mercoledì 17 novembre 2010

Paola Caruso, dallo sciopero della fame a bandiera del precariato

Paola Caruso è donna, giornalista e precaria. Come non ascoltarla? Scrive sul suo blog http://paolacars.tumblr.com/: "Sciopero della fame, quinto giorno. Fine. Oggi interrompo la protesta. Quello che ho potuto fare l’ho fatto. Ho raggiunto il mio obbiettivo: sensibilizzare l’opinione pubblica, almeno per quanto riguarda la Rete e gli organi legati all’editoria. Anche se la maggior parte della stampa tradizionale mi ha ignorata, nonostante i lanci di agenzia."

"Adesso è arrivato il momento - prosegue Paola sul blog - di andare avanti con altri mezzi e strategie diverse per far discutere di precariato. Bisogna portare a casa risultati. Come? Rivoluzionare il sistema mi pare arduo, ma si può tentare di cambiare le regole, di dare più serenità ai precari, di garantire a tutti un lavoro dal valore monetario adeguato e sufficiente a pagare affitto e mantenimento, senza l’aiuto della famiglia. Purtroppo precarietà non significa flessibilità. All’estero un lavoratore flessibile ha uno stipendio superiore a quello di un dipendente a contratto a tempo indeterminato, almeno per quello che ne so. Questo permette ai flessibili di tutelarsi a proprie spese, non potendo usufruire delle tutele aziendali".

"A questo punto - conclude - propongo alla Rete di cambiare l’hashtag, da #iosonopaola a #iosonoprecario e invito la blogosfera a raccontare le tante esperienze di precariato. Diamo voce a tutti. Date voce a tutti. Alle storie, alle preoccupazioni, alle frustrazioni e ai rospi mandati giù. Anche in forma anonima. In modo che se ne parli e il problema venga a galla in maniera consistente e continua. Meglio senza sciopero della fame che vi assicuro è una forma di protesta devastante per il fisico e la mente. Parola mia".

Che ne dici Paola di iniziare a parlare di Contratto unico? Nessuno pensa che la soluzione, non solo per i giornali ma per il mercato del lavoro italiano, potrebbe essere un contratto unico del lavoro con una stabilizzazione progressiva, come propone Ichino da anni?

Di aneddoti di giornalisti Co.co.co potremmo scrivere romanzi, ma mi fermo a due. Primo, quando l'Inpgi - Gestione Separata non ha voluto sentir parlare di sindrome da "Tunnel Carpale" (ti viene? Fatti tuoi, baby!); secondo, quando sono diventata Pubblicista, a pochi mesi dalla nascita di mio figlio (pur dovendo pagare la quota per la gravidanza, non ne ho potuto usufruire dei benefici dell''Odg; della serie "Perché rimanere incinta quando vuoi e non quando sei tutelata?"). In bocca al lupo per la lotta di Paola Caruso, che vuole "ribellarsi al sistema che ci tiene sotto scacco, cambiare le regole. Da sola non posso farlo".

Che fare?

Precaria dal 2000, giornalista pubblicista (precaria) dal 2002

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