia però è una questione di fede? Decidono i Vescovi come nascere, morire e vivere? E gli omosessuali, quando vedranno riconosciuta la loro unione?

Scrive Barbara Spinelli a proposito dell'Outing forzato su Repubblica.it: "Le liste di politici gay, apparse in rete giorni fa, è un episodio da Ultimi Giorni dell'Umanità. In una democrazia decente i giornali le ignorano. Se non lo fanno è perché il populismo è l'aria che tutti respiriamo".

Tutti noi vorremmo fuggire dalla nostra amata Italia. Chi per procreare, chi per vivere, chi solo per amare. Liberamente. Abbiamo fame di Libertà vera. Ci manca l'ossigeno per respirare... Dobbiamo ricostruire la Democrazia, distrutta da 20 anni di opposti populismi: macerie da Italia Anno Zero...

domenica 26 giugno 2011

Svolta a New York: Sì alle nozze Gay!

New York apre ufficialmente alle nozze Gay, dopo Massachusetts, Connecticut, Iowa, Vermont, New Hampshire e distretto di Washington DC (in California la legge è correntemente sospesa). Un sì che fa sperare le coppie gay nel mondo e rinfranca tutti coloro che sostengono i diritti civili di tutti. In Italia già una sentenza della Corte Costituzionale, la 138 del 2010, parifica i diritti delle coppie omosessuali conviventi con i diritti delle coppie eterosessuali coniugate: ma di nozze Gay ancora non si parla. La Grande Mela rappresenta però una fiaccola di libertà per tutti.

domenica 12 giugno 2011

sabato 14 maggio 2011

Gli insulti italiani? Hanno un etimo femminile

Srive Narno Pinotti, professore di latino e greco in un Liceo: "Che buona parte degli insulti concepiti in origine per i maschi abbiano una radice etimologica nel disprezzo per la donna (cf. “fissa” in Sicilia, “mona” in Veneto e “fesso” ovunque), è un fatto".

Aggiunge Piergiorgio Paterlini per Piovonorane.it: "Omofobia? Magari! Non siamo nemmeno omofobi. Non lo siamo ancora! Essere davvero omofobi – rispetto alla nostra imbecillità – sarebbe già un passo avanti. Purtroppo non siamo ancora arrivati a questo stadio di (in)civiltà. Siamo più indietro e più in basso. Siamo a un’idea barbara, grottesca, paleolitica della donna. Che Iddio ci aiuti."

Ecco, a quale stadio siamo?!?

martedì 12 aprile 2011

Arcietero, a favore dei diritti gay siamo tutti

"Non c'è bisogno di essere neri per essere anti razzisti, non c'è bisogno di essere donne per lottare a favore delle pari opportunità, non c'è bisogno di essere poveri per occuparsi di giustizia sociale: perché dunque ci dovrebbe bisogno di essere gay per gridare al mondo che tutti hanno diritto ad avere una famiglia?"

Ecco, Arcietero è l'associazione di "eterogenei amici degli omosessuali". Per i diritti civili.

venerdì 21 gennaio 2011

La necessità di una manifestazione di donne, Lgbt, studentesse, professioniste e società civile per la libertà di espressione e contro il sessismo

"(...) Lo stile e la filosofia di vita di un uomo che riveste la carica di presidente del Consiglio non possono non ripercuotersi sulla vita pubblica. Lo dimostra il fatto che Berlusconi, con le sue parole e i suoi comportamenti, ha inferto una ferita a tutte le donne italiane: alle donne che studiano e lavorano (spesso percependo stipendi inadeguati o, come nel caso delle casalinghe, senza percepirli affatto), a tutte noi che facciamo fatica un giorno dopo l'altro; alle donne che per raggiungere ruoli di rilievo non soltanto a certe feste non ci sono andate, ma hanno semmai dovuto rinunciare a vedere gli amici; a quante, invece di cercare scorciatoie, hanno percorso con dignità la strada dell'impegno e del sacrificio. E a coloro alle quali è stato chiesto, più o meno esplicitamente, di scegliere tra vita privata e vita pubblica, perché conciliare un figlio con il successo sarebbe stato troppo difficile: con il risultato che hanno rinunciato alla maternità o che ci sono arrivate ben oltre il momento in cui avrebbero voluto". (Lettera aperta di GIULIA BONGIORNO)

A questo importantissimo tema civile, unisco l'appello di tanti che chiedono LIBERTA' DI ESPRESSIONE E STAMPA, CONTRO OGNI CENSURA, dopo i gravissimi fatti della Lista nera dei libri in Veneto.

E' quanto mai urgente la necessità di una manifestazione di donne, Lgbtq e uomini per la libertà di espressione e contro il sessismo! Diciamo NO al sessismo "berlusconiano" che calpesta la nostra dignità di donne, movimenti Lgbtq e di liberi cittadini in libero Stato. Contro la museruola che vogliono imporci come in Iran e Birmania!

Un anno fa scrivevamo: "Nell’ultimo anno, le donne italiane hanno visto intensificarsi uno stillicidio di attacchi, più o meno espliciti, concorrenti a negare le loro conquiste sul piano umano, sociale, culturale, economico, e a deformare la loro immagine e il loro ruolo nella società. Non abbiamo sotto gli occhi sforzi istituzionali per promuovere il ruolo delle donne in tutti gli ambiti della vita sociale. Al contrario è ormai chiaro che l’upgrade è finito.
E la retromarcia, non di anni, ma di decenni, accelera.

Di fronte all'ennesimo downgrade simbolico cui tutte siamo state esposte nelle ultime settimane, di fronte all'ultimo affondo mediatico esplicito, ormai abbandonata la tattica strisciante delle battute e degli ammiccamenti stile Videocracy a una femminilità stereotipata, patinata e spesso vuota e senza testa, è tempo di reagire.


Se tante e plurali sono le strade della resistenza delle donne di fronte a questi attacchi, a tutte è comune oggi una pretesa di rispetto.

Le donne italiane pretendono rispetto dalle Istituzioni di questo paese che le hanno offese in modo strisciante o esibizionistico.
Anche la pari dignità di uomini e donne è un principio della Costituzione italiana (art.3), così come la libertà di espressione e di informazione".
Quanto mai attuale.
M.C.

lunedì 8 novembre 2010

Esistono tante "famiglie", e non solo LA famiglia

Il Presidente Napolitano, in armonia con la tradizione e con la Costituzione, dice che la famiglia è il nucleo fondativo. Il ministro Sacconi però dà l'affondo: «Aiuti solo a sposi che procreano».

Evidentemente il ministro non si accorge che è proprio la "famiglia che a lui sta a cuore" quella in cui oggi avvengono i delitti più efferati, gli omicidi/suicidi, la pedofilia, la prostituzione...

Difendere solo "questa famiglia" e non LE famiglie e le affinità elettive delle "famiglie allargate" e dei nuovi nuclei (nidi) dell'immaginario collettivo (mamma-figli, padre-figli, due-mamme-figli, due-padri-figli eccetera), significa imbalsamare la società a un fermo-immagine già sorpassato dai tempi. Già metabolizzato e atomizzato dalla storia. Condannare all'anacronismo le famiglie, che vediamo allegre all'uscita di scuola o preoccupate al supermercato per la crisi economica.

Significa chiudere gli occhi di fronte agli omicidi in famiglia, al patriarcato che è duro a morire, a tutte quelle file di uomini-sposati-in-fila-sui-viali in cerca di Trans e varia umanità in vendita.

Significa lasciare il peso di tutto ciò sulle spalle di donne sole (e uomini soli), a cui viene preferita la Escort oppure il Toy-boy di turno. È questa la famiglia-deflagrata a cui il ministro aspira?

O non è meglio dire: ci sono anche in Italia tanti tipi di famiglie (purché nel doveroso rispetto dei minori, delle donne e degli uomini)? Luoghi dove i/le bambin* crescono - nidi da cui i piccoli spiccano il volo per crescere, sperimentare, innovarsi e inventare il futuro del paese? Guardiamo alla California della Silicon Valley, alla Francia delle culle piene o alla Germania del vice-Cancelliere Guido Westerwelle.

E non all'Italia degli omicidi familiari, dell'arretratezza culturale e dell'asfissiante miopia. L'Istat fotografa un'altra Italia: volgere lo sguardo altrove, sa di vecchio e gerontocratico!

UPDATE: Il ministro Sacconi si sarebbe corretto, aprendo anche alle coppie di fatto. Meglio tardi che mai: ma i diritti, quando?

domenica 6 giugno 2010

Diritti Lgbtq, Italia come la Serbia

La Svezia non ha paura dei Gay, l'Italia sì. Potremmo anche leggere così le statistiche sull'omofobia nel mondo, dove la Svezia è il paese più gay-friendly e l'Italia (dove una coppia gay può essere massacrata di botte per una passeggiata mano nella mano a Roma...) è fanalino di coda, al pari di Serbia e Georgia.

Peggio dell'Italia "hanno fatto la Città del Vaticano e la Polonia (ferme a 0 punti), la Bielorussia e la Turchia (-1 punto) e, infine, Russia e Ucraina (- 2 punti)".

Forse è il caso di fare qualche passo avanti nella civilità o no?

[Fonte La Repubblica: "Diritti dei gay, male l'Italia. Gli svedesi i più 'omo-friendly'" di Marco Pasqua]

domenica 25 ottobre 2009

La videocratica mercificazione di donne e transgender pervade la società italiana: è vero che "Basta apparire"? Dieci domande ai media italiani

Nell'inquietante vicenda del governatore del Lazio, Piero Marrazzo, ritroviamo un fil rouge che lega questa torbida vicenda (fatta di ricatti e istituzioni allo sbaraglio) alla stagione di "scandali, escort, ricattabilità e sesso mercificato" che invade i media italiani fin dalla coraggiosa lettera di Veronica Lario contro il ciarpame. In un'Italia dove delle "donne, i cavalier, le armi e gli amori" dell'immaginifico Ludovico Ariosto non è rimasto che uno sbiadito e farisaico ricordo, calpestato da una pesante e deprimente mercificazione dei corpi.

Nell'Italia che ha deciso di riportare l'orologio delle donne (e del movimento Lgbt) indietro di 60 anni (se non di più), c'è qualcosa di grottesco, ipocrita e fasullo. Qualcosa che ci lascia disarmate, ma poi ci fa arrabbiare profondamente: qualcosa che vogliamo spazzare via, una volta per tutte, per il bene dei nostri figli e nipoti.

Innanzitutto, osserviamo il ritorno alla stagione (che speravamo superata) dei vizi privati e pubbliche virtù, dove al dovere della verità e della trasparenza (ah, la glasnost!) si stanno sostituendo ipocrisia e atteggiamenti farisaici: ai comizi l'establishment presenta la famigliola (anche allargata), mentre in privato vive una (legittima!, ma, ahime', nascosta e, ergo, ricattabile) Second Life. Come se i piani (pubblico e privato), tenuti artificiosamente separati, non potessero mai convergere e intersecarsi, creando invece un insidioso loop e una allarmante "falla nel sistema".

Ecco allora dieci semplici domande ai media italiani. A cui sarebbe utile trovare in fretta delle risposte, prima di essere (tutti) travolti da una valanga di gossip, torbidumi e ricatti vari, da cui non tutti forse hanno la schiena dritta per uscirne vivi e senza ammaccature. Ovviamente, ci auguriamo che nessuno, in questa dirty war, ci rimetta le penne, la dignità e la rispettabilità.

1) In una stagione di (vera o presunta) militarizzazione dello scontro mediatico (per fortuna solo a parole, perché questo paese ne ha vissute di ben più pesanti!), come si poteva pensare che gli attacchi (pur legittimi) alla vita privata di una parte politica, non avrebbero avuto ripercussioni anche sulla parte avversa?

2) Chi è così super partes da poter scagliare la prima pietra: è una frase di circostanza o ha un suo fondamento?

3) Se un politico sa di avere il "classico scheletro nell'armadio", perché non fa coming out (con consapevolezza e maturità), prima di essere travolto dall'inevitabile scandalo?

4) Era così difficile prevedere il "chi la fa, l'aspetti" durante uno scontro così duro e senza esclusione di colpi?

In secondo luogo, ci imbarazza e rattrista la continua, strenua, negazione di pari rispettabilità e pari opportunità per Transgender e Omosessuali: come se soltanto la sessualità etero fosse degna di rappresentazione nella Societé du Spectacle della polique-politicienne italiana. Transgender, Gay e Lesbiche lottano ogni giorno in Italia per essere rispettati e per ottenere diritti, come già avviene in diversi paesi europei: parliamo di diritti basic, come per esempio la richiesta di Legge contro l'omofobia o sui Pacs (o i successivi Dico). Il tutto mentre nella Germania della conservatrice Angela Merkel vediamo omosessuali (dichiarati, rispettati e sereni) al potere: senza drammi!

5) Perché in Italia c'è solo pruderie e non reale rispetto verso chi non è etero?

6) Perché i corpi di Trans e LGBT (come per altro i corpi delle donne, nella vicenda delle escort berlusconiane) vengono invece esposti solo come carne da macello (ai fini dell'audience) e scagliati come corpi contundenti nello scontro politico?

7) La compra-vendita dei corpi avviene ovunque e ad ogni ora del giorno e della notte: Perché la sessualità mercificata continua ad attirare tanto, in maniera esibizionistica e ipocrita in Italia?

Il velinismo non è solo di destra e non è solo femminile. Quando ci scandalizziamo dell'estetica ridotta a passpartout per il potere, scordiamo che ci sono anche altri "ascensori sociali", non meno inquietanti. In Europa si diventa politici, in genere, in base a un curriculum, ottenuto sul campo. In Italia (da anni!) vediamo giornalisti e velini vari (anche maschi, e di tutte le parti politiche) che diventano politici, solo per la visibilità conquistata in Tv, senza nessun altro (o quasi) merito e cursus honorum.

8) Ha ragione Videocracy a denunciare che in Italia basta apparire?

9) Le vicende Berlusconi-Marrazzo (pur gestite politicamente agli antipodi - con l'auto-sospensione del politico del Pd in attesa delle dimissioni -) dimostrano l'inesorabile fine della privacy nel Belpaese: perché non ammettere che nel mondo digitale il diritto alla riservatezza non esiste più, ma al contrario sta diventando solo un'arma nelle mani degli avversari politici e dei servizi segreti?

10) Perché non trasformare il gossip strisciante in un legittimo diritto alla trasparenza?

Infine, una battuta (un po' cattiva e politically incorrect!) su via Gradoli: From Marx to Sex market: dai Compagni-che-sbagliano alla mercificazione dei corpi?

Speriamo che la politica italiana scopra la bellezza del sesso libero, la trasparenza del coming out, la denuncia di ogni sopraffazione e ogni ricatto, il potere dell'emancipazione e della liberazione sessuale, e il doveroso rispetto verso Transgender, Gay e lesbiche, donne e disabili. Solo con una rivoluzione copernicana dell'immaginario e della (sub)cultura italiana, forse, sarà possibile uscire da questa stagione di veleni, poison pills e ricatti, recuperando trasparenza e rispetto verso tutt*.


Update 27/10/2009: Due spunti di riflessione:
- IERI D'ADDARIO OGGI MARRAZZO / Un boomerang per i farisei (IlSole24Ore.com)
- La macchina del Fango (di G. d'Avanzo La Repubblica)

mercoledì 14 ottobre 2009

E se non dover portare il burqa non bastasse?


Domenica sera, a Padova, due ragazze lesbiche sono state aggredite da un gruppo di marocchini fuori da un locale gay della zona Portello. Le due donne stavano litigando, a quanto pare, per una questione di gelosia. Le urla delle due hanno attirato i nordafricani che, invece di sedare la rissa, hanno ricoperto di improperi le due ragazze, spintonandone una che è finita a terra e si è sentita dire da uno degli uomini: "Al nostro paese queste cose (l'omosessualità femminile, nda) si puniscono con la lapidazione". Sprezzante, l'uomo si è girato, ha sputato a terra per dimostrare ancora più chiaramente tutto il suo disprezzo, e se n'è andato con i suoi amici.
L'oliatissima macchina di certa informazione di casa nostra vorrebbe (se non si trattasse di due lesbiche) che dopo un fatto del genere si scatenasse l'ennesima caccia all'extracomunitario (delinquente per definizione), giustificando ronde, respingimenti e aggressioni nei confronti di tutti i cittadini stranieri.
Ma forse serve fermarsi e ragionare un attimo su quello che succede.

Nessuno vuole (e sarebbe stupido farlo) negare la responsabilità individuale di quanto accaduto a Padova. Lungi da noi. Quello su cui però difficilmente si riflette è il contesto in cui i fatti accadono. Un gruppo di nordafricani porta con sé una grossa lacuna di base nel fare i conti con questioni come i diritti delle donne e, ancora di più, delle persone lgbtq (lesbiche, gay, bisessuali, transgender e queer, se a qualcuno sfuggisse l'acronimo). Semplicemente nascono e crescono in tessuti sociali in cui la cultura dominante (per altri versi affascinante e decisamente degna di rispetto) li educa ad un ruolo della donna marginale e degradato e a considerare l'omosessualità una perversione da punire secondo le leggi (più o meno travisate ad hoc) del Corano.

Le condizioni economiche pessime, le scarse prospettive, un sistema globale nato per mantenere lo status quo a tutto vantaggio dell'opulento occidente, e l'illusione, tutta mediatica, di una vita più rosea in Europa, li spingono ad andarsene per finire nelle maglie dei trafficanti di uomini prima e del caporalato e del lavoro nero poi.

Dopo un viaggio che noi non riusciamo neanche vagamente a immaginare, dal comodo divano di casa nostra, arrivano in Italia. E cosa si trovano davanti? Se non sono incappati in un qualche feroce respingimento adeguatamente orchestrato premiata ditta Maroni&co. e riescono anche ad uscire dalla rete della clandestinità, approdano in un Paese molto diverso da quello che pensavano.

Devono fare i conti con una società che a parole sbandiera accoglienza e civiltà, ma che pratica discriminazione e intolleranza (di maniera, spesso, ma sempre intolleranza),una società in cui l'idea, sempre più dominante, di donna è quella di un soggetto nato per soddisfare i desideri dell'"utilizzaotre finale" (maschio), siano essi politici, fisici, ludici o domestici e in cui, come ci raccontano le cronache di questi giorni, si pensa che l'omofobia non possa essere reato perché l'omosessualità è considerata al pari della pedofilia, della necrofilia e della zoofilia.

Quale teoria a noi ignota illustra come qualcuno sia in grado di imparare ciò che non solo non gli viene insegnato, ma non vede neanche accadere intorno a sé? Da quale pulpito possiamo scandalizzarci perché qualcuno, diverso da noi solo per nazionalità, si comporta esattamente come noi? O abbiamo già dimenticato le coltellate di "Svastichella", gli stupri ai danni di ragazze lesbiche (oltre che, naturalmente di altre donne) compiuti da italianissimi giovani, le violenze quotidiane che centinaia di donne subiscono dai loro mariti, padri e fratelli e che una legge contro un reato dal nome criptico per la maggior parte delle persone (lo stalking) non fermerà affatto? In cosa, sinceramente, pensiamo di essere più civili, accoglienti e aperti? Basta non essere costrette a portare il burqa? Sicure?