domenica 24 luglio 2011

Il vero problema dell'Europa non è l'Anarchia, ma la Nazi-xenofobia

Nell'ultimo decennio le Forze dell'Ordine in Europa sono state sempre all'erta quando c'erano da stroncare "rivolte anarchiche" legate ai movimenti No Global. La paura del "caos argentino", post default, aveva contagiato l'Europa. Ma, anche se piccole frange insurrezionaliste resistono (soprattutto legate alla figura carismatica del luddista ed ecologista radicale svizzero Marco Camenisch), l'Europa deve guardarsi da un altro pericolo: la Nazi-xenofobia, che porta ad episodi di follia individuale (ma legati ad una trama collettiva di gruppuscoli in Rete). Il 32enne norvegese ha agito da solo, ma nel quadro di complicità ideologiche con gruppi pan-occidentali.

Definirli Nazisti non è esatto. Il Nazismo era legato alla Grande Industria: il nazismo era corporativo. Questi nuovi gruppuscoli del White Power sono spesso "anti mercatisti", e a modo loro "anti capitalisti", anzi accusano il Capitalismo di aver snaturato la Vecchia Europa localista, cristiana e naturalista. Accusano il grande capitale di aver violentato le piccole comunità locali europee, aprendole ad una globalizzazione e competizione selvaggia, e soprattutto a forsennati flussi migratori. Sono queste le principali accuse del White Power, ma anche di certi gruppi americani di estrema destra, alcuni confluiti anche nei Tea Party.

Dunque sono "nazisti" come look e come letture storiche, ma - a differenza del Nazismo hitleriano - sono anti capitalisti, o megli anti neo-liberisti. Come il nazismo, però, sono protezionisti. Alla globalizzazione preferirebbero l'Autarchia del fascismo italiano. Un'Europa delle nazioni che fa da sé, senza comprare dalla Cina e senza dover importare manodopera da altri paesi.

Un po' massoni e un po' vetero-cristiani, accomunati in un calderone post-ideologico (da "super market" delle ideologie, dove tutto convive con tutto in un Super-blob), tutti accusano le "sinistre europee" di aver spalancato le porte dell'Europa all'immigrazione. In America sono quelli che vorrebbero chiudere le frontiere con il Messico.

La soluzione? Sicuramente monitorare il fenomeno con maggiore attenzione, soprattutto online, dove questi gruppi nascono e si alimentano di una loro mitologia. Cercare di captare i segnali di disagio che provengono dalle comunità, soprattutto dove l'immigrazione è più sostenuta: Prato è un esempio (mai viste tante magliette e tatuaggi White Power in una città toscana).

La scuola deve tenere gli occhi aperti: sono i figli dei disoccupati i primi ragazzi "a rischio", che possono subire il fascino della Nazi-xenofobia.

Ma soprattutto la società europea deve ripensare il Welfare, il "melting pot", il multiculturalismo e le opportunità delle Big Society. Qualcosa si sta inceppando nelle società europee, decimate da una disoccupoazione giovanile, che soffoca i talenti, e da un divario ricchi-poveri che ci riporta agli anni '30, culla dei fascismi.

Se la ex classe media viene spinta con violenza nella fascia della povertà, la radicalizzazione è in agguato. Se la ex classe media si trova a convivere con un'immigrazione non ancora integrata, c'è il serio rischio che si inneschino derive incendiarie: con escalation di incomprensioni e violenze. Dal populismo xenofobo fino ai gesti di follia. Gesti che però non sono di "follia individuale", bensì legati fra loro dal filo-nero del ritorno a una presunta (ed anacronistica) "età aurea delle Tradizioni e della Vecchia Europa dei mille campanili". Il medioevo europeo visto come baluardo alle orde barbariche. Un'Europa, che per motivi anagrafici, non esiste più: troppo vecchia ed indebitata. Ma a questi giovani, qualcuno dovrà spiegare che l'immigrazione è un'opportunità e non uno spauracchio. Che un'Europa senza bambini, invecchia e muore. E diventa povera. La globalizzazione va governata, e non lasciata in balia del caso e degli agit-prop o dei populisti xenofobi.

La ricchissima Norvegia deve ripartire dalle scuole e da un forte impegno sul Welfare e sulla Big Society, per offrire a chi perde lavoro una rete sociale di aiuti e corsi formativi non assistenzalisti, prima che il contagio della rete xenofoba invada il resto d'Europa, cullando i "cuori di tenebra", solitari e solipstistici, in un delirio dei Nibelunghi. Stieg Larsson ci aveva avvertiti, ma tutti erano troppo impegnati a combattere il fantasma marxista, morto già a fine anni '70, e presunti anarco-insurrezionalisti. Invece l'Europa rischia una sterzata a destra, nel nome di un'Arcadia immaginaria... Se ascoltando Wagner a Woody Allen veniva voglia d'invadere la Polonia, ascoltando la musica dei White Power vengono - ahimè- in mente tentazioni stragiste che l'Italia anni '70 ha già conosciuto o gli incubi di Oklahoma City e di Oslo degli Unabomber nazi-fascisti.

  • Repubblica.it: Italia senza immigrati? Così Abatantuono ironizza sul razzismo

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