La
Rai, neanche quella dei tempi d'oro, non
è mai stata la Bbc. La Rai è sinonimo di
lottizzazione. La Rai è un carrozzone in "
caduta libera" (perde share in "Free fall"). La Rai è un problema e non la soluzione?
Però. C'è un però. Busi sì Busi no (in fondo è una querelle fra una dipendente e il suo datore di lavoro: la lottizzazione è estranea all'atto di assunzione o all'eventuale "allontanamento" di un giornalista Rai? Ma quando mai?),
Minzolini sì o no (questa invece è una
questione pubblica: perché il suo TG1 avrebbe dato almeno
un paio di notizie non vere senza rettifica), la vicenda Rai mette in luce la questione di genere e fa emergere altri nodi irrisolti.
Negli Usa Richard Posner ha scritto prima "Il fallimento del capitalismo" e ora ha mandato alle stampe "
La crisi della democrazia capitalista". La
crisi economica sta diventando una
crisi della democrazia?
A giudicare anche dal "caso Rai", anche in Italia, parrebbe proprio di sì. Ormai in Italia, finita l'era delle lenzuolate liberiste, si sta tornando alle
corporazioni e alla difesa degli orticelli (ognuno il suo e con sindrome
Nimby ben accentuata).
Ma il caso Rai è anche uno specchio della società italiana dove il
Gender Gap non demorde. Al Tg1
su 129 giornalisti soltanto
29 sono donne; su
27 dirigenti solo 2 sono donne. Ma alla Rai, su 2.300 giornalisti ben
600 sono precari. Tutto bene dunque, anche se Minzolini e Busi facessero pace? No. I problemi Rai vanno ben oltre i personalismi e la "
fidelizzazione dei (soliti)
volti noti".
Ebbene no:
la Rai non è la Bbc. E chi difende a spada tratta la Rai degli ultimi 30 anni come "esempio di democrazia", difende
de facto la
lottizzazione, il Gender Gap, l'auto-referenzialità dei media e la crisi della politica (e forse anche della democrazia).
Cui prodest?