lunedì 28 febbraio 2011

12 MARZO: Giù le mani dalla scuola pubblica! Mica vogliamo che i nostri figli diventino come il Trota?

La protesta parte dagli istituti e da numerosi cittadini dopo le dichiarazioni al vetriolo di Berlusconi contro la scuola pubblica. Il ministro Gelmini lo difende: "Nessuno vuole privatizzarla". Privatizzatla no... ma renderla irrilevante, forse. Ma la scuola pubblica è l'Abc della cittadinanza, rappresenta l'accesso paritario ai saperi, l'unico ascensore sociale in un'Italia già poco meritocratica.

Berlusconi: “Libertà vuol dire avere la possibilità di educare i propri figli liberamente, non essere costretti a mandarli in una scuola di Stato dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare principi che sono il contrario di quelli dei genitori”. Ipse dixit... Poi vengono fuori Minetti e il Trota.

118 milioni di euro all'anno e neanche uno straccio di iPhone (senza apps porno, Presidente!)

Il Premier Silvio Berlusconi guadagna 118 milioni di euro in un anno, ma non può nemmeno possedere un telefonino, uno di quelli con i giochini, le suonerie spiritose e le Web apps. Neanche uno straccio di iPhone (senza apps osé: Steve Jobs non le tollera!) da 700 dollari. Neanche un Blackberry da serio banchiere o come se l'è tenuto stretto Barack Obama, anche se per i messaggi di Stato deve usare i sistemi cifrati della NSA. Niente... tanta ricchezza, tanta (im)potenza... per nulla. Un consiglio: vada in pensione. Ci ragioni su: vada in pensione e si compri un bel Google Android con Apps porno come piacciono a lei. Un bel tablet che attira le ragazze più di un cucciolo di Labrador. Un Windows Phone 7 con l'Avatar di Xbox e chiama le sue belle quando le pare. E non si faccia tiranneggiare da Ghedini: che tristezza! Con il PGP può scrivere e-mail dal contenuto forte, protette dalla crittografia. Ma se li goda, i suoi soldi! Non serve a niente avere i soldi se non ci si può godere niente: arroccati dentro una Privacy che, nell'era digitale, ha più buchi di un groviera. Cantava Battiato nel '67 (Le Reazioni): "Non so cos'è che tu mi dai, cosa mi fai, di fronte a te io non reagisco mai... Non serve a niente avere la mente se poi... Una ragazza può farti impazzire anche se... non lo vuoi. Tutte le reazioni da quando ci sei tu, non le controllo più". Dai, una telefonata allunga la vita. Ben più di una presidenza del consiglio...

Le quote rosa in CDA migliorano le azienda

Le done in azienda non fanno tappezzeria. Non sono le "belle segretarie" di una celebre, infelice "battuta" del nostro Premier per convincere le multinazionali ad investire in Italia. Le quote rosa in CDA migliorano le azienda. Il Fattore D serve, eccome.

Se Jony Ive preferisse la famiglia alla carriera...

Non è detto che accada. E soprattutto non è detto che non trovi un utile compromesso. Ma Apple sta vivendo un momento di fibrillazione. Una notizia shock dalle pagine del Sunday Times: Sir Jonathan "Jony" Ive, una delle personalità chiave di Cupertino, colui che ha conferito le forme minimaliste ma sexy all'iPod, all'iPhone e all'iPad (e non solo), sarebbe pronto a lasciare la Mela. Per seguire moglie e figli nella natia Inghilterra. Per crescere i bimbi nella Vecchia Europa. Se un uomo di successo come Jony Ive preferisse la famiglia alla carriera... ci sarebbe da scrivere un trattato di sociologia?

Fonte ITespresso.it: Jony Ive, designer di iPod, iPad e iPhone, vuole traslocare in Gran Bretagna

domenica 27 febbraio 2011

W la scuola pubblica! Ma il governo è privato o pubblico?

I bambini vi prendono i pidocchi (insopportabili), a volte la salmonellosi in mense inadeguate e respirano polveri sottili in aule poco spazzate. Ma i bambini nella bellissima scuola pubblica italiana imparano a contaminarsi con tutte le classi sociali, con tutte le culture dei bambini del mondo che vivono in Italia e con tutti i metodi di insegnamento (steineriani, montessoriani eccetera). Se il Premier spara a zero contro i meravigliosi insegnanti italiani che per 4 soldi mandano avanti i nostri figli nell'Italia unita, c'è qualcosa che decisamente non va. Il Premier Berlusconi "odia" lo Stato quando dice che i nostri insegnanti «inculcano idee diverse da quelle che vengono trasmesse dalle loro famiglie»? E' dall'incontro fra le idee diverse, dalla mezzaluna fertile dei nostri Tigri ed Eufrate, che nasce la Cultura: qualcosa di vivo e vitale, e non di mummificato e imbalsamato! Berlusconi odia la Rete (con la sua viralità intrinseca) e non ama le differenze culturali della Scuola Pubblica perché rappresenta l'Ancient Regime, bigotto, conformista, gerontocratico e confessionale, senza slanci giovanili e senza curiosità intellettuali. L'Italia che non innova muore. L'Italia che non crede nella contaminazione e nella scuola pubblica, ritornata indietro di un secolo.

Solidarietà agli insegnanti di ogni ordine e grado della scuola pubblica in Italia: solo i genitori sanno e vedono quale intenso lavoro viene svolto, con quanta cura professionale e con quale passione... Non accettate questo ennesimo sfregio a questo paese in declino, dove un giovane su 3 è disoccupato e dove un giovane su 5 dispera di trovare lavoro. La scuola, lo studio e la cultura sono l'unico vero ascensore sociale: il resto sono scorciatoie senza futuro. La formazione e la ricerca sono i veri motori della crescita di un paese. Internet, nuove tecnologie e cultura portano un paese fuori dalla povertà... Ma da noi il mondo va alla rovescia?

venerdì 25 febbraio 2011

Alcuni rifugiati bruciano la bandiera italiana. La Lega: “Ok, questi li prendiamo” (Spinoza.it)

Iniziata la battaglia finale per liberare la Libia dal Tiranno (e dai suoi figli viziati e sanguinari). Gheddafi si è dimostrato un autentico Mussolini, o - se vogliamo ricordarne le sue origini - uno spietato Leninista che soccombe trascinando nella tomba un pezzo del suo paese. Sparando su ragazzi inermi, donne e bambini. I Leader Maximi sono sempre i più pericolosi: diffidare dagli unti del signore, aiuta.

Ora la UE prenda le decisioni per far cessare i massacri. Ma soprattutto per iniziare a pensare come offrire un futuro a giovani coraggiosi, blogger dalle dita veloci sulla tastiera, che amano Internet, hanno fame di democrazia e che si sono dimostrati utenti evoluti del cyber-spazio. Questo sarà un mercato vivace anche dal punto di vista intellettuale e culturale, se sapremo aiutarli a scegliere la democrazia e la pace. Il Mediterraneo ha tutte le carte in regola per diventare un bacino culturale per giovani 2.0 con Averroé nel Dna.

Forse non una Silicon Valley di geniali Nerd, come i nostri fratelli maggiori californiani, ma pur sempre un Mare Nostrum di linfa digitale e brodo primordiale di Bit. Con tanta voglia di esprimersi, di lanciare idee, creatività e cultura all'insegna della pace, della crescita e della democrazia. UE, ci sei?

Scriveva solo pochi anni fa il visionario William Gibson a proposito dei nuovi mezzi di comunicazione contrapposti alla classica gestione del potere: "Le verità potranno essere già rivelate o essere destinate a venire alla luce prima o poi. È qualcosa che vorrei sottoporre all'attenzione di ogni uomo di stato, leader politico e dirigente d'azienda: il futuro, alla fine, vi porterà allo scoperto. Non riuscirete a mantenere i vostri segreti. Il futuro, maneggiando strumenti di trasparenza inimmaginabili, l'avrà vinta su di voi. Alla fine, quello che avrete fatto sarà sotto gli occhi di tutti".

giovedì 24 febbraio 2011

Dalle scuole, via le polveri sottili e via i cartelloni pubblicitari osé

E non è moralismo, bigotto sarà Berlusconi. Però la presa di coscienza che mercificare il corpo femminile, abbassando ogni giorno l'asticella, faccia male a un'intera società, è un segno di vitalità per gli italiani, finora assuefatti allo stile (ben pooco glamour...) di Videocracy. A Milano gruppi di mamme e genitori fanno la guerra sia alle polveri sottili (che redono le scuole vere camere a gas, pericole per bimbi allergici e non) sia ai cartelloni pubblicitari osè. Manifesti che non fanno bene all'autostima degli studenti e delle studentesse italiane, ma che finora campeggiavano davanti a scuole elementari e di grado superiore.